Dal 2-0 di Antonio Conte al 2-1 di Roberto Mancini, «sempre caro ci fu quest’ermo Belgio». Era lo scalpo che mancava per dare lustro ai titoli, ai safari. Primo nella classifica Fifa, terzo agli ultimi Mondiali. La Nazionale-famiglia del Mancio l’ha battuto sul piano del gioco, della velocità, patendone qua e là i solisti, da Jérémy Doku, classe 2002, a Romelu Lukaku. Si sapeva. Non si immaginava, viceversa, che l’impatto sull’ordalia sarebbe stato così grande, così «da» grande.
E’ difficile giocare contro una squadra come la nostra che, senza aver inventato nulla, ogni volta che scende in campo dà l’idea di aver imparato a memoria l’avversario, la partita, tutto. In sede di pronostico, l’avevo collocata fra i quarti e la semifinale. I quarti li ha superati, la semifinale la contenderà a una Spagna che la Svizzera, in dieci, ha costretto ai rigori. Spagna che addormenta i rivali con il rischio di addormentare sé stessa: come nella ripresa di San Pietroburgo.

Roberto Mancini e Gianluigi Donnarumma a UEFA Euro 2020

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Euro 2020
Donnarumma "Non ho esultato perché non avevo capito"
13/07/2021 A 07:17
Non escludo che la caviglia di Kevin De Bruyne e l’assenza di Eden Hazard, che sta ai belgi come Lorenzo Insigne agli azzurri, ci abbiano agevolato. Non v’è dubbio, inoltre, che Gigio Donnarumma abbia parato più di Thibaut Courtois, e che, per paradosso, il salvataggio più clamoroso l’abbia compiuto Leonardo Spinazzola, l’hombre di tante corride, fra i migliori anche in Baviera, e vittima dell’ennesimo attentato del destino: rottura del tendine d’Achille. Ma si può? Auguri di cuore, giovane e fragile pirata. A Emerson Palmieri tocca una eredità non lieve: coraggio.
Dentro un Europeo capace di licenziare fior di campioni, da Cristiano Ronaldo a Kylian Mbappé, Mancini ha (ri)creato l’atmosfera magica che accompagnò e isolò la marcia ai Mondiali del 1982 e 2006. I problemi, grossi, li ha avuti dall’esterno, non dal fuoco amico: alludo alla pandemia. Non perdere da 32 gare e aver vinto, con questa, le ultime 13 è benzina che aiuta a sognare. E se c’è da soffrire, l’Italia non si spaventa: lo dimostrò, balbettando, con l’Austria; l’ha ribadito, ringhiando, con il Belgio.

Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci

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Leonardo Bonucci e, soprattutto, Giorgio Chiellini (al rientro) hanno disarmato Lukaku. Si aspettava che Nicolò Barella tornasse il tamburo interista: eccolo. E Insigne ha confermato, a 30 anni, che la saga dei «dieci» rimane una risorsa tattica, oltre che argomento di forte nostalgia e chiassosa divisione. Se hai talento, la posizione (sulla fascia mancina) resterà, al massimo, una seccatura: mai una bocciatura o, peggio ancora, una prigione. La regia di Jorginho è una torcia, Federico Chiesa dall’inizio non poteva essere il piccone che diventa a gioco in corso, ma è stato prezioso, comunque. Con un Ciro Immobile meno frenetico ed egoista, ci saremmo probabilmente imposti con più agio.
Nel leggerci, ai rivali scappa sempre qualcosa. Il segreto è il divertimento, lo spirito «da Sampdoria» che il ct, Gianluca Vialli e gli altri ex hanno coltivato e distribuito. Vero, non si trova più un superlativo neppure al mercato nero, ma vittorie come quella di Monaco fanno capire perché.
Per commentare o fare domande potete inviare una mail a roberto.beccantini@fastwebnet.it o visitare il blog di Roberto Beccantini http://www.beckisback.it.

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