Zero su sei. Nessuna italiana nei quarti di coppe. Non capitava da quindici anni. La prima a lasciarci fu la Sampdoria nei preliminari di Europa League per mano dei serbi del Vojvodina, avesse detto. Era d'estate e l'allenava ancora Zenga. Poi, nei sedicesimi, fuori Fiorentina e Napoli. Passando alla Champions, Roma e Juventus sono cadute negli ottavi. Sempre negli ottavi, tornando all’ex Coppa Uefa, la Lazio. E in che modo: 0-3 in casa con lo Sparta Praga.

Da quando vige l’eliminazione diretta, su dodici partite ne abbiamo vinta una (la Lazio, 3-1 al Galatasaray), pareggiate cinque e perse sei. Ecco a voi il calcio del campionato italiano, da non confondere con il calcio italiano, sul gobbo del ct Conte.

Champions League
Juve, sei forte.... ma a Bayern e Barcellona ti manca un passo
17/03/2016 A 10:10

E’ una crisi che ha radici profonde e non banalmente retoriche. Quel terno all’improvviso della stagione scorsa - Juventus finalista di Champions, Fiorentina e Napoli semifinaliste di Europa League - ci fece pensare che il peggio fosse passato. Viceversa, era passato il meglio.

Per Mourinho, le coppe sono castelli di dettagli. E allora sbarazziamocene subito: gli infortuni, le squalifiche, i pali, le rotazioni, la iella, gli arbitri. Immagino come José avrebbe gestito i casi caldi di Bayern-Juventus in chiave Guardiola: “Por qué Atkinson, por qué Eriksson?”. Capisco Marotta, ma ha esagerato: guai a distribuire alibi.

Al dissesto ha contribuito il livellamento verso il basso del nostro campionato. Abbiamo, oggi, solo una squadra di respiro europeo: la Juventus. Non ancora all’altezza dell’ultimo, grande Milan di Ancelotti e neppure dell’Inter del Triplete, ma in fuga dal gruppo. Lo dimostrò con il Real, e persino con i marziani del Barcellona: per alcuni tratti, almeno. L’ha ribadito con il Bayern, spingendolo sull’orlo del burrone. E chissà dove sarebbe finito se Cuadrado (eccellente) e Morata (straordinario) non avessero fallito il 3-0.

Dietro la capolista, si agita il Napoli: negli ottavi di Champions con Mazzarri, semifinalista di Europa League con Benitez. Manca Milano, ed è assenza cruciale, deleteria per i progressi tecnici di tutto il sistema. M’incuriosisce la Roma di Spalletti. Più che al gioco del Real, si è arresa a un giocatore: Cristiano Ronaldo. Il mister la sta inoltre liberando dalle catene di quel vittimismo su cui le radio e lo spogliatoio campano da decenni di moviole.

La superficialità, anche. Nella fase a gironi, la Fiorentina perse in casa con Basilea e Lech Poznan: da qui la pesca del Tottenham, che l’ha asfaltata prima di essere asfaltato dal Borussia Dortmund. Lo stesso discorso vale per la Juventus: se non avesse perso a Siviglia, le sarebbe toccata la Dinamo Kiev. Peccati mortali. Come la rinuncia di Higuain, da parte di Sarri, nella tana del Villarreal. E da come la Lazio si è schiantata contro lo Sparta, siamo sicuri che lo staff di Pioli l’avesse studiato bene? Di fronte allo specchio delle nostre brame, continuiamo a considerarci i più belli del reame, anche quando non lo siamo. Per tacere del ritmo. Infernale all’estero, sdolcinato sui nostri campi. Non a caso, solo il campionato turco è più vecchio della serie A.

LEGGI: Juventus, impara la lezione: il vero rimpianto è non aver vinto il girone

La scuola italiana di allenatori rimane all’avanguardia. Non altrettanto il nostro modo di giocare, non più italianista e non ancora europeista. Troppa tattica. E fra un esubero di tattica e il tatticismo più bieco i confini sono sottili, ibridi, rischiosi. Ranieri, parole sue, ha costruito il miracolo Leicester nascondendo la lavagna. Noi, in compenso, la portiamo anche a letto.

Ultima considerazione. Vidal e Coman erano della Juventus. Sono stati ceduti al Bayern. L’operazione Vidal rientrava in una sorta di piano Marshall deciso dalla società. Di Coman avevo scritto proprio quii in tempi non sospetti. D’accordo, il riscatto vale 28 milioni di euro, ma i 19 anni e i dribbling con i quali ha spaccato la sfida di mercoledì lasciano spazio all’errore tecnico.

Sullo sfondo, un altro pericolo: diventare un campionato di passaggio. Gli indizi cominciano a essere tanti. Anche se, a naso, non credo che lo Sparta fatturi più della Lazio.

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