Quando Antonio Cassano parla della carriera di Francesco Totti, dice sempre una cosa molto precisa: "Lontano da Roma potevi vincere il Pallone d’Oro". La mente del giocatore barese, ogniqualvolta che i due sono insieme, finisce sempre in quell’imbuto. Come se fosse ossessionata. L’ex Samp si siede di fianco a quello che è stato (anche) il suo capitano, ritorna subito ai primi 2000 e s’immagina Totti in quel Parigi, con i capelli bagnati che gli arrivano fin quasi alle spalle e il premio in mano. Per lui è questa la fotografia che regala l'immortalità.
Da poche ore, Lionel Messi è stato eletto vincitore del Pallone d’Oro 2021. Si tratta della settima vittoria per l’argentino - che senza l’edizione del 2020 annullata per colpa del Covid-19 completa un altro back-to-back nella storia del premio - ma per quanto anche un "malato" di Pallone d’Oro come Cassano possa aver applaudito la scelta, questa assegnazione (come tante altre negli ultimi dieci anni) simboleggia perfettamente il cortocircuito di un mondo polarizzato che ha sempre più bisogno delle stesse cose per stare bene.
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Gli altri premi del Pallone d'oro '21: Lewandowski "miglior goleador"
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1. Leo Messi613 punti
2. Robert Lewandowski580 punti
3. Jorginho460 punti
4. Karim Benzema 239 punti
5. Ngolo Kanté186 punti
6. Cristiano Ronaldo178 punti
7. Mohamed Salah121 punti
8. Kevin De Bruyne73 punti
9. Kylian Mbappé58 punti
10. Gianluigi Donnarumma36 punti

Messi a Lewandowski: "Spero che ti diano un Pallone d'Oro, lo meriti"

Un po’ di storia

Se facciamo un salto nel passato, il mondo del calcio era veramente arcobaleno quando Gabriel Hanot ebbe la brillantissima idea di creare un riconoscimento che andava a premiare il miglior giocatore europeo dell’annata attraverso i voti della stampa specializzata. Nei primi 20 anni del Pallone d'Oro (1956-1977), oltre alle grandi potenze come Spagna, Inghilterra e Francia, anche "la provincia dell’impero" riuscì a trovare la propria ribalta mondiale (Ungheria, Scozia, Repubblica Ceca, Danimarca e Irlanda del Nord), offrendo tanti spunti di riflessione a livello geopolitico. Perfino quando cadde la discriminante della nazionalità europea (1995) il premio mantenne intatta la propria anima, "sbagliando" qualche scelta ma rimanendo fedele alle idee dei padri fondatori.
Con l’ingresso negli anni '10, la FIFA - stanca e gelosa dell'antagonista al suo FIFA Wolrd Player - decise che il premio entrato nell’immaginario collettivo (anche e soprattutto di gente come Antonio Cassano) doveva forzatamente cambiare. Da Pallone d’Oro a Pallone d’Oro FIFA, con la giuria che si ampliava dei vari commissari tecnici, capitani di ciascuna nazionale di calcio e rappresentanti del FIFPro. Da quel preciso istante, per sei lunghissimi anni, il Pallone d’Oro prese una forma totalmente diversa rispetto al pensiero di Hanot. Si trasformò in un premio senza purezza, come un ruscello sporcato dai rifiuti, assegnato ai più famosi e non ai più meritevoli.
[Ancora oggi le scelte di quel lustro+1 sono ricordate come le più ridicole di sempre (piegate ad un calcio che stava - e sta tuttora - prendendo una direzione tossica), tanto che nel 2016 France Football pose fine alla collaborazione con la FIFA rispolverano l'originaria formula del Pallone d'oro di stampo unicamente giornalistico].

Leo Messi con il 6° pallone d'Oro (Barcellona)

Credit Foto Getty Images

Un premio non più credibile

Per quanto Lionel Messi sia universalmente riconosciuto come il padrone degli ultimi 13 anni di calcio, questo 2021 ci riporta al recente passato. Se i primi due criteri per votare, come ha scritto Paolo Condò (uno dei votanti) su Twitter, sono le prestazioni individuali unite a quelle di squadra durante l'anno e la coppia talento-fairplay, "regalare" un altro premio all’argentino (dopo quello del 2019) non aiuta France Football, non aiuta il calcio e non aiuta nemmeno il futuro della materia.
[Disclaimer: fino a quando il Pallone d'Oro è stato un premio credibile a livello mondiale, ha sempre preferito dare più risalto al percorso delle nazionali rispetto a quello dei club. I vari Sammer, Zidane e Cannavaro sono lì che lo dimostrano. Se poi durante l'anno emergevano delle casistiche di "parità" a livello di trionfi in nazionale, la giuria virava sul rendimento dei vari club. Messi, nel 2021, ha ottenuto un grandissimo successo con l'Argentina in Copa America, ma con il Barcellona non è riuscito ad arrivare nemmeno ai quarti di Champions League. Jorginho, invece, quella Coppa l'ha vinta, e al tempo stesso ha pareggiato il risultato del 34enne di Rosario vincendo un clamoroso Europeo con l'Italia].
Estremizzare ed esasperare il concetto di sport legato a pochissimi individui (2, in questo caso), creerà una specie di effetto-vuoto nella stanza quando smetteranno. Ovvio, se ne cercheranno di nuovi (Mbappé, Haaland), ma non è detto che il risultato sia lo stesso. Gabriel Hanot, con France Football, aveva creato un premio bello e meritocratico nel 1956. Un premio in cui credere, che allo stesso tempo era anche stimolante per il dibattito. Oggi quella cosa non esiste più, e per quanto il mondo del calcio abbia sempre bisogno di modificare, cambiare e rinnovare, forse alcune cose non dovrebbero essere toccate.

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