Insomma, ce n'è per tutti i gusti e tanto vale procedere in rigoroso ordine alfabetico. Tra sliding doors e tante, troppe occasioni sprecate, riconoscimenti non arrivati e trofei non vinti. Quando, evidentemente, non si può solo urlare alla sfortuna.

Freddy Adu

Può forse essere considerato il più grande abbaglio della storia del calcio. E forse non è un caso che questa storia provenga dagli Stati Uniti, in cui il "Soccer" non occupa proprio le prime pagine dei quotidiani. Nato in Ghana nel 1989 (anche se più volte venne messo in dubbio il suo reale anno di nascita) e trasferitosi a Washington nel 1997 dopo la vittoria di una lotteria per ricevere una Green Card, Adu attirò subito le attenzioni mediatiche e del calcio europeo. SI narra che l'Inter volesse portarlo in nerazzurro già a 10 anni. A 13 il talento dell'attaccante sboccia e tra i 14 e i 15 è considerata una star negli States dopo le apparizioni al "David Letterman Show", "60 Minutes", il soprannome "The new Pelé" e la copertina di Fifa 2006 per il Centro America in compagnia di Ronaldinho e Omar Bravo. La MLS lo blocca, nel draft, al DC United, l'Inter riprova a portarlo in Italia per 750mila euro, ma la madre chiude la porta in faccia a Piero Ausilio. Cominciano i provini: Adu ne fallisce uno di due settimane col Manchester United di Alex Ferguson.
Calcio
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Nel frattempo passa dal DC United al Real Salt Lake City e il Benfica, nel 2007, lo porta "finalmente" in Europa nel 2007. Esordisce anche in Champions League, ma la sua stagione comincia a innescare i primi dubbi: appena 2 reti su 11 presenze in campionato. Le Augias lo girano in prestito quindi a Monaco, Belenenses, Aris Salonicco e Rizesor. Adu, a quel punto, si è ufficialmente perso. L'enfant prodige non esiste più e si ritroverà a giocare in Finlandia (al KuPS), in Serbia (al Jagodina) per poi tornare in patria e nemmeno in MLS: prima al Tampa Bay Rowdies, poi al Las Vegas Lights. Dove gioca oggi? In terza serie svedese, all'Österlen FF. Storia di un ragazzo che nel calcio, evidentemente, ha pensato più al "contorno" che al campo da gioco.

Adriano

Arrivato in Italia a 19 anni dal Flamengo, si rivelò ai tifosi interisti con un missile su calcio di punizione con cui segnò il gol-vittoria al Real Madrid in un'amichevole estiva nell'estate 2001. L'inizio di carriera è entusiasmante: caterve di gol con le maglie nei prestiti con Fiorentina, Parma e al suo ritorno in pianta stabile all'Inter. Dura circa 7 anni. Poi, i fantasmi di un'infanzia trascorsa nelle favelas, amicizie sbagliate, festini sconvenienti e alcol a volontà, inclinarono il piano verso la parabola discendente. L'Inter lo gira in prestito al San Paolo, poi in Italia tornerà con la maglia della Roma: ma il bottino è magrissimo, anche a causa degli infortuni, con appena 5 presenze e 1 gol. Coi giallorossi rescinde nell'estate 2011 e, da qui in avanti, non troverà più pace con tante mini esperienze in patria che non porteranno da nessuna parte. Una seconda parte di carriera "autodistruttiva". Oggi Adriano è stato assunto dalla Adidas Football Brasil come nuovo direttore delle vendite di divise e abbigliamento ufficiale di Flamengo e San Paolo, sue ex squadre.

Mario Balotelli

Su "Super Mario" si è detto ormai tutto e il contrario di tutto. L'apice della carriera lo raggiunge il 28 giugno 2012, quando distrusse la Germania agli Europei di Ucraina e Polonia. All'epoca aveva già lasciato l'Inter, che lo lanciò dopo averlo scovato giovanissimo al Lumezzane. Fa le fortune del procuratore Mino Raiola, che lo gira poi a Milan, Liverpool (tra le sue esperienze più infruttuose) e ancora ai rossoneri. Col passare degli anni, le cronache passano da sportive all'analisi esclusiva delle sue bravate. A Nizza e Marsiglia sembra trovare pace, poi però torna in Italia e fallisce nuovamente, con la squadra della sua città, Brescia. Oggi, a 30 anni, è svincolato e nessuno sembra più disposto a investire su di lui. Troppo ingombrante nelle dinamiche di spogliatoio e nella serenità di gruppo. E la recente, discutibile, ospitata al Grande Fratello Vip non ha certo aiutato i fini d'immagine...

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Nicklas Bendtner

"Mi sono appassionato troppo allo stile di vita che veniva fornito con i soldi. Se potessi tornare indietro nel tempo colpirei quel ragazzo con un martello in testa"
Carattere spigoloso, costantemente diviso tra pallone e pinte al pub. L'attaccante danese fa molto bene un Premier con le maglie di Birmingham City, Arsenal e Sunderland, alternando tuttavia gol a risse (con Emmanuel Adebayor) e arresti (per danneggiamento di automobili insieme al compagno di squadra Lee Cattermole). La Juventus di Antonio Conte decide di scommettere su di lui per la stagione 2012-2013: a Torino, però, arriva on sovrappeso e non segnerà una sola rete nelle 11 presenze complessive. Ovviamente i bianconeri decidono di non esercitare coi Gunners il riscatto di cui avrebbero avuto diritto.

