Hubner, il Montichiari e un esonero paradossale

Strana la vita.

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Nessun presidente o uomo di calcio si sarebbe mai permesso in discussione un calciatore come Dario Hubner, un attaccante con il gol nel sangue, capace di segnare in tutti i modi e ancor oggi unico calciatore ad essersi laureato capocannoniere in tutte e tre le categorie professionistiche (Serie A, B e C). Ora che però Tatanka, da meno di un anno, ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore le cose purtroppo sono cambiate. L’indimenticato bomber di Brescia, Piacenza e Cesena in questo breve periodo ha già scoperto quanto sia complicato fare questo mestiere e soprattutto quanto sia ridotta la soglia di pazienza e tolleranza di dirigenti e presidenti.
In meno di 11 mesi Hubner ha collezionato ben due esoneri lampo alla guida di Royale Fiore (Eccellenza) e Atletico Montichiari (Serie D). Quest’ultimo divorzio per le modalità e le tempistiche in cui si è materializzato è davvero paradossale e fa capire come sia concepito il calcio in Italia ad ogni latitudine e categoria. Annunciato il 21 giugno scorso in maniera entusiastica dal presidente Luciano Daeder, Hubner è stato cacciato sabato 30 agosto, esattamente una settimana prima dell’esordio ufficiale nel torneo di Serie D. Roba da far impallidire Zamparini…
L’ESPERIENZA AL ROYALE FIORE – Per raccontare al meglio il tormentato inizio di questa nuova parentesi della carriera calcistica di Hubner è inevitabile fare un passo indietro e partire dalla parentesi al Royale Fiore, la prima formazione che ha offerto all’ex bomber originario di Muggia una panchina. L’avventura inizia a metà ottobre 2013, formazione piacentina che milita nel campionato d’Eccellenza emiliano. Tatanka viene chiamato dal vulcanico Totò Rizzo, a guidare una squadra che naviga all’ultimo posto ed ha raccolto la miseria di un 4 punti in otto partite. Il primo mese e mezzo è promettente, Hubner conquista 9 punti in sette gare ed ottiene anche due vittorie contro Centese (2-1) e Sampolese (5-1). Nel mese di dicembre però ecco il crollo: tre sconfitte in altrettanti match.
che convincono il presidente Totò Rizzo, che nel frattempo nel mercato dicembre aveva smantellato l’organico, a esonerare il tecnico e a tornare in prima persona insieme al fido collaboratore Sergio Montanari ad allenare la squadra. Tatanka chiude la sua prima breve parentesi da tecnico con 9 punti in 10 gare, un ruolino di marcia non certo sontuoso ma nemmeno così tremendo soprattutto se consideriamo che nelle successive giornate la Royale Fiore ha ottenuto appena 12 punti in 16 giornate, non riuscendo ad evitare la retrocessione in Promozione.
I 70 GIORNI A MONTICHIARI – L’occasione di rilancio e di riscatto per Hubner si concretizza a giugno quando il Montichiari sceglie di puntare sulla grinta, la voglia di emergere e il carattere di Hubner. All’inizio sembra il matrimonio perfetto però pian piano i nodi vengono al pettine: il feeling con il presidente stenta a decollare, le metodologie di lavoro non convincono e i rapporti si sfilacciano. La situazione precipita definitivamente dopo la sconfitta per 4-0 maturata nel primo impegno ufficiale, la gara unica del preliminare di Coppa Italia di Serie D, contro il Castiglione. Quella brutta debacle convince definitivamente Daeder che è giusto cambiare prima che sia troppo tardi, Hubner si ritrova così a spasso poche ore dopo un’amichevole vinta 4-1 con il Rezzato.
La decisione del patron lascia interdetto anche il direttore generale Stefano Chiari che annuncia immediatamente le dimissioni irrevocabili e sbotta: “Me ne vado perché il presidente non ha mantenuto la parola data. Si sarebbero dovute aspettare almeno tre/quattro giornate e poi tirare le somme. Così non si permette nemmeno di iniziare il proprio lavoro al nuovo tecnico. Davanti ad una simile decisione preferisco farmi da parte, il mio modo di vedere il calcio è diverso”. Daeder preso atto dell’addio di Chiari richiama Claudio Ottoni, alla quinta esperienza sulla panchina del club bresciano, e capace di condurre la squadra rossoblù alla salvezza dopo i playout lo scorso maggio: "A posteriori posso dire che io e il mio staff abbiamo scelto un allenatore che ha una visione tecnica diversa dalla nostra. Non appena ci siamo resi conto che Hubner non era l’uomo giusto per noi, abbiamo deciso di invertire la rotta senza perdere tempo”.
E così Hubner si ritrova, suo malgrado, ancora una volta protagonista di una commedia dell’assurdo che non fa ridere e anzi ci lascia in eredità una triste verità. Nei Dilettanti come in Serie A coerenza, pazienza e progettualità non esistono. Sono solo parole vuote con le quali è bello riempirsi la bocca di tanto in tanto.
di Stefano Dolci (Twitter @stefano_dolci)
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