Federico Marchetti: "Avevo la depressione, ma il Cagliari insabbiò tutto. Subii mobbing"

CALCIO - L'ex portiere racconta la sua malattia in un'intervista alla Gazzetta dello Sport. "Avevo smarrito me stesso, non riuscivo nemmeno più a tuffarmi tra i pali. Stavo male, non ero nello stato mentale adatto per scendere in campo. Lo dissi al preparatore dei portieri. Non fu capito".

Federico Marchetti con la maglia del Cagliari

Credit Foto Getty Images

Federico Marchetti ha chiuso la sua carriera dopo l'esperienza a Malta, ultimo capitolo di un'avventura sportiva che l'ha visto protagonista soprattutto tra Cagliari e Lazio. Il 42enne veneto si è raccontato in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato anche di momenti molto difficili della sua vita.

La depressione

"Ero depresso, non ho vergogna nel dirlo. Avevo smarrito me stesso, non riuscivo nemmeno più a tuffarmi tra i pali. Stavo male, non ero nello stato mentale adatto per scendere in campo. Lo dissi al preparatore dei portieri. "Non me la sento". Non fu capito. Giocavo a Cagliari e la società insabbiò tutto: venne solamente comunicato che ero infortunato. In realtà avrei avuto bisogno di sostegno, non di essere lasciato solo. La depressione è una malattia, va trattata con serietà.

Mobbing a Cagliari

"Ho subìto un mobbing camuffato. Mi allenavo con la prima squadra, ma non venivo mai convocato. Tornavo dal Mondiale in Sudafrica, in cui ho fatto pure due presenze, e mi fu addossata la colpa di aver detto che mi sarebbe piaciuto giocare la Champions. Tutto qui. Da lì è iniziata una guerra senza fine. Pensi che in tribunale mi presentai con un vestito viola per far innervosire Cellino: aveva gli occhi sbarrati".

Le difficoltà a Genoa

"Dovevo andare a Napoli al posto di Meret. Invece vado al Genoa e non gioco mai. Una gestione ridicola da parte di personaggi rivedibili...Blessin? Quello che penso lo avete già letto su Instagram. È il peggior allenatore mai visto. Ci trattava di m... e ci umiliava in continuazione, anche singolarmente. Prendeva i giocatori e li insultava. Odiava gli italiani. Calafiori lo massacrava, gli diceva che era un "italian bastard". Soffriva me, Criscito e Behrami. Infatti, non è un caso che Pandev scelse di accettare il Parma in Serie B pur di scappare. Le sembra normale che un ragazzo che ha vinto tutto in Italia e in Europa finisca a fare i tiri con i ragazzini a fine allenamento? Blessin lo umiliava in continuazione. Lui è andato via prima di mettergli le mani addosso".

Rimpianti

"Sì, mi è mancata una big. Anche se sono felice del percorso fatto. Mi è dispiaciuto per il Genoa, è stata una situazione gestita malissimo...Nel 2010 mi volevano in tanti, sì. Durante il Mondiale ci fu una chiacchierata con la Samp, poi la Roma e il Milan. Allegri, con cui ho un ottimo rapporto, mi voleva portare con sé. Ma sa... il presidente rifiutava ogni offerta, per cui era difficile muoversi".

Sulla Nazionale

"Devo solo ringraziare Lippi, Prandelli e Conte per la fiducia. Certo, va detto che per molti ero sempre "quello del Cagliari". Anche dopo il Mondiale la critica fu quella di giocare in una squadra minore. Fossi stato il portiere del Milan sarebbe stata un’altra storia".
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Video credit: SNTV


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