Cruyff, van Basten, Bergkamp, Seedorf, Sneijder, Ibrahimovic, Suarez… Generazioni diverse, ma facce della stessa medaglia. Quella dell’Ajax, il miglior club al mondo nello sviluppo del talento.
A volte sono piccoli dettagli a regalare le immagini più significative: “De Toekomst” in olandese significa “Il Futuro” ed è il nome del centro sportivo dell’Ajax, dove questo futuro si plasma seguendo i dettami del Calcio Totale di Johan Cruyff.
Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. (Johan Cruyff)
Europa League
Il Lione sfiora il miracolo: 3-1 e l'Ajax ritrova la finale 21 anni dopo la sfida con la Juventus
11/05/2017 A 18:39
Tecnica e gioco di squadra sul campo. Sviluppo e attenzione alle proprie radici in ambito societario. Perché il futuro nasce dal passato, proprio come un’elica di DNA in cui il patrimonio genetico-calcistico dell’attuale direttore sportivo Marc Overmars si intreccia con i dribbling di Justin Kluivert, figlio di Patrick, uno che i cross di Overmars li conosceva discretamente bene…
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Marco van Basten, Patrick Kluivert | Justin Kluivert, Patrick Kluivert | Frank Rijkaard, Wesley Sneijder

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Generazioni di fenomeni

Spesso ci si stupisce di come l’Ajax sia in grado di costruire una grande generazione dopo l’altra. La risposta vive in una regola non scritta del “De Toekomst”, quella secondo cui un giocatore viene venduto quando alle sue spalle c’è un giovane pronto a sostituirlo. A volte capita che gli esperimenti non funzionino (Miralem Sulejmani rimane pur sempre l’acquisto più costoso nella storia dell’Ajax…), ma la storia dice che – soprattutto quando si tratta di ragazzi costruiti all’interno delle squadre giovanili dei Lancieri – il ricambio delle generazioni di talento segue un modello quasi perfetto e garantisce uno standard di alta qualità, raccogliendo i frutti quando, neanche troppo raramente, tra i giovani emergenti biancorossi spunta il fuoriclasse assoluto.
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Non è certo un caso che l’ultima Champions League vinta dall’Ajax sia arrivata nell’anno 1995, ovvero lo stesso della storica Sentenza Bosman, che ha trasformato il calcio in una sorta di mercato del pesce. In quel momento il modello stesso dell’Ajax fu messo in discussione, alla mercé dei procuratori, ma non per questo il processo di rinnovamento si è fermato, anzi è diventato progressivamente più veloce. In un ventennio l’Ajax non ha vinto più nulla a livello internazionale, ma ha fatto una montagna di soldi con le cessioni dei suoi talenti.
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Domandarsi cosa sarebbe successo se Ibrahimovic, Sneijder, van der Vaart, Suarez, Vertonghen, Eriksen e Milik non fossero stati ceduti è lecito, ma è altrettanto importante comprendere che il denaro ricavato dalle cessioni periodiche delle superstar ha portato alla costruzione dell’Amsterdam Arena (ora Johan Cruyff Arena, per piacevole anche se triste ovvietà) e allo sviluppo costante del “De Toekomst”, in cui dal 2011 c’è un campo ricoperto da una tensostruttura – il miCoach Performance Center, costruito in collaborazione con Adidas e gestito con il supporto della Vrije Universiteit di Amsterdam – all’interno del quale le caratteristiche dei giocatori, fin dai giovanissimi, vengono analizzate secondo i massimi standard tecnologici.

Top 10: le cessioni più remunerative dell'Ajax

GiocatoreAnnoSquadraPrezzo (M€)
Arkadiusz Milik2016Napoli32
Wesley Sneijder2007Real Madrid27
Klaas-Jan Huntelaar2009Real Madrid27
Luis Suarez2011Liverpool26,5
Cristian Chivu2003Roma18
Daley Blind2014Man United17
Ryan Babel2007Liverpool17
Zlatan Ibrahimovic2004Juventus16,9
Dennis Bergkamp1993Inter16
Christian Eriksen2013Tottenham13,5
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L’Ajax di Bosz, giovane e bello come quello di van Gaal?

