In nemmeno tre settimane si è ribaltato il mondo. Antonio Conte, dopo la bella prova contro l'Atalanta e un bilancio tutto sommato positivo in campionato, aveva fatto tremare il mondo nerazzurro con pesanti critiche rivolte alla società. In quel momento gli scenari erano due: veder crollare il castello Inter o rendere il gruppo - che il tecnico ha sempre difeso - ancor più compatto in vista dell'obiettivo comune, l'Europa League.

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Conte ha acceso la scintilla che forse serviva in quel momento in vista di una corsa a eliminazione diretta, spietata e senza possibilità d'errore. L'ha fatto in un modo traumatico ma i fatti gli stanno dando ragione perché forse ai nerazzurri serviva una scossa emotiva per prendere la seconda strada, quella che ha come traguardo la finale di Colonia.
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Conte è l'ottavo tecnico nerazzurro in una finale europea

Per il tecnico pugliese sarà la prima finale europea da allenatore e prima di lui in sette si sono giocati un trofeo internazionale alla guida dei nerazzurri. Il bilancio è di sei vittorie e tre sconfitte tenendo conto solo dei tornei veri e propri e non delle gare secche (Coppa Intercontinentale, Supercoppa Europea e Mondiale per Club).
TECNICOCOMPETIZIONESTAGIONEFINALE
Helenio HerreraCoppa dei Campioni1963-1964Inter-Real Madrid 3-1
Helenio HerreraCoppa dei Campioni1964-1965Inter-Benfica 1-0
Helenio HerreraCoppa dei Campioni1966-1967Celtic-Inter 2-1
Giovanni InvernizziCoppa dei Campioni1971-1972Ajax-Inter 2-0
Giovanni TrapattoniCoppa UEFA1990-1991Inter-Roma (2-0, 0-1)
Gianpiero MariniCoppa UEFA1993-1994Inter-Salisburgo (1-0, 1-0)
Roy HodgsonCoppa UEFA1996-1997Schalke 04-Inter (1-0, 0-1, 4-1 dcr)
Luigi SimoniCoppa UEFA1997-1998Inter-Lazio 3-0
José MourinhoChampions League2009-2010Inter-Bayern Monaco 2-0
Antonio ConteEuropa League2019-2020Inter-Siviglia

Da Mourinho a Conte è cambiato tutto

Sono passati 10 anni. L'Inter ha cambiato proprietà, ha sofferto ed è finita fuori dal mappamondo calcistico europeo. Prima di Conte era stato José Mourinho a far toccare il punto più alto ai nerazzurri. La personalità dei due tecnici potrebbe scatenare paragoni superficiali, ma la realtà è profondamente diversa. L'Europa League non è la Champions League e lo Special One era laureato in finali (12 successi su 14 considerate anche le Coppe nazionali) mentre per Conte sarà la prima volta, un territorio mai esplorato nemmeno ai tempi della Juventus.

Mourinho - Inter - Champions League 2010

Credit Foto Imago

Con il Siviglia in palio storia e futuro (per il club e per il tecnico)

Anche l'allenatore leccese dovrà quindi fare l'ultimo salto - nelle Coppe nazionali ha perso una finale di Coppa Italia con i bianconeri, mentre con il Chelsea ha perso una finale di FA Cup prima però di conquistarne una per poi dire addio ai Blues e diventare ct della Nazionale - quel salto che fa tutta la differenza del mondo tra una stagione buona e un pezzetto di storia: sullo sfondo, oltre al trofeo, ci sono la finale di Supercoppa Europea (titolo mai vinto dall'Inter), la qualificazione al Mondiale per Club (dal 2021 entra in vigore la nuova formula), la conquista della prima fascia nei sorteggi di Champions e circa 20 milioni di euro.

Antonio Conte e Lele Oriali esultano dopo la vittoria sul Bayer Leverkusen

Credit Foto Getty Images

L'ultimo salto

Conte e l'Inter ci proveranno in un momento storico, anche in questo caso, assolutamente differente rispetto al 2010: all'epoca c'era una squadra ormai giunta all'apogeo e destinata a chiudere un ciclo vincente; oggi c'è, invece, un gruppo con giovani italiani protagonisti (story7842180Barella, Bastoni e Gagliardinistory.aspxNone), affamati e vogliosi di aprirne uno nuovo. I ragazzi plasmati da Conte sono chiamati all'ultimo difficile step contro la squadra che più di tutte ha segnato la moderna Europa League: il Siviglia conosce solo la vittoria in questa competizione. Conte non è Mourinho, a volte lo ricorda - l'abbraccio con Oriali dopo Inter-Bayer Leverkusen ha rievocato qualche frame di Barcellona-Inter - ma anche caratterialmente si distingue dal portoghese che non si sarebbe mai sognato di attaccare il club. La stessa società che da Moratti a Zhang, passando da Thohir, oggi sta cercando di rinascere con tutti gli alti e i bassi che ciò comporta.

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Conte l'ha fatto pur difendendo i suoi ragazzi (cosa che invece lo accomuna con Mou), accentrando l'attenzione su di sé e dando il via a una volata europea degna del blasone dell'Inter. Se questo è stato il suo stratagemma per mettere il primo mattone per un nuovo ciclo, in tanti dovranno chiedergli scusa. Sia alla Juventus che in Nazionale che al Chelsea, Conte ha ricostruito squadre ridotte in macerie: le ha fatte diventare grandi e vincenti, a differenza di Mourinho, abituato ad aggiungere gli ultimi ingredienti a squadroni già consolidati negli anni. Insomma, l'Inter di Conte torna a giocare una finale europea che mancava dai tempi di Mourinho, ma è davvero tutta un'altra storia.

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