di Alexander Netherton (Eurosport UK) - Bruno Fernandes è esploso in fretta al Manchester United ma la sua irruzione sulla scena della Premier League è il risultato di anni di duro lavoro. Per la maggior parte dei giocatori portoghesi il percorso nei più importanti campionati europei è di norma più semplice di quello che ha visto protagonista il centrocampista dello United. I talenti si mettono in luce nelle giovanili di Porto, Benfica e Sporting Lisbona prima che Jorge Mendes si muova per dare il la a un trasferimento in Liga o in Premier League. Se si considera che la Nazionale portoghese ha un grande peso a livello internazionale, i giocatori hanno uno status tale da giustificare commissioni altissime legate ai loro trasferimenti e naturalmente anche lauti ingaggi. Nani, Cristiano Ronaldo, Ricardo Carvalho, Joao Felix e tanti altri hanno seguito questo iter. Bruno Fernandes, invece, è cresciuto nelle giovanili del Boavista, la seconda squadra di Oporto e la meno glamour, il cui talento più famoso sbocciato in tempi recenti è Jimmy Floyd Hasselbaink.

L'esperienza in Italia

Europa League
Pioli: "Lavoriamo per tornare a vincere come in passato"
10/03/2021 A 14:12
Fernandes non è mai stato considerato un giocatore tecnicamente non dotato, ma solo poco adatto alle squadre in cui ha militato. Considerata la sua struttura fisica, non era ritenuto sufficientemente robusto per imporsi. Il suo talento non è mai stato in discussione, la sua continuità sì. Novara, Udinese e Sampdoria non hanno avuto la pazienza di aspettarlo perché avevano altre priorità, una su tutte centrare la salvezza. Nonostante tutto, gli anni trascorsi in Italia sono stati cruciali per lui. Gli hanno insegnato a giocare e a combattere in mezzo al campo. Lo stesso Fernandes lo ha ammesso lo scorso anno in un'intervista all'UEFA: "L'esperienza in Italia mi ha aiutato a diventare un giocatore più maturo e pronto. Ho imparato rapidamente a lottare e ad adattarmi a una nuova cultura e a un nuovo tipo di calcio".

Bruno Fernandes ai tempi della Sampdoria

Credit Foto Getty Images

La svolta: il ritorno in patria

Considerato che stiamo parlando del giocatore più importante nella rosa attuale del Manchester United, a posteriori sembra davvero curioso il fatto che non abbia avuto la possibilità di giocarsi le sue carte in una big di Serie A e che - al contrario - sia stato costretto a tornare in patria allo Sporting Lisbona. Di solito, per un portoghese il ritorno a casa è visto come un fallimento. Nani, ad esempio, si trasferì allo Sporting Lisbona una volta chiuso il suo ciclo allo United e questo passaggio rappresentò per lui una sorta di declino. Stesso discorso per Ricardo Quaresma. A Fernandes è andata diversamente: il ritorno in Primeira Liga gli ha consentito di guadagnarsi finalmente il trasferimento in uno dei club più grandi e importanti d'Europa.

Lo United e lo scetticismo iniziale

L'acquisto di Bruno Fernandes da parte del Manchester United aveva fatto storcere il naso a molti. Ma, come avevano dimostrato Novara e Sampdoria anni prima, il talento del giocatore era tale che valeva la pena insistere su di lui. Ecco quindi che con il trasferimento allo Sporting Lisbona il centrocampista ha attirato tutti i riflettori su di sé. Di lui si dice che abbia una ferra volontà di vincere e che tenda a manifestare tutta la propria frustrazione quando le cose non vanno come vorrebbe. La proposta di raddoppiargli l'ingaggio, ad esempio, non è bastato finora a convincerlo a prolungare il contratto con lo United. Fernandes vuole innanzitutto che il club costruisca una squadra più forte intorno a lui, una squadra che ambisca a vincere qualcosa di importante.
Alla corte di Solskjaer ha dimostrato di essere fondamentale per i Red Devils e allo stesso tempo ha fatto intuire perché l'Italia non era la sua cornice ideale. Il suo modo di giocare aggressivo e le sue verticalizzazioni sono ciò di cui ha bisogno lo United, una squadra che non è costruita per fare possesso palla (vedi le statistiche del derby vinto contro il City lo scorso weekend). Del lavoro di copertura si occupano altri (Fred, McTominay), mentre per Solskjer è importantissimo avere qualcuno in grado di rifornire i vari Martial, Rashford, Greenwood e James. In un calcio più tattico come quello italiano, il lavoro del portoghese era probabilmente stato considerato meno incisivo anche a fronte dei pochi gol segnati.

Bruno Fernandes

Credit Foto Getty Images

Dopo l'addio di Ferguson lo United aveva perso fiducia e spavalderia ed è ancora lontano da quei livelli. Fernandes, tuttavia, è stato spesso fondamentale nell'indirizzare le partite. Le sue capacità tecniche e la sua voglia di prendersi tutte le responsabilità - al contrario di Pogba - segnando alla media di un gol ogni due partite, la freddezza nel calciare i rigori e nel confezionae assist, hanno contribuito a dare alla squadra un'identità precisa. Con Fernandes i Red Devils hanno trovato un leader: hanno ancora tanta strada da fare e potrebbero non riuscire a superare l'ostacolo Milan agli ottavi di Europa League. Ma con questo Fernandes (anche se lui dovesse giocare non al meglio delle sue possibilità) avranno sempre una chance.

2005, 2007, 2010: i Milan-Manchester United che hanno fatto la storia

Calciomercato
Ibra chiama il rinnovo, il Milan risponde
09/03/2021 A 11:41
Europa League
Manchester United-Milan: probabili formazioni e statistiche
08/03/2021 A 16:48