E’ stata una bella e lunga chiacchierata quella di Pep Guarduola alla BoboTV, ospite di Vieri, Adani, Cassano e Ventola sul canale Twitch, Guardiola ha toccato tantissimi argomenti per quasi 40 minuti di chiacchiere sul calcio. Dal passato al presente, Guardiola ha parlato liberamente tra battute e sorrisi con gli ex colleghi calciatori. Il tema più caldo dal punto di vista della notizia in sé è probabilmente in una battuta di Guardiola, che ridendo e rispondendo a una domanda sulle varie difficoltà avute ad adattarsi alle differenti culture calcistiche nei Paesi in cui ha allenato, ha affermato: “Quando verrò ad allenare in Italia farò le stesse cose”. Concetto ribadito poi con un’altra battuta: "Per il buon cibo devo venire in Italia...".
Un Guardiola che ha poi toccato davvero tanti argomenti, dalle influenze di Johan Cruijff nel suo processo di crescita da allenatore all’impatto di Mazzone con il suo arrivo da giocatore in Italia, passando per la Premier vinta quest’anno al ritorno sul suo Barcellona e sulla figura di Messi. Queste, in estrema sintesi, le varie pillole.

Sulla Premier vinta quest’anno

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"Questa è stata più speciale. Sono tutte speciali, ma è stata una vittoria incredibile, in un anno pieno di difficoltà per tutit con tanti amici che sono mancati anche per il Covid. Questa Premier resterà indimenticabile per tutte le difficoltà che abbiamo avuto fuori, non potendo fare una vita normale. I miei giocatori poi sono stati un martello”.

L’aneddoto su Mazzone

"Mazzone è stato come un padre per me. Ricordo ancora il mio primo giorno al Brescia, arrivavo da ex capitano del Barcellona con un sacco di aspettative... Mazzone mi si avvicinò in albergo: 'Io non ti volevo, non so che ci fai qua'. Rimasi a bocca aperta. E il mister proseguì: 'Io ho acquistato Giunti e gli ho dato fiducia, ora dovrò vedere cosa fare con voi due nello stesso ruolo'. Parlammo tanto e alla fine mi disse: 'Sei bravo. Ti voglio bene e ti farò giocare'. Mazzone mi è stato veramente vicino, soprattutto nei momenti difficili. Mi ha trattato come un figlio".

2002, Brescia, Roberto Baggio, Pep Guardiola (AP/LaPresse)

Credit Foto LaPresse

Su Messi e su Busquets

"Messi è fortissimo, è il più forte di tutti. Al di là delle qualità che ha, ha anche una mentalità fuori dal normale. Nei quattro anni in cui ho allenato il Barcellona Leo non ha persona neanche una partitella. Dico sempre che nel mio Barça ho avuto la fortuna di avere Messi, ma anche un gruppo fantastico pieno di tanti altri campioni usciti dalla nostra Cantera. Penso a Busquets per esempio. I centrocampisti centrali devono essere proprio come Sergio secondo me: parlare poco e pensare anche per gli altri".

Sul Barcellona

"Animali competitivi, ho imparato tanto da loro. Al di là della qualità, uno voleva essere più forte dell’altro nella stessa squadra… ho avuto la fortuna di aver preso il giocatore più forte di tutti i tempi, che ha preso la 10 a 23 anni quando Ronaldinho è andato via e 7-8 ragazzi della Cantera fortissimi… e poi stranieri fortissimi. Noi giocavamo finali di Champions, di coppa, era come un’amichevole per noi. Erano tutti molto forti, la mentalità di Puyol, Abidal, Dani Alves… mamma mia come andava. Poi erano amici e tutti conoscevano i ruoli. Tutti sapevano che Messi era il più forte e lo accettavano e chi non giocava sapeva che non poteva farlo perché gli altri erano più forti. Tutto è iniziato con Cruijff. Quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé".

Su Cassano e i tempi passati alla Roma

Antonio, diciamoci la verità: eravamo sempre in panchina... Io, te e Batistuta. Non ero in una bella condizione quando sono arrivato alla Roma, ero giù sul finire della mia carriera con tanti problemi fisici, ma quanto mi sono divertito con Cassano...".

Sul ruolo dell'allenatore

"ll nostro mestiere è molto duro, non vi consiglio di essere allenatori perché devi decidere chi non far giocare e sono tutti bravi. Però uno deve essere onesto e non vinci un titolo se il rapporto è brutto con la squadra durante la stagione. Sotto la maglia c’è un uomo e dobbiamo rispettarci. Il mio ruolo è difficile e se fai delle scelte alla fine qualcuno non ti vuole bene. Noi tutti vogliamo essere amati ma quando devi fare delle scelte per il bene della squadra, qualcuno non ti ama".

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