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Daffe, il portiere insultato e squalificato: il calcio italiano vuol davvero combattere il razzismo?

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Omar Daffe lascia il campo al 29' di Agazzanese-Bagnolese, Eurosport

Credit Foto Eurosport

DaStefano Fonsato
29/11/2019 A 08:45 | Aggiornato 29/11/2019 A 10:19
@StefanoFonsato

L'onda lunga dei casi Koulibaly, Lukaku e Balotelli continua a estendersi nei campi di provincia e arriva in Emilia, dove Omar Daffe, portiere senegalese dell'Agazzanese, è stato preso a insulti a sfondo razzista nella gara di Eccellenza contro la Bagnolese. Gara abbandonata nel primo tempo. Risultato? Giocatore espulso, gara persa a tavolino e 1 punto di penalizzazione: "Così non si va avanti".

Se un vecchio adagio suggeriva come debba essere il palcoscenico più grande a "dare l'esempio" per ispirare la vita quotidiana in società, un motivo ci sarà stato. Che si tratti dello stadio di Serie A, della politica, dei talk show poco importa: quello che salta all'occhio è il progressivo deteriorarsi delle abitudini, che sta riempiendo le cronache di giornali di pessimi casi. mutuati, per l'appunto, da pessimi esempi. Ennesimo episodio di razzismo nel calcio: l'onda lunga dei casi Koulibaly, Lukaku e Balotelli continua a estendersi nei campi di provincia e arriva in Emilia, dove Seidou Omar Daffe, portiere senegalese dell'Agazzanese, domenica scorsa è stato preso a insulti a sfondo razzista nella gara di Eccellenza contro la Bagnolese. Da chi? Da un tifoso di quest'ultima squadra. A riavvolgere il nastro della sconcertante vicenda, è lo stesso Daffe a Eurosport:

Uno dei loro tifosi si è accanito su di me poco prima della mezz'ora. E' sceso dalla tribuna e, arrivato alla grata di separazione dal campo, ha attaccato con il solito 'Negro di m...'. Lo ha urlato, forte. Lo hanno sentito tutti. E non una volta, ben quattro. L'arbitro e la terna, però, hanno fatto finta di niente. Io sono in Italia da 15 anni e ho imparato a fregarmene: ciclicamente questa cosa ricapita ma, tendenzialmente, ho sempre fatto finta di non sentire. Questa volta, però, non ce l'ho più fatta e ho deciso di abbandonare la partita. Come me, lo ha fatto la mia squadra, che mi ha dimostrato vicinanza".
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Gli insulti razzisti, la gara abbandonata e la beffarda punizione del giudice sportivo

Gara sospesa al 29', quindi. In campo c'è spaesamento, si accendono le discussioni e queste sono le decisioni del direttore di gara: partita sospesa e cartellino rosso a Daffe, per aver lasciato il terreno di gioco volontariamente ed essersi recato negli spogliatoi. D'accordo o meno, sul referto viene riportato tutto quanto accaduto, dagli insulti all'epilogo. Il responso del giudice sportivo in settimana, tuttavia, per quanto "ligio" al regolamento, cozza con i messaggi di incoraggiamento a dire "basta" al razzismo negli stadi e con i proclami di tolleranza zero che, a cadenza quasi giornaliera Uefa, Figc ed esponenti politici, lanciano per denunciare ed estirpare questo triste fenomeno: mercoledì il giudice sportivo ha deliberato queste decisioni:

  • Squalifica di un turno per Omar Daffe
  • Gara persa 3-0 a tavolino all'Agazzanese e un punto di penalizzazione
  • Insulti razzisti a Omar Daffe: per l'Agazzanese danno e beffa, sconfitta 0-3 a tavolino e -1 in classifica
  • Diffida ma nessuna punizione alla Bagnolese perché le sanzioni previste dall’articolo 8 comma 1 del Codice di Giustizia sportiva, sono di fatto sospese dal Giudice Sportivo che sottopone il club a "un periodo di prova di un anno"
Ai sensi dell’art.28 comma 4) C.G.S. si commina alla società Bagnolese la sanzione di cui all’art. 8 comma 1 lett. d) C.G.S, poiché propri sostenitori nel corso della partita rivolgevano espressioni offensive per motivi di discriminazione razziale nei confronti di un giocatore avversario. In applicazione dell’art. 28 comma 7 C.G.S questo Giudice Sportivo, tuttavia, sospende l’esecuzione di tale sanzione e sottopone nel contempo la società Bagnolese ad un periodo di prova della durata di un anno".

