Ore calde in Italia e in tutte le sedi dove si giocheranno le partite dei prossimi Europei 2020. Entro venerdì, infatti, la UEFA ha bisogno di certezze e vuole avere da parte di tutte le Nazioni coinvolte una risposta definitiva circa la possibilità di ospitare il 25% di pubblico negli impianti scelti per le gare dell'Europeo (il calendario completo). È una corsa contro il tempo, considerando che il CTS aveva mostrato qualche dubbio non avendo ancora dei prospetti attendibili sulla probabile curva epidemiologica di giugno. Gravina, invece, spera in una posizione ferma del Governo per non perdere questa grande chance.

"Abbiamo solo poche ore"

Non abbiamo molti giorni a disposizione, anzi abbiamo solo poche ore. Dobbiamo dare una risposta in vista dell'Esecutivo UEFA del 19 aprile. La nostra risposta è sì, speriamo che lo sia anche quella del Governo. Permettetemi di essere ottimista, vedrò la sottosegretaria Vezzali e domattina sarò a Palazzo Chigi, vedremo quali potranno essere i risvolti di questa nostra attività. Capisco le grandi ansie, le preoccupazioni di chi si limita alle analisi dei dati attuali, ma dobbiamo avere coraggio e per questo ci dobbiamo proiettare all'11 giugno. [Gabriele Gravina dopo il Consiglio federale]
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12/04/2021 A 18:21

Allo stadio vaccinati o con tampone negativo

Così come con tanta enfasi ci proiettiamo alla stima dei 500 mila vaccini al giorno, dobbiamo farlo anche realisticamente sull'idea che l'Italia possa ripartire. Alla fine l'UEFA richiede il 25% della capienza dell'Olimpico, sono 16 mila spettatori, soggetti vaccinati, con il tampone negativo o che hanno già avuto il Covid, con mascherina e con distanziamento

Tifosi italiani allo Stadio Olimpico di Roma per Italia-Spagna - Qualificazioni Mondiali 2014 - Getty Images

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L'11 giugno tutti guarderanno l'Italia

Credo che sia una esigenza condivisa, eviterei forme di dualismi conflittuali tra le categorie. Appena il Ministro Speranza ha dato una risposta in termini sportivi, improvvisamente altre categorie sono insorte. Siamo aperti alla tutela del nostro Paese, è chiaro che tutti ricorderanno la partita dell'11 giugno, visto che andrà in mondovisione per il primo campionato europeo itinerante, e l'Italia non può permettersi di perdere una pagina di storia così importante. Non stiamo chiedendo nessuna forma di privilegio, ma il Paese ha bisogno di un messaggio di speranza. L'11 giugno il Paese deve ripartire, per quanto tempo ancora dovremo ancora essere prigionieri della pandemia? Vale per tutti, non solo per noi. Il calcio deve essere solo l'elemento di riferimento per la ripartenza per tutti i settori, anche quelli dell'economia

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