A forza di rimescolare le carte, a volte nella stessa mano capitano diversi assi. È quello che forse sta capitando ora all’Ajax, pronto a giocarsi una storica finale di Europa League contro il Manchester United. La squadra è nelle mani di Peter Bosz, un allenatore arrivato la scorsa estate ad Amsterdam e noto in Olanda per aver rivoluzionato lo sviluppo delle giovanili del Vitesse e – prima ancora – per aver costruito in qualità di ds una delle grandi generazioni del PSV Eindhoven (Makaay, van Bronckhorst…). Pur non essendo un uomo di “scuola Ajax”, Bosz si è rivelato il normalizzatore che serviva all’Ajax: nella prima metà della stagione si è dedicato a costruire una squadra coesa (sbarazzandosi ad esempio di El Ghazi e Bazoer, che erano considerati precedentemente due giocatori imprescindibili) e poi ha iniziato a sviluppare il talento a sua disposizione. Tantissimo talento…
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Andre Onana (2 aprile 1996): il portiere titolare per caso
Ceduto Cillessen al Barcellona, l’Ajax aveva bisogno di un portiere: cosa c’è di meglio di un estremo esperto come Tim Krul? L’eroe arancione dei rigori mondiali arriva in prestito dal Newcastle ma non sta bene fisicamente, così le prime partite stagionali le gioca Onana, noto nell’ambiente per la sua atleticità ma anche per una straripante vena spericolata. Alla seconda presenza il giovane camerunese soffiato alle giovanili del Barça para un rigore, poi infila tre clean-sheet di fila: il posto è suo (con contratto rinnovato fino al 2021), mentre Krul a gennaio finisce all’AZ.
Matthijs de Ligt (12 agosto 1999): 100% scuola Ajax
Probabilmente il miglior simbolo – all’interno della squadra attuale – della precocità biancorossa. Entra nella giovanili dell’Ajax a 9 anni e nasce come centrocampista, arretrato poi al centro della difesa nella squadra Under-17. “Giocatori come de Ligt nascono una volta ogni cent’anni”, ha dichiarato George Oigararu, uno dei guru della squadra B dei Lancieri, e praticamente tutti ad Amsterdam sono pronti a scommettere sul futuro radioso di questo giovanissimo. 22 presenze e 3 gol all’attivo nella sua prima stagione tra campionato e coppe, conditi anche da qualche errore (come all’esordio in nazionale: è stato lui di fatto a “servire” l’esonero a Blind), ma anche questo fa parte del gioco perché investire sui giovani vuol dire rischiare, scommettere… E quella di de Ligt sembra una puntata che potrebbe far saltare il banco.
Davinson Sanchez (12 giugno 1996): una montagna di qualità
Educato e indirizzato dall’attuale ct del Messico Osorio (che lo aiutò a passare dalle giovanili dell’America de Calì all’Atletico Nacional di Medellin e poi gli consigliò di scegliere l’Ajax al posto del Barcellona), Sanchez ora è probabilmente il centrale più richiesto d’Europa. Fisico statuario, tackle impressionante, lettura difensiva e anche incisività in zona gol con colpi di testa, tiri da fuori e persino una rete in rovesciata all’attivo. A 20 anni il centrale colombiano ha già vinto una Copa Libertadores ed è stato eletto giocatore dell’anno all’Ajax (Rinus Michels award, ovviamente…), preferito a Dolberg e Klaassen per intenderci.
Jan Veltman (15 gennaio 1992) e Nick Viergever (3 agosto 1989): centrali travestiti da terzini
Un po’ di stabilità e un minimo d’esperienza sulle fasce: Bosz sceglie due difensori centrali come Veltman e Viergever per il ruolo di terzini (il primo in pianta stabile da inizio stagione, il secondo dopo l’infortunio di Sinkgraven, che peraltro fino all’anno scorso giocava ala). L’intuizione del tecnico è fondamentale per dare tranquillità alla coppia centrale di rara fisicità e talento appena citata.
