Heaven is a place on Earth. L’assist è davvero troppo ghiotto per non essere sfruttato. Esplodevano così ieri sera i 50mila di Ibrox, sulle famosissime note della hit anni ‘80 di Belinda Carlisle, riadattate magnificamente per John Lundstram, centrocampista inglese retrocesso lo scorso anno con lo Shefflied e diventato protagonista a Glasgow. Suo il gol decisivo che a 9 minuti dalla fine ha rispedito i Rangers in una finale europea. Traguardo assolutamente impensabile a inizio stagione. Specie per una squadra che esattamente 10 anni fa, sommersa dai debiti, dichiarò il fallimento e fu costretta a ripartire dalla Scottish Third Division: il livello professionistico più basso del calcio scozzese. Non esattamente il paradiso in terra, per stare in tema.
Eppure, il paradiso in terra, a Glasgow, sono riusciti a ricostruirselo con un ritorno ad alti livelli semplicemente straordinario per la relativa rapidità con cui si è palesato. L’ultima finale europea dei Rangers in fondo non era stata nemmeno poi così lontana; e qualche tifoso italiano la ricorderà sicuramente: 2008, 14 anni fa. Gli scozzesi uscirono vincitori da una semifinale di ritorno di Coppa UEFA a Firenze, decisivo fu un errore di Vieri nella lotteria dei rigori dopo 180 minuti chiusi in trincea. Nell’ultimo atto si arresero poi a quello Zenit San Pietroburgo che sull’onda lunga delle mire espansionistiche russe lanciate da Roman Abramovich e il suo Chelsea, si affacciava in Europa con ambizioni e denari direttamente proporzionali. E non a caso trovò quasi subito successo.
Premier League
Jorginho trasforma 2 rigori e il Chelsea va. Liverpool ok con Salah
11/12/2021 A 14:52
Da lì, i Rangers, iniziarono in qualche modo la loro caduta. Societaria, ancor prima che calcistica. Coincisa con un passaggio di consegne: ossia quando David Murrey, storico presidente del club, cedette la società a Craig Whyte. Il buco, rapido, di 115 milioni di sterline. Gli 80 milioni circa di imposte non pagate al fisico che fecero dei Rangers i più grossi evasori fiscali di Scozia... E l’inevitabile fallimento pilotato del 2012, chiuso per altro con un’iconica vittoria contro il Celtic, i rivali di sempre. Da lì una ripartenza difficile, con una doppia promozione sì fino alla Scottish First Division – la nostra Serie B – ma anche l’anno di purgatorio extra inaspettato, quando ai playoff i Gers si arresero a un anno di permanenza extra nella lega inferiore. Insomma, i Rangers, al massimo livello scozzese, tornarono solo nel 2016, come un club che si era ripreso sì il nome sparito dopo il fallimento, ma non ancora il prestigio sul campo del passato. Ecco perché, di fatto, solo 5 anni dopo essere tornati al top, il raggiungimento di una finale europea può descriversi come un autentico miracolo, anche se frutto di una crescita graduale ma costante. Due terzi posti, poi due secondi e infine il ritorno sul trono di Scozia nella scorsa stagione, la 2020-21, quando i protestanti di Glasgow, guidati dall’ex stella del Liverpool Steven Gerrard, conquistarono il 55° titolo nazionale, il primo da Ally McCoist, ultimo manager a riuscirsi prima del fallimento.
E così, non può sorprendere che lo stesso McCoist, oggi opinionista di BT Sport, perda il controllo negli studi del post partita e si unisca alla festa. C’è anche lui a cantare sulle note riadattate di John Lundstram is the best on Earth. Perché l’entusiasmo incontenibile è frutto di una rincorsa europea assolutamente insperata. E di una stagione con un cambio in corsa. Gerrard, infatti, dopo il titolo, lasciava i Rangers lo scorso 11 novembre, a piena stagione in corso, per rispondere alle lusinghe dell’Aston Villa in Premier League, come spesso succede a qualsiasi talento – calciatore, giocatore, staff – che passi dalla Scozia e si faccia notare dai vicini inglesi. E così la squadra se l’è presa un ex, sempre amato e che sempre amano (vedi Marco Negri qui sotto), come Giovanni van Bronckhors.
E da lì è proseguito quella specie di miracolo già imbastito da Gerrard. Si perché i Rangers, come la Roma di Mourinho in Conference League, partono da lontano. Anzi, da lontanissimo: metà agosto. Con un doppio incrocio soffertissimo contro i modesti armeni del Alashkert. 1-0 tirato in Scozia, 0-0 al ritorno in Armenia. Dentro per il soffio nel Gruppo A, incominciato per altro con due sconfitte: uno 0-2 in casa contro il Lione e un ko 1-0 a Praga contro lo Sparta. Il passaggio al playoff con le retrocesse Champions, per i Rangers, è stato un travaglio concluso solo grazie al dominio del Lione nel proprio gruppo e chiuso un punticino sopra proprio allo Sparta Praga. Eppure, da lì, si è accesa la scintilla. Il colpaccio clamoroso di febbraio, con il 4-2 in casa del Borussia Dortmund, come l’inizio di qualcosa di magico. Gli ottavi, a marzo, sulla Stella Rossa di Stankovic, squadra tutt’altro che banale. Poi i quarti, qualche settimana fa, con l’altra rimonta di Ibrox prima ancora di quella di ieri sera, vittima il Braga. Infine, poi, la storia a ripetersi, contro il decisamente favorito Lipsia. Lo stesso Lipsia che era diventato storia virale, da tabloid, per il viaggio cult di alcuni tifosi dei Rangers che avevano aggirato i costi esorbitanti delle compagnie aeree con l’improbabile tratta Glasgow-Palma di Maiorca, Palma di Maiorca-Lipsia (e ritorno), ridicolizzando la matematica degli algoritmi che gestiscono ormai le nostre vite.
Oggi, che tutto questo viaggio metaforico e non solo riporta i Rangers e i suoi tifosi a un’ultima trasferta, la più bella: 18 maggio, Siviglia. Per provare di nuovo l’assalto a quella coppa che nel frattempo ha cambiato nome e modalità di assegnazione, ma che resta sempre la stessa. Come la stessa è rimasta la passione negli anni. E davvero allora non si può che tornare a quell’assist lì.
Perché se pensi che John Lundstram sia il migliore del mondo...
Perché se di gioia fai tremare uno stadio...
Beh allora, sul serio, il paradiso, te lo sei costruito in casa.
Premier League
Gerrard torna in Premier? L'Aston Villa tratta con i Rangers
10/11/2021 A 16:22
Champions League
Lo Shakhtar di De Zerbi vince in Belgio, Monaco corsaro a Praga
03/08/2021 A 21:01