Se la Champions League è la competizione dei dettagli per brillante definizione mourinhana, l'Europa League non è da meno e vincerne cinque (!) nell'arco di dieci anni ha i crismi dell'impresa epocale. Ci è riuscito il Siviglia grazie a un portentoso mix di ingredienti: chirurgica programmazione societaria, resilienza, un pizzico di buona sorte e... L'espíritu hispalense (dal nome del meraviglioso capoluogo dell'Andalusia ai tempi dell'occupazione romana), il tocco magico di un Siviglia duro a morire, come dimostra lo storico dei suoi trionfi europei.

L'indimenticato Puerta

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Il 27 aprile 2006 a regalare il pass per la finalissima di Eindhoven al Siviglia è un certo Antonio Puerta. con una bordata di sinistro in controbalzo a incrociare sul cross dalla destra di un giovanissimo Jesus Navas, nel primo tempo supplementare della semifinale di ritorno del Ramón Sánchez-Pizjuán contro lo Schalke 04. Al Philips Stadion andrà in scena un monologo andaluso contro il Middlesborough: il SIviglia conquista così il primo titolo internazionale della sua storia.

La notte di Palop

La campagna europea dell’anno successivo in Coppa Uefa è contrassegnata da un’altra rocambolesca qualificazione, quella contro lo Shakhtar negli ottavi di finale propiziata da un gol di testa al 94' del portiere Andrés "San" Palop (nei tempi supplementari sarà l'ex Lecce Chevanton a spedire il Siviglia nella finalissima di Glasgow). Ad Hampden Park sia Puerta che il Palop sono di nuovo protagonisti: il primo segna il suo rigore nella lotteria contro l'Espanyol, il secondo intercetta la bellezza di tre tiri dal dischetto.

Purtroppo non si tratta dell’unico episodio che accumuna i due: è proprio il portiere andaluso il primo a soccorrere Puerta durante quel maledetto Siviglia-Getafe del 25 agosto 2007, impedendo che il compagno si soffochi con la lingua dopo aver accusato un malore. Antonio Puerta riesce ad abbandonare il campo sulle proprie gambe ma una serie di arresti cardiaci gli risulteranno in seguito fatali.

Il guizzo di M'bia

Semifinale di ritorno Valencia-Siviglia, primo maggio 2014: la squadra andalusa è sotto di tre reti ed è avviata verso la clamorosa eliminazione dopo il 2-0 del Ramón Sánchez-Pizjuán della gara di andata. Al minuto 94 il centrocampista del Siviglia Stephane M’Bia si avventa su una palla vagante in area e la incorna sotto la traversa regalando l’incredibile qualificazione alla banda Emery. Il successivo 14 maggio il Siviglia perpetua la maledizione di Béla Guttmann sconfiggendo il Benfica nella finalissima di Torino dopo la lotteria dei calci di rigore. Ancora una volta.

Le rimonte contro Dnipro e Liverpool

Dopo quel primo sigillo in "Europa League" ne seguono altri due in rapida successione a comporre una storica tripletta: in ambedue le occasioni, sia contro la rivelazione Dnipro nel 2015 sia contro il Liverpool di Klopp nel 2016, il SIviglia del condottiero Unai Emery va sotto nel punteggio ma riesce a riemergere per poi piazzare il colpo del ko nel momento più opportuno. Quando si esibisce sul palcoscenico della seconda competizione europea più prestigiosa, del resto, il Siviglia non finisce mai.

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In fondo la semifinale contro il Manchester United di Pogba è la cartina di tornasole dell'Espíritu Hispalense, con il portiere marocchino Yassine Bounou a esaltarsi a ripetizione e con gli andalusi a sfruttare le occasioni concesse dai Red Devils sino a pescare il jolly con de Jong. E chissà che un'eventuale vittoria contro la corazzata Inter non possa venir dedicata alla Perla di Utrera, quel José Antonio Reyes grande protagonista nella tripletta europea andalusa scomparso tragicamente nel giugno 2019. Nessuno si stupirebbe a quel punto perché, se non l'avete ancora afferrato, il Siviglia è molto più di un club...

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