In Nazionale gioco nel mio ruolo naturale e mi diverto. In azzurro mi fanno rischiare la giocata. Con la Juventus no.
Cinque minuti dopo aver giocato con la fascia da capitano ed aver siglato il suo sesto gol con la maglia della Nazionale, Federico Bernardeschi ha sentito il bisogno di sfogarsi. Ha sputato fuori quelle parole con l’orgoglio di una persona che negli ultimi 24 mesi ha visto la sua carriera prendere una strada decisamente diversa da quella che gli avevano predetto. Era il 10 della Fiorentina, era sbarcato alla Juventus: era naturale sognare qualcosa di grande. Si è ritrovato a 25 anni senza certezze, e la sua storia calcistica sembrava priva di futuro. Ha ritrovato il sorriso grazie alla fiducia di Roberto Mancini - che dopo averlo supportato a forza di convocazioni lo porterà agli Europei che inizieranno venerdì 11 giugno. Una scelta molto criticata, soprattutto in relazione - anche se non c'è alcuna relazione - all’esclusione di Moise Kean, ma che è perfettamente coerente con la storia dell’attuale commissario tecnico azzurro.
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01/06/2021 A 22:10
Da quando si è seduto sulla panchina della Nazionale Italiana nel maggio del 2018, Roberto Mancini non ci ha messo molto a ribaltare i canoni tradizionali del nostro calcio. Ha fatto esordire Nicolò Barella, Stefano Sensi e Moise Kean quando ancora non erano quello che sono oggi; ha incluso Nicolò Zaniolo e Sandro Tonali quando non avevano alcun minuto in Serie A; ha convocato Vincenzo Grifo quando in pochi sapevano chi fosse e dove giocasse. Ha rivoluzionato un intero modo di pensare rimanendo fedele a sé stesso, alternando i giocatori ma cercando di costruire uno zoccolo duro che doveva tornare utile in ottica Europeo.
All’interno di questo zoccolo duro c’è sempre stato Federico Bernardeschi, convocato per la prima volta il 7 settembre del 2018 e presente per 17 volte nelle 31 partite allenate dal "Mancio". Da quel match terminato 1-1 con la Polonia la parabola del mancino di Carrara è velocemente scivolata negli inferi del calcio italiano, ma negli ultimi due anni, proprio in Nazionale, ha sempre trovato un motivo per reagire. Non è un caso che abbia segnato 4 gol in 11 presenze, mentre con la Juve siamo fermi a 2 in 77. Non è un caso che abbia giocato 58 minuti di media, quando con la Juve, tra 2019/20 e 2020/21, non è nemmeno arrivato a 40. Non è un caso che in maglia azzurra sia felice, mentre con quella bianconera faccia fatica anche a stoppare il pallone.
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Bernardeschi non è sicuramente un genio incompreso, però non è nemmeno quello visto negli ultimi due anni. Nel biennio che ha visto alternarsi Maurizio Sarri e Andrea Pirlo in panchina, il toscano non è mai riuscito a tornare sugli standard visti tra la Primavera della Fiorentina, gli anni con Paulo Sousa e le stagioni bianconere con Max Allegri. Ha sbagliato quasi tutto, ma nonostante questo, il suo rendimento con la maglia della Nazionale è sempre stato più che discreto, muovendosi e atteggiandosi come un giocatore vero - e non come quello che incespica e finisce faccia a terra. Probabilmente il trambusto in casa Juventus è stato una delle tante cause del suo malessere calcistico, e la Nazionale ha svolto il ruolo di oasi nel deserto restituendogli quel pizzico di tranquillità necessario per giocare su standard accettabili.
  • I numeri di Federico Bernardeschi nell'ultimo biennio (2019-2021)
Statistiche JuventusNazionale
Media minuti35'58'
Presenze7711
Gol24
Falso nueve (lo ha fatto proprio con Mancini), esterno a sinistra o a piede invertito, largo a 5 in fase di possesso, mezzala-invasore: il pregio di Bernardeschi è stato quello della multidisciplinarità. Da titolare o da riserva si è dimostrato utile in diversi ruoli (potrebbe fare anche il terzino), facendo fruttare ogni minuto sul campo. Alla fine, oltre che per la brutta attitudine di Kean - che si dice gli abbia precluso il posto - Bernardeschi andrà all’Europeo per due semplici motivi. Primo: c’è sempre stato, e sappiamo bene quanto i selezionatori abbiano fiducia in coloro che hanno fatto "il percorso" tra qualificazioni e amichevoli. Secondo: un multiruolo che trova fiducia con la maglia azzurra e, in poche partite, oltre che ad un’arma tattica, può rappresentare un boost fisico e mentale, serve sempre. Bernardeschi non eccelle in niente, e probabilmente non ha nemmeno una qualità segreta, ma all'interno di un torneo che propone tante partite ravvicinate può diventare un gregario molto utile.

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