Il 1° luglio ha segnato una meta storica per il movimento del calcio femminile, ovvero il passaggio dal dilettantismo al professionismo. Un riconoscimento che per ora coinvolge solamente la nuova Serie A femminile a 10 squadre, in attesa che i tempi si rivelino maturi anche per la serie cadetta. Come conferma lo studio di Banca Ifis, lo sbarco nel mondo del professionismo si è rivelato un processo lento ma inevitabile per un movimento che fa registrare di anno in anno segnali di vertiginosa crescita.
Basti pensare che nel 2011 le calciatrici tesserate in FIGC erano solo 10mila, mentre nel 2020 se ne contavano 31mila con un tasso di crescita di circa il 12% ogni anno. Mentre le nostre azzurre sono impegnate nella rassegna continentale, e in molte Nazionali di calcio si è raggiunta l’equal pay con la selezione maschile – parliamo di USA, Spagna e in misura minore Norvegia, Nuova Zelanda e Olanda – la lunga lotta per l’uguaglianza sportiva e di genere ha fatto breccia nel cuore della federazione.

Juventus Women

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Stipendi e ricavi più alti: i club si preparano

Due i traguardi di lungo termine a cui risponde il passaggio al professionismo: il primo ha una base etica e culturale, ovvero il sacrosanto riconoscimento del mestiere di calciatrice. Il secondo invece ha un’origine economica: il passaggio al professionismo vuole abilitare un sistema in grado di innalzare sia gli stipendi delle calciatrici che i ricavi dei club.
Per questi ultimi, lo sconfinamento nel professionismo comporterà maggiori costi di gestione: secondo Ifis, da questa stagione i club spenderanno il doppio fino a raggiungere aumenti tra il 60% e l’80% in costi. “Le società dovranno infatti adottare la forma di società di capitali, versare una fideiussione di 80.000 euro e rinnovare le proprie strutture garantendo un impianto sportivo con almeno 500 posti”, si legge.
Sull’altro piatto della bilancia però, lo sviluppo del sistema calcio femminile indurrà un aumento dei ricavi; Ifis confronta i numeri del calcio femminile inglese – già passato al professionismo – con quello italiano: in media, un club di premier genera 1,4 milioni di introiti dal calcio femminile, contro i 900mila del dilettantismo italiano.

Georgia Stanway, Manchester City

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Netto è anche il divario salariale tra calciatrici del campionato inglese e quelle del campionato italiano: le prime pesano circa un milione sul bilancio delle società, raggiungendo in media i 50.000 euro di stipendio contro il misero 18.333 delle italiane. Una cifra che, per legge, sarà destinata ad aumentare: in quanto calciatrici professioniste, le ragazze di Serie A non potranno guadagnare meno di 26.000 euro lordi l’anno, senza alcun tetto massimo. Inoltre, la rivoluzione del 1° luglio consentirà alle giocatrici di usufruire di tutele legali e sanitarie – come la maternità e i versamenti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti dell’Inps.

Al passo con il calcio che conta

Lo svincolo giuridico appena concretizzatosi permetterà inoltre di allestire vere e proprie sessioni di calciomercato, evitando che alcuni accordi economici di Serie A possano venire depositati con importi pari a zero.
La svolta in Italia arriva al momento giusto; come riferisce Ludovica Mantovani (Presidente del Consiglio Direttivo della Divisione Femminile della FIGC): “Nei campionati d’élite in Inghilterra le calciatrici sono già professioniste così come in Svezia. In Francia, come in alcuni altri Paesi, vige un modello misto, perché la legge lo permette, dove militano nello stesso campionato atlete professioniste e dilettanti. Spostandoci a livello mondiale oltre al riferimento degli Stati Uniti, va segnalata l’Australia, pioniera del professionismo dal 2008. Interessante poi è l’esempio del Giappone che ha scelto di lanciare dall’ultima stagione la Women’s l’Empowerment League, sul modello NBA, senza promozioni e retrocessioni”.

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In Italia, tutto partì nel lontano 1968 con la creazione della Fic, Federazione Italiana Calcio Femminile, incorporata nella Lega Nazionale Calcio Dilettanti solo nel 1986. L’accelerata decisiva è arrivata solo all’alba del 2015, quando la FIGC ha messo a disposizione dei club maschili delle due massime serie, l’istituzione di una squadra femminile Under 12 da almeno 20 elementi. Da lì le creazioni di Under 15 e 17, fino alla spinta decisiva concretizzatasi questa estate: il calcio femminile italiano ha fretta di crescere dopo decenni di ombra e incertezza.

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