L’Europeo si sta avvicinando, e contenere l’attesa è qualcosa di veramente complicato. Lo stiamo aspettando da 12 mesi, ma più in generale sono ben 5 anni che il popolo italiano vuole tornare a sentire le palpitazioni che si mischiano al sudore dell’estate creando quella magia che solo la maglia azzurra riesce a regalare. È lecito aspettarsi una competizione più bizzarra del solito. La parte finale della stagione 2019/2020 e quella iper-compressa del 2020/21 hanno marchiato a fuoco le gambe e la testa dei giocatori. La differenza, come sempre, la faranno il talento e l’organizzazione, ma anche la condizione fisica avrà un ruolo di rilievo.
La Nazionale di Roberto Mancini si presenterà all’esordio programmato venerdì sera forte di 27 risultati utili consecutivi - la seconda striscia più lunga di sempre per la formazione abituata al clima di Coverciano. L’avversario sarà la Turchia: una squadra allenata dal veterano Şenol Güneş e la Nazionale perfetta per testare le ambizioni del "Mancio" e del go-to-guy azzurro: Lorenzo "il Magnifico" Insigne.
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La miglior stagione

A pochissimi giorni dall’esordio sono già usciti i primi "leak" sulla probabile formazione che scenderà in campo venerdì sera. Come sospettavamo, non c’è Marco Verratti - che probabilmente rivedremo nella seconda o nella terza partita - quindi il leader tecnico, nonché padrone offensivo degli azzurri, sarà Lorenzo Insigne, reduce da una stagione sensazionale a livello individuale con il Napoli. Il classe 1991 ha messo insieme dei numeri da capogiro, finendo tra i migliori della Serie A sotto diverse voci statistiche. In fase realizzativa, ad esempio, ha fissato il suo miglior dato di sempre con 19 reti in 34 partite. Sotto il profilo assistenze, invece, non è arrivato in doppia cifra (8), ma sommando gol e assist ha pareggiato il suo career high con 27.
Perciò, nonostante una stagione chiusa con un quinto posto, una precoce eliminazione in Europa League e una finale persa (Supercoppa), per Lorenzo c’è stato l’ennesimo sigillo nella sua storia napoletana - che nel frattempo è arrivata al nono anno. Il vero obiettivo adesso è quello di copia-incollare quello fatto con i partenopei anche con la Nazionale, che dopo tanti anni in secondo piano gli ha finalmente consegnato le chiavi della situazione offensiva.
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Immarcabile

Durante il regno Mancini, finora, Insigne è stato assolutamente dominante. Oltre ai gol e agli assist, che finiscono sotto gli occhi di tutti, "il Magnifico" ha fatto molto di più. È stato quel tipo di giocatore capace di galleggiare tra centrocampo ed attacco unendo l’abilità di segnare a quella dell’ultimo passaggio. Quello a cui basta una finta per mandare fuori tempo un intero sistema difensivo. Quello che sa dare la pausa, trovando tempo e spazio per far respirare le sue giocate. Nel 4-3-3 di base che diventa 3-2-5 in fase di possesso, il giocatore del Napoli è colui che fa girare il meccanismo. "(Insigne) è il giocatore meno sostituibile", ha detto di lui Mancini. Con il suo classico movimento esterno-interno per occupare il mezzo-spazio di sinistra, Insigne prende possesso del gioco piegandolo al suo volere.
Insigne è il giocatore meno sostituibile (Mancini)
Mancini lo ha rimesso al centro del "sistema", e non è un caso che in Nazionale stia volando. Rispetto a Napoli - dove spesso e volentieri ha giocato tanti isolamenti di tipo cestistico, attirando su di sé raddoppi di marcatura - Insigne è inserito in un calcio iper-associativo, dove può fare le giocate che più gli piacciono: tocchi di prima, fraseggi, no look, colpi di tacco. In alcune delle partite di qualificazione all’Europeo è sembrato fin oltraggioso, risultando completamente imprendibile per gli avversari di turno.
Oltre ad essere molto pulito a livello tecnico, Insigne è una garanzia anche a livello offensivo. Da quando c’è Mancini in Nazionale sta registrando i suoi dati più alti di sempre in termini di gol+assist su 90 minuti (sempre superiori a 1, dati FbRef), e con lui in campo il plus/minus (una statistica poca usata ma molto utile per capire l’importanza dei giocatori) è sempre positivo.

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Il lato oscuro

Ovviamente, come in tutte le cose più belle, c’è una controindicazione. Anzi, un paio. In questo 2020-21 in cui ha fatto registrare numeri favolosi, Insigne ha giocato la bellezza di 3711 minuti in 48 partite stagionali con il Napoli - secondo overall dietro a Di Lorenzo con 77 minuti a partita. In più, nelle partite decisive della stagione, che viaggiano da Granada alla finale di Supercoppa passando per l’ultima contro il Verona (che è costata la qualificazione in Champions ai partenopei), il classe 1991 è sembrato un po’ un pecho frío - ovvero un giocatore che sotto pressione tende ad under-performare.
La realtà è che prendendo in esame tutta la stagione c’è molto poco da imputare a Lorenzo Insigne. Sì, forse poteva essere più incisivo nelle partite senza un domani, ma molto spesso tendiamo a dimenticare il cammino che ha preceduto quelle partite. Gattuso gli ha chiesto molto dal punto di vista pratico, e la pressione di essere un profeta in patria continua a dargli tanto fastidio a livello emotivo. Sapere che tutta la pressione girerà intorno a lui magari gli creerà la stessa vertigine, ma perlomeno non sarà solo.

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