È un'impresa titanica spiegare Dejan Savicevic a beneficio di chi non l'ha vissuto: perché era un giocatore atipico e perché pare azzardato lanciarsi in paragoni tra il fuoriclasse montenegrino e gl'illuminati mancini del nostro tempo. Ineffabile, Unico... Genio, in ossequio al memorabile soprannome affibiatogli da Carlo Pelegatti ai tempi del suo interregno milanista. Approfittando della sfida dal sapore così vintage tra Stella Rossa e Milan ripercorriamo la carriera di Savicevic attraverso i suoi momenti più emblematici, le dieci manifestazioni del Genio. Una di loro, celestiale, si materializzò proprio in occasione di un'iconica sfida tra Zvezda e Diavolo al Marakàna di Belgrado, nei giorni in cui la Squadra Perfetta prese forma.

Savicevic come Zorro

Per un’ora lui è Zorro e noi siamo il Sergente Garcia (Federico Buffa)
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Stella Rossa: "Aprite il Marakana ai tifosi, c'è il Milan"
16/02/2021 A 17:27
31 marzo 1988, stadio municipale di Poljud (Spalato): quella tra Jugoslavia e Italia è un’amichevole tutt’altro che banale. Perché Paolo Maldini fa il suo debutto assoluto con la Nazionale e perché il dieci della “Jugo” Dejan Savicevic è in giornata di grazia, nonostante il pubblico sottolinei ogni suo tocco di palla con bordate di fischi (è già Croazia contro Montenegro). Vialli porta in vantaggio gli azzurri sfruttando l’assist vellutato del gemello Mancini, poi il genio fuoriuscito da una lampada made in Podgorica manda al tappeto De Agostini con una finta e indirizza sulla testa del compagno Jakovljevic con setoso cross mancino. Lui come Zorro, gli azzurri come novelli sergenti Garcia a inseguirlo invano.
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Milan a casa del Genio

Dopo aver passeggiato contro il Vitocha Sofia il Milan di Arrigo Sacchi affronta la temibile Stella Rossa al secondo turno della Coppa dei Campioni 1988/1989. A San Siro finisce 1-1, al ritorno succede di tutto. 9 novembre, Belgrado: la Stella conduce per 1-0 grazie allo splendido collo-esterno sinistro di controbalzo di Savicevic, ma il direttore di gara è costretto a sospendere il match per un nebbione omerico (Virdis viene espulso ma Sacchi se ne accorgerà solo nel momento in cui se lo ritroverà in borghese al rientro negli spogliatoi, per dire). Si rigioca il giorno dopo: autorete di Vasilijevic clamorosamente non ravvisata dalla terna arbitrale, gol di van Basten e pareggio di Piksi Stojkovic, imbeccato da un lancio di Savicevic che per descriverlo bisognerebbe stracciare lo Zanichelli. Passa il Milan dopo la lotteria dei calci di rigore, ma il Genio ha incantato tutti.

Le notti magiche di Dejan

30 giugno 1990, Stadio Comunale di Firenze: la Jugoslavia di Dejan Savicevic veleggia a un passo dalla semifinale mondiale di Italia 90; nonostante l’ingiusta inferiorità numerica i ragazzi di Osim giocano meglio e trascinano l’Argentina ai calci di rigore in una giornata che più afosa non si può. Maradona sbaglia, Savicevic no: purtroppo per il Genio i suoi compagni di squadra non sono altrettanto precisi dal dischetto e ad avanzare è una fortunatissima Albiceleste.
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Sul tetto d’Europa

Il 1991 è l’anno della Stella Rossa che trionfa in Coppa dei Campioni a spese dell’Olympique Marsiglia: è una delle finali più brutte mai viste, ma il Genio sbuca dalla lampada in occasione della “semi” contro il Bayern Monaco. 10 Aprile, Olympiastadion, gara di andata: sul risultato inchiodato sull’1-1 Dejan Savicevic parte in progressione innestando le marce alte e fulmina Aumann con radente diagonale mancino in corsa. La strada verso la finalissima di Bari e il conseguente trionfo è spianata, i presidenti dei top club europei – compreso Silvio Berlusconi – fanno oh.

Benvenuto, Genio!

