Giovedì sera, alle ore 21:00, la Roma di Paulo Fonseca scenderà in campo all’Old Trafford di Manchester per giocarsi la gara d'andata della semifinale di Europa League. È il penultimo atto di un percorso che ha visto i giallorossi dominare il proprio girone con 13 punti sui 18 disponibili, scherzare con Braga e Shakhtar Donetsk eliminandole tra sedicesimi/ottavi e lottare contro l'Ajax per conquistare un posto al sole tra le prime 4 della seconda competizione europea. Ora tra i capitolini e la finale di Danzica rimane solo il Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer, una squadra molto solida che in sei partite ad eliminazione diretta ha segnato la bellezza di 10 gol: 4 alla Real Sociedad, 2 al Milan e altri 4 al Granada. Sulla carta sarà una sfida molto complicata - com’è stata anche quella contro gli olandesi di ten Hag - ma i giallorossi hanno almeno tre motivi per sperare di raggiungere l'atto finale.

1. Edin Dzeko

Nominare Edin Dzeko vicino alla parola Manchester regala sempre un'ondata di nostalgico. Il 35enne di Sarajevo ha trascorso ben quattro anni e mezzo con la maglia del Manchester City e, oltre ad aver vinto 5 trofei, ha maturato una sorta di amore concreto per le sfide contro i Red Devils. Il rapporto in realtà è nato nel 2009-2010, quando giocava con la maglia del Wolfsburg e bucò lo United un paio di volte nella fase a gironi della Champions League, ma nella testa di tutti sono rimaste le due doppiette che marchiarono a fuoco un paio di stracittadine dominate dai Citizen: l'1-6 del 2011-2012 e lo 0-3 del 2013-14. Se a questo aggiungiamo anche il bolide nella finale del Community Shield 2011, sono 7 le reti che il "Diamante" - soprannome che gli hanno dato in Bosnia - ha segnato allo United, facendola diventare la sua terza vittima preferita.
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26/04/2021 A 09:49
Facendo un rapidissimo fast forward, arriviamo al 2020-21. Finora Dzeko ha segnato "solo" 11 gol in stagione, ma negli ultimi due mesi ha ritrovato sé stesso e adesso cavalca un buonissimo momento di forma europeo con 4 gol nelle ultime 5 partite. Il numero "9" è consapevole che questa potrebbe l'ultima occasione per giocare una finale, e la sensazione è che stia provando a caricarsi la squadra sulle spalle per trascinarla verso un obiettivo storico. Raggiungere una finale di Europa League sarebbe un traguardo assolutamente meritato, per cui aspettiamoci due prestazioni di alto livello.
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2. La fiducia

"Il Manchester parte certamente favorito, ma il fatto stesso di essere arrivati in semifinale ci dà il diritto di crederci". Sempre parlando di leadership, è ancora Edin Dzeko, nell'intervista rilasciata al sito UEFA, che ci regala il secondo motivo per cui la Roma dovrebbe credere nel passaggio del turno contro il Manchester United. Molto spesso nel racconto di una stagione viene fuori una frase che fa più o meno così. "In campionato serve costanza di rendimento, in Europa invece contano molto di più lo stato di forma e i dettagli".
Se dovessimo fare una fotografia che prende in considerazione solo i valori delle due rose, la partita finirebbe ancor prima di iniziare. Anche se lo United non sta vivendo il miglior momento della sua storia, è comunque popolato da alcuni super giocatori che innalzano notevolmente il livello del club. La Roma, al contrario, ne possiede molti meno, ma non per questo avrà meno occasioni. La formula del tutto in 180 minuti, fortunatamente, ha il potere di rimescolare le carte in tavola e premiare tutti quelli che entrano in campo con coraggio: giocare in maniera proattiva e pensare positivo, credendo nell'obiettivo, potrebbe risultare fondamentale per completare quella discrepanza di pronostico che mette lo United come sicuro finalista.

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3. Singoli vs Squadra

Entrando nel tecnico, invece, i motivi per credere nella finale arrivano dal doppio confronto che lo United ha giocato circa un mese fa contro l’altra italiana presente agli ottavi di finale: il Milan. Nell’eliminatoria con i rossoneri è stato palese come "i campioni" di cui parlavamo sopra abbiano fatto la differenza per Solskjaer. Nonostante un Milan molto propositivo, l'assist di Bruno Fernandes all’andata e il gol di Pogba al ritorno sono state le due giocate che hanno spostato la qualificazione verso l’Inghilterra.
Proprio partendo da quelle due sfide, non è utopistico pensare che la Roma abbia le carte in regola per giocarsela a viso aperto. La truppa di Fonseca ha fatto vedere di saper essere camaleontica, mantenendo sempre salda la propria identità (lo spiegavo qua), mentre lo United è molto più legato alla creatività dei suoi giocatori-simbolo: Pogba e Bruno Fernandes. Otturare le loro ricezioni a centrocampo e limitare la profondità dei velociraptor Rashford e Greenwood potrà giocare un ruolo decisivo ai fini della qualificazione. In possesso, invece, oltre al riferimento centrale offerto da Dzeko, la Roma potrà contare sia sull’attacco in transizione (Spinazzola, Veretout, Mkhitaryan) che su quello che ricalca i dettami del Juego de Posición tanto caro a Fonseca.

Riassumendo

In sintesi: lo United parte sicuramente favorito grazie alla solidità e alla concretezza che ha dimostrato durante tutto l’anno - la squadra di Solskjaer non ti ruba l’occhio ma è seconda in Premier League e in semifinale di Europa League - però, allo stesso tempo, Fonseca sembra avere qualche arma in più a livello tattico. In ogni caso, alla Roma servirà giocare un doppio confronto senza troppe sbavature, poiché l'eliminatoria viaggerà sopra un filo molto sottile - quello degli episodi. I giallorossi hanno già fatto vedere di saperli piegare a proprio vantaggio contro l’Ajax, facendo il pieno di fiducia in un doppio confronto molto sofferto, ma non per questo sarà più facile.

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