Il problema di questa Nazionale è la paradossale resa dell'opposizione. Non tanto e non solo sul piano tecnico, perché gli appunti rientrano nell'ordine delle vigilie: l'assenza di un totem, le ruggini della vecchia guardia (Giorgio Chiellini, specialmente: 37 anni il 14 agosto), la penuria di conclamati goleador. Il fastidio è quel "politicamente corretto" che, insegna l'archivio, proprio bene non ci porta.
Nel 1982, si era usciti dal totonero e attorno alla pipa di Enzo Bearzot volava di tutto. Fu un trionfo. Nel 2006, si stava consumando Calciopoli e molti firmarono appelli per ritirare la Nazionale di Marcello Lippi, addirittura: o almeno il ct, in un moto di buonismo. Fu un altro trionfo. Con Azeglio Vicini, in compenso, ci accostammo al Mondiale delle "notti magiche" travolti dall'euforia popolare con il risultato di perdere il titolo senza perdere una partita. E nel 2010, in Sudafrica, un Lippi ripescato e satollo - al quale, per riconoscenza, avevamo permesso ogni licenza - naufragò mestamente già al primo turno: e in che modo, poi (due pareggi, una sconfitta: minimo storico).

Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana

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03/06/2021 A 17:33
Pensate: Bearzot tagliò Evaristo Beccalossi e Roberto Pruzzo, gente d'altissimo lignaggio. E fette robuste di loggioni non gradirono. Dei ballottaggi di Roberto Mancini, il più "piccante" ha coinvolto Federico Bernardeschi e Matteo Politano. Ha vinto lo juventino: se i social si sono divisi, come ho letto, si vede che non avevano molto da fare. È una Nazionale che viene da abbuffate bibliche - l'ultima, il 7-0 a San Marino - e non perde dal 10 settembre 2018 (0-1 in Portogallo). È una squadra che ha divorato le eliminatorie, 10 su 10, e si è qualificata in pompa magna per la fase finale della Nations League. E dal momento che gioca pure bene, come si fa a volerle male, come si può non scortarne il carro in attesa di salirci compatti e festosi? Salvo abbandonarlo di gran carriera se i risultati non saranno all'altezza dell'incenso profuso.

Federico Bernardeschi durante l'amichevole Italia-San Marino

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Ecco il rischio: né tecnico, ripeto, né tattico. È antropologico, ambientale. Siamo fatti così: nel difficile, ci gonfiamo; nel facile, ci sgonfiamo. Questa sera, a Bologna, è in programma il collaudo di rifinitura con la Repubblica Ceca. L'Europeo itinerante ci aspetta al varco, curioso. Più e meglio, Mancini non poteva seminare. Adesso tocca ai giocatori. Non siamo favoriti, siamo nel gruppo che tallona la Francia, campione del mondo in carica e vice campione d'Europa uscente. La più agguerrita. Abbiamo uno schema base (4-3-3), una formazione allegramente "cantabile", da Gigio Donnarumma a Lorenzo Insigne, e un plotone di superlativi tutti sull'attenti. Troppa grazia.
Turchia, Svizzera e Galles, i nostri avversari, non sono Everest; nello stesso tempo, i gironi non sono mai pianure. Il ritorno della gente negli stadi, non importa se a rate, costituisce un punto interrogativo, oltre che una rampa di lancio. I 21 anni di Giacomo Raspadori rappresentano un sentiero. Seguiamolo. Patti chiari: se andrà male, boia chi scappa.
Per commentare o fare domande potete inviare una mail a roberto.beccantini@fastwebnet.it o visitare il blog di Roberto Beccantini

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