7 marzo 1993, a San Siro va in scena Milan-Fiorentina e Capello concede una chance al fantasista arrivato in estate dalla Stella Rossa. Durante il primo anno in rossonero Savicevic è impiegato col contagocce a causa della regola che imponeva il tetto dei tre stranieri in campo, ma in appena dieci gettoni riesce ad accumulare quattro gol. La doppietta contro la Viola è la prima vera manifestazione del Genio: colpo di testa ad altissimo coefficiente di difficoltà e sinistro in buca d’angolo dopo esaltante progressione e doppio dribbling al limite dell’area… San Siro è già ai suoi piedi!
"Dejan Savicevic? Un grande giocatore, ha avuto problemi all'inizio con il Milan perché non correva, era abituato a fare quello che voleva nella Stella Rossa. Abbiamo risolto grazie a una riunione straordinaria con la squadra. Poi è stato un giocatore fondamentale per il Milan di allora: aveva una classe cristallina, era unico. (Fabio Capello)"

18/05/94: la perla

È il lampo di genio per eccellenza, quello che mette in cassaforte la finale di Champions League del 1994 tra il Milan di Capello e il quotatissimo Barcellona di Crujff. Savicevic aveva già apparecchiato la tavola per il gol del vantaggio di Daniele Massaro, ma al minuto 47 autografa il capolavoro di una carriera: vince un contrasto sul settore di destra con Miguel Angel Nadal (zio di Rafa) e dal lato corto dell’area lascia partire un pallonetto radiocomandato con piatto sinistro a scavalcare l’inerme Andoni Zubizarreta. 3-0 e tanti saluti alla spocchia del grande Johan e del suo Barça. Quella prodezza senza tempo è la cifra stilistica del Genio.

Il poker perfetto di Bari

Destro, testa, sinistro e ancora sinistro: è il 15 gennaio del 1995 e allo Stadio San Nicola di Bari Dejan Savicevic è in pura trance agonistica. La sfida tra galletti e rossoneri finisce con un pirotecnico 3-5 marchiato indelebilmente dal poker d’autore del Genio rossonero, protagonista di una serata perfetta a lustrare il suo pantagruelico repertorio. Bari è la sua città-talismano.

Ancora Champions, ancora Genio

19 aprile 1995, semifinale di ritorno della Champions League Milan-PSG: forte dello 0-1 strappato al Parco dei Principi a tempo scaduto grazie alla firma di Zorro Boban il Diavolo si affida a Dejan Savicevic per staccare il pass verso la finalissima di Vienna.
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La scelta sarà lungimirante: il Genio autografa infatti una memorabile doppietta grazie a due imbucate mancine di rara bellezza, la prima eseguita dopo funambolico dribbling. Terza finale di Champions League consecutiva per il Milan, ma privati della possibilità di esaudire i tre desideri del Genio - out contro l'Ajax per un maledetto infortunio - i rossoneri andranno incontro a un epilogo nefasto.

The Last Dance

Il 28 aprile del 1996 è il giorno della grande festa del popolo rossonero a San Siro: Il Milan vince il suo 15esimo scudetto e saluta al contempo le leggende Mauro Tassotti, Roberto Donadoni e Fabio Capello. L’avversario di giornata è la Fiorentina del futuro “10” rossonero Rui Costa ma il “10” attuale del Milan quando vede viola si scatena, è risaputo: suo il gol del provvisorio 1-1. Alla festa si iscriveranno poi i compagni di reparto Roberto Baggio e Marco Simone. È l’ultimo tricolore conquistato dal Genio in maglia rossonera, nonché l'ultimo trofeo in assoluto.

L’ultimo gol in rossonero

L’8 gennaio del 1998 Dejan Savicevic batte l’ultimo, vero, grande colpo in maglia rossonera. San Siro è la cornice dell'ennesimo derby della Madonnina, valevole stavolta per l'andata dei quarti di finale di Coppa Italia. Il montenegrino ritrova come per magia lo smalto di un tempo: propizia il gol del momentaneo 2-0 di Maurizio Ganz, poi si mette in proprio fulminando Pagliuca con sinistro schiacciato a terra. È la notte del clamoroso 5-0 del Milan sui “cugini” nerazzurri, ma soprattutto quella dell’ultima manifestazione del Genio di Podgorica.

Così lo Spezia ha smontato il Milan di Pioli

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