Eccellenza Emilia-Romagna 2019-2020: il portiere dell'Agazzanese Omar Daffe, il primo in piedi da destra

Credit Foto facebook

Il responso beffa del giudice sportivo

Una vera e propria beffa per Omar, 37enne estremo difensore solare, genuino, generoso, in Italia da 15 anni in cui la sua parlata, ormai, ha l'inflessione di Parma, città in cui vive insieme alla moglie Valeria e ai figli Ibrahim Sebastian e Ismaël di 11 e 12 anni. Un anno fa ha perso il lavoro da impiegato in un magazzino, ma Daffe non si è arreso e, oltre al compenso da calciatore di prima squadra, si è messo a totale disposizione dell'Agazzanese (con cui l'anno scorso ha sfiorato la promozione in Serie D) come tecnico nel settore giovanile.

Ha già conseguito il patentino"Uefa B" e il suo sogno è quello di diventare allenatore. E' anche uno stimato collaboratore del centro tecnico federale della sezione di Piacenza in qualità di istruttore dei piccoli portieri. Ma in campo...

Per qualcuno sono solo un negro di m... E' assurdo continuare a sopportare tutto ciò. Ovviamente lo sarebbe anche se fossi un nullafacente. Non è questo il punto. Non è che l'Italia sia cambiata in questi ultimi 15 anni. Diciamo che le stesse persone che oggi insultano a scena aperta, lo facevano anche in passato, però si nascondevano. Oggi, con il clima chi si è venuto a creare, si sentono in qualche modo giustificate, alcune di loro sembrano quasi essere orgogliosi di questi gesti. I provvedimenti che vengono presi, però, sono sconcertanti, risultano un'aggravante: prima si manda il messaggio di abbandonare le partite in caso di episodi a sfondo razzisti, poi si punisce, per giunta solo ed esclusivamente, chi effettivamente reagisce a questi atti deprecabili. Restano le decine e decine di messaggi di solidarietà, anche da parte del club avversario, che mi hanno confortato: il telefono, in questi giorni, continua a squillare...

La solidarietà e il messaggio di Omar

L'energia di Daffe non conosce sosta. È il presidente dell' "Associazione Calcio Dilettanti e Solidarietà" da diversi anni. La scorsa estate, attraverso l'evento "25 ore per la pace" (che ha coinvolto circa 2mila 500 persone), ha raccolto e donato 187 scarpini da calcio ai bambini di Mbour, città nella zona del Senegal in cui è nato e in cui, ha contribuito alla costruzione di un pozzo per l'acqua. Il periodo che dovrebbe essere speso per le vacanze, Omar lo dedica alla solidarietà per il suo paese di origine:

Eccellenza Emilia-Romagna 2019-2020: il portiere dell'Agazzanese Omar Daffe

Credit Foto facebook

L'anno scorso ho portato mio figlio Ismaël. Non era mai stato, conosceva solo l'Italia. Non poteva credere alla reazione festosa dei bimbi senegalesi di un villaggio sperduto, che giocavano a calcio con una bambola di pezza e che si sono visti regalare un pallone vero. La mia storia è iniziata da qui. In Europa non arrivai da migrante: mi ci portò il Bordeaux. Ma nel settore giovanile dei girondini non mi trovai bene. In Italia arrivai attraverso Napoli: lì viveva mio cugino. Feci un provino ma non andò. Poi mi trasferii a Suzzara, nel Mantovano, dove giocai da dilettante: nel 2004 il Modena, appena sceso dalla Serie A mi tesserò per tre anni ma, al momento del trasferimento, la legge 'Bossi-Fini', che limitava il tesseramento dei giocatori extracomunitari al di sotto della massima serie, bloccò tutto e io fui costretto a rimanere tra i dilettanti. Mi sono fatto tutte le categorie e ora sono qui. Sono un accanito tifoso dell'Inter, i miei idoli sono Handanovic, anche se penso che la scuola italiana dei portieri resti la migliore, e Lukaku. A cui mi sento vicino ogni giorno. La ricetta per combattere il razzismo? Continuare a reagire, smetterla di subire passivamente con l'aiuto dei compagni di squadra. Proprio come accaduto a me. Nel mio caso, è incredibile come l'arbitro abbia fatto finta di non sentire quelle urla e non abbia interrotto di sua spontanea il match. Magari, se capitasse in Serie A o B, se ci fosse un buon esempio, col clamore mediatico, anche le leggi e i regolamenti verrebbero riscritti....

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