Lasse Schøne (27 maggio 1986): rinato con una trasformazione “alla Pirlo”
Quando nel 2015 il contratto di Schøne stava scadendo, in pochi sarebbero stati pronti a scommettere su di lui: gran piede, ma troppo lento per fare la differenza sulla trequarti (giocava quasi sempre come attaccante esterno). Quasi per mancanza d’alternative il centrocampista danese rinnovò e ora è un punto fermo dell’undici di Bosz, trasformato in regista “alla Pirlo” con grande successo (e anche le sue punizioni sono un fiore all'occhiello). È il cervello della squadra e non a caso il giocatore più esperto, per guidare la gioventù un allenatore in campo coi piedi vellutati fa decisamente comodo.
Davy Klaassen (21 febbraio 1993): un “veterano” di 24 anni
All’Ajax da quando aveva 11 anni, nel 2011 gioca la prima partita in prima squadra e segna dopo 42 secondi su assist di Eriksen, stampando il suo nome sull’incredibile lista dei goleador esordienti del club (che è caratteristica e conosciuta perché comprende nomi del calibro di Cruyff, van Basten, Kluiuvert e Suarez, arrivando persino a de Ligt). Capitano a 22 anni, è ormai un centrocampista box-to-box pronto al grande salto: nell’Ajax ha collezionato già 180 presenze con 55 gol. Maturo e decisivo.
Hakim Ziyech (19 marzo 1993): l’artista dell’assist
Il tipico mancino geniale, capace di creare calcio con traiettorie uniche nel suo genere. Assist-man per eccellenza pescato la scorsa estate dal Twente, è un van Gogh in una squadra votata alla modernità. Pazzo e raffinato, fa innamorare a ogni tocco di palla e si completa perfettamente con Klaassen, più fisico e con capacità d’inserimento. È l’uomo di maggior estro nell’undici titolare di Bosz e a volte inventa opere difficili da spiegare, perché i 3 assist nell’andata della semifinale di Europa League contro il Lione non sono un caso, ma semplicemente il frutto di un visionario del pallone.
Amin Younes (6 agosto 1993): chi ha detto che sono troppo piccolo?
Scartato dal Borussia Mönchengladbach, dopo una brillante carriera nelle nazionali giovanili tedesche sembrava destinato a sparire dal calcio che conta. Motivo? Troppo basso, solo 168 centimetri. Invece Younes all’Ajax si è riscattato diventando un’ala sinistra pericolosissima proprio grazie a un baricentro completamente diverso da quello degli avversari che affronta (o sarebbe meglio dire “supera”). Il dribbling è il suo pane, diventasse solo un po’ più freddo sotto porta potrebbe davvero fare il salto di qualità.
Bertrand Traoré (6 settembre 1995): un ghepardo dal Burkina Faso
In prestito dal Chelsea, era stato preso per fare il centravanti ma dopo l’esplosione di Dolberg e l’allontanamento di El Ghazi è stato dirottato a galoppare sulla fascia destra, un cambio di ruolo efficacissimo perché ne ha esaltato le qualità atletiche, del tutto complementari alla tecnica di Younes sull’altro lato. Fantastico nei movimenti e nei gol mangiati, un iceberg di talento dalle dimensioni ancora ignote, a meno che non si sciolga.
Kasper Dolberg (6 ottobre 1997): sulla strada tracciata da Ibra…
