Mestiere strano quello del bomber. Gente che a volte si carica sulle spalle una squadra e si prende tutte le copertine grazie a un gol, magari decisivo. Ma anche gente che certe volte si inabissa in modo pressoché inspiegabile. Perde il feeling giusto, non vede più la porta. E finisce dietro alla lavagna. Le vicende di questo inizio di stagione, per un motivo o per un altro, hanno portato alla ribalta situazioni che hanno dell’incredibile.
Il caso più lampante è quello di Wayne Rooney, addirittura entrato in rotta di collisione in modo forse irreparabile con Sir Alex Ferguson. L’attaccante del Manchester United aveva iniziato il 2010 alla grande, sognando di superare il record stagionale di gol fatto registrare da Cristiano Ronaldo (42 reti). Ma una volta giunto a 34 (in 44 match) si è fermato. Tutta colpa di quell’infortunio alla caviglia rimediato il 30 marzo a Monaco di Baviera, lì dove ha segnato l’ultimo gol stagionale. A secco ai Mondiali, in questo avvio di campionato si è districato tra i più svariati problemi. Mettendo a segno soltanto una rete in 6 partite. Numeri che mettono i brividi in negativo.
Ma in Premier League non è affatto l’unico ad aver incominciato con una stecca dopo l’altra. Basta pensare a Fernando Torres. Lo spagnolo sta forse ancora peggio con l’ultimo posto in classifica e un bilancio che parla di un gol in 9 partite. Anche qui, i problemi fisici hanno un peso specifico difficilmente calcolabile. Che inevitabilmente coinvolge anche la condizione psicologica del giocatore e di una squadra da incubo com’è il Liverpool post-Benitez.
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29/04/2011 A 16:20

FOOTBALL Premier League Fernando Torres

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E male va anche a Jermain Defoe. L’inglese è l’emblema della sfortuna: quest’anno ha segnato soltanto tre gol. E tutti in Inghilterra-Bulgaria. Quel 3 settembre aveva definitivamente conquistato Fabio Capello con il primo “hat-trick” internazionale. Ma nella stessa partita è divenuto l’ultima vittima del famigerato campo di Wembley. Capitolo a parte per Emmanuel Adebayor, titolare soltanto una volta in Premier League e ancora a secco. Roberto Mancini si è inventato Carlos Tevez punta unica pur di non farlo giocare. Qui, però, i problemi fisici non c’entrano affatto.
Se in Spagna non fa più notizia Karim Benzema (panchinaro fisso nel “Mou Team” con 1 gol in 6 spezzoni disputati), qualche parola la si dovrebbe forse spendere per David Villa. Il sostituto di Zlatan Ibrahimovic al Barcellona ha segnato 2 gol in 6 partite di Liga, portandosi a casa anche un cartellino rosso. Ma qui si tratta soltanto di ambientamento, anche perché il bottino complessivo è di 6 reti in 13 match tra “Roja” e Champions League.
Decisamente appannato è invece il sogno del mercato milanista Luis Fabiano. L’attaccante porta con sé le scorie del fallimento brasiliano e veleggia a zero gol in 5 match, con anche un buon assaggio di panchina regalatogli da Antonio Alvarez e Gregorio Manzano, i due tecnici che si sono alternati al Siviglia. E non va meglio al compagno di reparto Frederic Kanoute, che di reti ne ha fatte soltanto una.
Chi se ne va dalla Spagna, però, non sempre fa la fine di Ibrahimovic. Basta chiedere a una leggenda vivente come Raul. Lo spagnolo è approdato allo Schalke 04 per dare quel tocco in più agli uomini di Magath. Ma sinora è stato un flop totale, con una rete prodotta in dieci partite. Per lui si tratta della media peggiore di sempre. Però in Germania può succedere un po’ di tutto. Soprattutto se si parla di attaccanti del Bayern Monaco. Alla corte di Louis Van Gaal sono infatti due delle punte dalla storia più intricata.
Da un lato c’è Miroslav Klose, che con il proprio club ha segnato soltanto 3 gol (in 10 partite, ma 0 in Bundesliga) ma con la Germania ne ha già fatti 6 in quattro match di qualificazione a Euro 2012, lanciandosi all’inseguimento del record di Gerd Muller con la Mannschaft (62 reti, lui è a 58). Numeri quasi inspiegabili. Così come ha dell’insolito la tripletta con la quale Mario Gomez si è sbloccato nell’ultimo turno di campionato. Prima di quel bombardamento all’Hannover era a bocca asciutta.

Klaas-Jan Huntelaar

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Però lo dicevamo: questa è gente strana. Lo testimoniano anche i nostri Gilardino (1 gol da aprile a questa parte), Totti (che non segna da maggio), Pazzini o Milito. Ma pure attaccanti come Klaas-Jan Huntelaar. Dopo i patimenti rossoneri, l’olandese è tornato bomber vero con uno score di 6 gol in 8 partite con lo Schalke e addirittura 8 in 4 con la maglia “oranje”. Uno come lui è davvero una speranza per tutti.