Dalla quinta tappa dell’Euro-coppe il calcio del campionato italiano ha ricavato quattro vittorie e tre pari. Non solo: fra Champions ed Europa League sono già qualificate Juventus, Roma e, da giovedì, il Milan. A Lazio, Atalanta (per quanto dovrà sudarselo nella tana dell’Ajax) e Napoli manca un punto. Più aggrovigliato l’orizzonte dell’Inter: può passare, può uscire da tutto. L'analisi di Roberto Beccantini.

Inter 7

Europa League
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03/12/2020 A 21:50

Non sarà perfetto, Lukaku, ma ci sono notti in cui lo sembra. Come martedì: imposta l’azione dell’1-0 di Darmian, pedina preziosa, e ne firma due. Attorno a lui, la solita Inter: che crea, dissipa e rischia. Dalla lattina ai centimetri del Var, non è che i "borussi" di Moenchengladbach ne serberanno un gran ricordo. Da Conte, nessuna filippica: strano. Scritto della quasi tripletta di Plèa, resta la follia del girone. Real e Inter possono qualificarsi o venire azzerati, addirittura. Capita, quando non cogli l’attimo. Attenzione allo Shakhtar: demolito dal Borussia (0-10 in totale), ha demolito gli ex galacticos (5-2).

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Atalanta 5

C’era una volta la Dea con gli stivali che schiacciava gli avversari come cicche. Sparita. E’ più umana, più giocabile. Eppure non molla, lotta dura senza paura. Per risorgere, urge che il Papu, Ilicic e Zapata ritrovino l’arte e il furore dei tempi felici. In compenso, cresce Romero: in personalità e in gol, sua l’incornata del sofferto 1-1 contro il Midtjylland. Hateboer e Gosens sono attesi al varco: addio effetto sopresa. In casa, l’Atalanta non ha mai vinto: 2 pari, 1 sconfitta. Fuori, sempre: 2 su 2, Anfield compreso. A torturarli, i numeri confessano quello che vuoi. E così il Gasp ci crede.

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Juventus 6,5

Se il fatturato della ditta Cristiano-Morata non fa più titolo, lo fa, invece, la prestazione di Chiesa: un gol, qualche dribbling (ebbene sì) e un contributo, da ala-terzino, non più periferico. In attesa di Kulusevski, il mercato offre brecce suggestive. Era l’ora. Il 3-0 alla Dinamo Kiev ronza attorno alla Juventus d’autunno, un po’ padrona e un po’ schiava, salvata da Szczesny e con il centrocampo che rimane un cantiere, chiunque giochi (o proprio perché si alternano in troppi). Parola d’ordine: continuità. Pirlo ci sta lavorando da un pezzo, ma fra un impegno e l’altro gli sbalzi sono ancora tanti. E molto pericolosi.

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Lazio 7

Anche se il Borussia Dortmund senza Haaland è come Sansone senza i capelli, la Lazio ha strappato un pareggio che non vale il primo posto ma virtualmente gli ottavi. Basterà non perdere con il Bruges, all’Olimpico. Per un tempo, più Borussia che Lazio e legittimo il vantaggio di Guerreiro. Nel secondo, più Lazio, più Immobile, a segno sia all’andata sia al Westfalenstadion, su rigore. Che rivincita, per Ciro: in Germania non fu capito, o poco si fece capire. Inzaghino può andare fiero dei suoi: ai tedeschi, in due gare, ha portato via quattro punti su sei, sovvertendo la scala dei valori e la logica dei pronostici.

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Milan 6,5

Un Diavolo fin troppo buonista in avvio e poi all’altezza delle esigenze: non clamorose ma neppure banali dopo il regalo di Krunic, lo 0-2 del Celtic e l’infortunio di Kjaer. Tornava Pioli, il fantasma del Lilla è stato cancellato da Calhanoglu, splendida punizione, Castillejo, Hauge, Brahim Diaz e, fidatevi, da un paio di paratone di Donnarumma. Era un Milan ridisegnato e "turnoverizzato" che, ogni tanto, ha bisogno di uno schiaffo. Succede. Segnalo Jens Petter Hauge, norvegese di 21 anni, una riserva che, spesso, lascia il segno (vedi Napoli). E poi, vivaddio, dribbla. Bello il gol, bello l’assist a Diaz.

AC Milan

Credit Foto Getty Images

Napoli 6

Mertens l’aveva messa subito in discesa, è stata la "garra" dell’AZ a trasformarla in una tormentata salita. E per il bisturi di Martins Indi e, a maggior ragione, per il rigore di Koopmeiners rintuzzato da Ospina, decisivo non solo lì. I cambi di Gattuso hanno contribuito ad annacquare il pressing degli olandesi che, palla al piede, si sono confermati piccoli maestri. Si gioca ogni tre giorni, vale per tutti: anche per le ombre di Insigne e Politano. Petagna, ossigeno e chili dalla panchina, avrebbe potuto spaccare l’1-1 che, viceversa, rinvia la sentenza all’ultimo round. Con la Real Sociedad, al futuro stadio Maradona.

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Roma 6,5

"Caput gruppi" con una giornata d’anticipo, daje. Rincorre e ribalta lo Young Boys "sabotata" dall'implacabile dose di rotazioni che Fonseca le infligge fra campionato ed Europa League. Lo 0-4 del San Paolo l’aveva buttata giù dal letto. La rete di Nsame, su dormita di Cristante e Pau Lopez, altro non sembrava che il seguito. Poi Borja Mayoral e, prima dello squillo di Dzeko, l’euro "scardabagno" di Riccardo Calafiori, classe 2002, terzino sinistro di cappa e clava, voto 8. Le imboscate del destino (un ginocchio rotto; l’altro, quasi) ne hanno temprato lo spirito. E, a occhio, aggiustato la mira. Debuttò in serie A allo Stadium, contro la Juventus, procurandosi un penalty. Il ragazzo c’è.

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