Cercasi punto debole, disperatamente. Non perché l’anticonformismo paga più del conformismo, o almeno dovrebbe, ma perché l’Italia di Roberto Mancini ci sta portando tutti al deliquio, se non proprio al delirio. Eppure siamo appena alla prima giornata. La sera del 3-0 alla Turchia, incollati alla tv eravamo più di 14 milioni. E non è che la concorrenza battesse la fiacca, a cominciare dal braccio di ferro tra Nole Djokovic e Rafa Nadal al Roland Garros.
Mercoledì ci tocca la Svizzera. Sabato, a Baku, ha pareggiato 1-1 con il Galles di Gareth Bale e Aaron Ramsey (che, smarrito nella Juventus, non ho trovato nemmeno in Nazionale). La allena Vladimir Petkovic: imparò alla corte di Claudio Lotito l’arte, sottile, di sognare a occhi aperti, sempre. Con i gallesi, ha poco rischiato e abbastanza sprecato. Da Baku, Azerbaigian, a Roma, Italia, non è una gita. Sono gli incerti delle «transumanze» moderne, in bilico perenne fra privilegi e sfacchinate. L’ultimo precedente risale, addirittura, al 5 giugno 2010. Undici anni fa. Era un’amichevole, si giocò a Ginevra, finì 1-1: botta di Gokhan Inler, risposta di Fabio Quagliarella. In panchina, due cannoni: Ottmar Hitzfeld e Marcello Lippi. Superstiti, uno: Giorgio Chiellini, il capitano odierno. Lo stopperone che, appena può, molla al suo destino Leonardo Bonucci, il «libero», e si avventura in attacco, alla Toloi. Dipende dai rivali, ovvio: Burak Yilmaz non era certo Romelu Lukaku. Rimane l’alternativa tattica: Chiello guastatore, non solo sui corner o sulle punizioni.

Come l’Italia ha centrato l’esordio perfetto agli Europei

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24/08/2021 A 15:21
La contrattura di Alessandro Florenzi libera Giovanni Di Lorenzo. Poi c’è Marco Verratti che scalpita. Se rientra, esce Manuel Locatelli. La qualità del gioco ha permesso, sin qui, di gestire emergenze ed esigenze. Gli azzurri non perdono da 28 partite, hanno vinto le ultime 9, con una striscia di 28 reti a zero. All’avversario non resta che aggrapparsi alla legge dei grandi numeri. Non abbiamo il Lukaku che ha il Belgio ma il Belgio, per esempio, mi sembra un po’ più lunatico, ammesso che il 3-0 inflitto alla Russia, come il nostro alla Turchia, possa costituire una solida rampa di riflessione.
Dovremo farla noi, la partita. Non riesco a immaginare una Svizzera che sequestri il ring e ci spinga alle corde. Il centrocampo ruota attorno a Remo Freuler e Granit Xhaka, pallino del Mourinho romanista. Il primo, di passo; il secondo, di compasso. C’è poi, a sinistra, Ricardo Rodriguez, artigiano del ruolo: occhio ai tagli delle parabole. Il migliore, sabato, è stato Breel Embolo, classe 1997, di sangue camerunense. Una punta mobile e «lunga», soprattutto: nel senso che in area ci arriva da lontano. E sa variare il menù: a Danny Ward ha segnato di testa. Sulla carta, non dovrebbero esserci problemi. Ed è questo, in fin dei conti, il problema: l’abuso di incenso. Dà fastidio anche a me, ma sfido chiunque a scrivere che l’Italia gioca male.
In chiusura, un pensiero a Christian Eriksen: un cuore che si ferma non si ritira, sta facendo semplicemente il pieno di vita.
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Urla, abbracci, e applausi: il boato a Roma per Italia-Turchia

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