L’ultimo gioiello di John Steen Olsen, lo scout già responsabile del reclutamento di Ibrahimovic ed Eriksen. Pescato dal Silkeborg a 17 anni, dopo un anno nell’Under-19 dell’Ajax viene aggregato alla prima squadra e – tanto per cambiare – segna all’esordio nei preliminari di Champions contro il Paok Salonicco: da quel 26 luglio parte la sua incredibile stagione, che lo ha portato (grazie a 23 reti) ad essere paragonato con i grandissimi del passato. Segna praticamente in ogni modo e sembra non aver paura di niente: chiedete ai tifosi del Lione…
Justin Kluivert (5 maggio 1999): figlio d’arte dalle potenzialità stratosferiche
Quando un giocatore – come Dolberg – “salta” una squadra nel percorso delle giovanili dell’Ajax suona un campanellino d’allarme per tutti gli osservatori: è anche il caso di Justin Kluivert, passato dall’Under-19 alla prima squadra senza giocare – se non in un paio di occasioni – nello Jong Ajax (la squadra B che milita nella seconda divisione olandese). Giocatore differente dal padre perché brevilineo e scattante: sembra avere una marcia in più, come se nel suo joypad mentale il tasto R2 fosse sempre premuto in automatico. Gioca indifferentemente a destra e a sinistra, con un’intelligenza nettamente superiore alla media per la sua età: dire dove potrà arrivare è difficile, ma il potenziale è veramente quello del fuoriclasse.
Donny van de Beek (18 aprile 1997): dal gol “alla Bergkamp” alla regia del centrocampo
Nell’ottobre 2014 i social dell’Ajax esplosero: “Ecco il nuovo Bergkamp!”. Tutto merito di un gol fantastico che potete ammirare qui sotto. Firmato Donny van de Beek, allora 17enne. Il paragone non regge ma il calciatore è talentuoso: nato trequartista e ora sviluppatosi regista basso, è pronto a raccogliere l’eredità (e il posto in squadra) di Schøne, per abbassare ancora un po’ l’età media dei titolari e aggiungere una nota di moderno dinamismo. Intelligenza tattica al potere.
Abdelhak Nouri (2 aprile 1997): la gemma nascosta del vivaio dell’Ajax
Lanciere da sempre, Nouri è indicato da tutti come la next big thing al “De Toekomst”. Leader assoluto del centrocampo della seconda squadra biancorossa, a 20 anni non è ancora esploso solo perché fisicamente troppo leggero: “Nouri incontrerà più difficoltà di de Ligt a causa del fisico, ma riuscirà comunque ad emergere”, questa la promessa di Dennis Bergkamp. D’altra parte la visione di gioco e la capacità di passaggio di questo ragazzo sono veramente uniche. Ah sì, anche lui al debutto con la prima squadra dell’Ajax ha giocato "male": doppio dribbling, fallo subito al limite e gol su punizione. Welcom!

Caccia al prossimo fenomeno: Sierhuis, Botman, Ünuvar, Maduro… The show must go on

Ormai l’avete capito, “De Toekomst” non è mai “oggi” ed è per questo che mentre ammiriamo questo Ajax finalista in Europa League c’è già un altro Ajax pronto a fiorire, e un altro ancora... Bulbi di tulipani olandesi. Il ciclo continuo di produzione di talenti non si ferma, anzi si esalta grazie all’entusiasmo che questi momenti creano all’interno del club.
Kaj Sierhuis (centravanti classe 1998) non ha ancora esordito in prima squadra solo perché si è infortunato un paio di mesi fa, ma quest’anno è stato comunque il capocannoniere della Youth League, competizizone in cui è messo in luce anche un centrocampista-panzer come Dany de Wit. Nell’Under-17 si potrebbe pescare il difensore Sven Botman, il terzino Jurrien Maduro (sì, è parente), il centrocampista Jurgen Ekkelenkamp, l’attaccante Daishawn Redan… e poi ci sono i pedini fatati di Hossein Zamani (2002) e Naci Ünuvar (2003), pronti a conquistare YouTube o quel che sarà.
Verso l’infinito e oltre, Ajax Story.
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