Nicklas Bendtner, Juventus 2012-2013 (Getty Images)

Credit Foto Getty Images

Fallimentare, dal 2014 al 2016, l'esperienza in Bundesliga col Wolfsburg, Bendtner si ritrova a giocare in Championship (seconda serie inglese) con la maglia del Nottingham Forest. Torna a segnare con la maglia del Rosenborg, in Norvegia ma, al ritorno in patria al Copenaghen, si blocca nuovamente. Il suo passato pesante gli presenta costantemente un duro conto da pagare e oggi, a 32 anni, è tornato alla squadretta della capitale danese che lo lanciò, il Tårnby, in quarta serie. Ma non gioca per la prima squadra bensì, addirittura, con quella "Over 32" di dopolavoristi. E si prepara a lanciare la sua biografia, "Both Sides", in cui vengono elencate tutte le sue difficoltà, tra cui il rapporto col padre (accusato di furto), i milioni persi al poker, le guide in contromano in stato d'ebbrezza a Copenaghen e tanto altro ancora. Senza pace.

Valeri Bojinov

Pantaleo Corvino lo scovò tra i 15 e 16 anni a Malta con la maglia del Pieta Hotspurs. La storia italiana di Bojinov parte dal Lecce, in cui si rivela. Veste maglie importanti, tra cui quelle di Fiorentina, Juventus, Manchester City, Parma, Sporting Lisbona. Ma il suo carattere esuberante è sempre lì a tendergli tranelli. Tornato in patria, al Levski Sofia, non più tardi di una settimana fa ha dichiarato di essere pronto a svincolarsi per tornare (per la terza volta) molto romanticamente al Lecce. Dove ad attenderlo, ritroverebbe proprio Corvino. Ma il Bojinov visto ultimamente con la maglia del Pescara non è certamente quello dei tempi di Zeman...

2004-2005, Valery Bojinov, Lecce, Ap/LaPresse

Credit Foto LaPresse

Antonio Cassano

Quel fuoco di Bari vecchia mai domato nel proprio animo. Le "Cassanate" e uno scorcio di carriera trascorso, in Nazionale, a braccetto di Balotelli. La consapevolezza di essere concepito per il calcio a grandissimi livelli ma il paradosso, a un certo punto della carriera di non riuscire più a farne parte. Ha trovato casa e amore a Genova, al fianco della sua Carolina Marcialis. Nucleo che non riuscirà più ad abbandonare, come l'esperienza-lampo con la maglia dell'Hellas Verona suggerirà. Ci proverà quindi l'Entella, della vicina Chiavari, due estati fa: Cassano, in preparazione, si accorge però che anche i giocatori di Serie C vanno ormai più veloci di lui. Demoralizzato e senza più stimoli, decide quindi di abbandonare definitivamente il mondo del calcio giocato.

Ventola e la prima "cassanata" di Cassano: "Prese le chiavi del pullman e partì"

Andrés D’Alessandro

Tra tutti quelli che hanno accostato al mio nome, lui è l’unico che seguo in tv perché mi diverte”, firmato Diego Armando Maradona. Doveva essere il nuovo crack argentino, ma il piccolo genio argentino nato nel River Plate si è smarrito troppo presto: il classe '81 è stato il "papà" della "Boba", quella finta che smarriva gli avversari e con cui si è presentato in Europa. Il suo fisico piuttosto esile non lo porterà mai oltre il Wolfsburg, Ortsmouth e Real Saragozza a livello di club prestigiosi. "El Cabezon" tornò quindi a esprimersi ad altissimi livelli in Sudamerica e più precisamente nell'International di Porto Alegre, con cui accumula 349 presenze e 78 gol.

Ivan de la Peña

Al Barcellona, a metà anni Novanta, sembra destinato a diventare il centrocampista più forte al mondo. La Lazio delle stelle lo porta in Italia nel 1998 per 30 miliardi di lire. Tuttavia, arrivato in Italia, la sua carriera subisce un brusco e inaspettato ridimensionamento. Quel fenomeno ammirato dai tifosi blaugrana non si vide più. L'avventura romana non inizia nel migliore dei modi, presentandosi fuori forma. Chiude nella Capitale con appena 14 presenze e nelle successive esperienze con Marsiglia e Barcellona (in prestito) non andrà meglio. Risultato? Finirà per diventare una bandiera degli acerrimi rivali dei blaugrana, l'Espanyol. Certo, non un club di primo profilo.

2009-10 La Liga Espanyol Ivan de la Pena (NOT IN FRA, ITA)

Credit Foto Imago

Denilson

Alla fine degli anni '90 la sua popolarità internazionale era tale da indurre perfino Giovanni Storti a citarlo nel film "Così è la vita" nello spassoso sketch in cui, mentre è impegnato a restituire "con classe" il pallone a un gruppo di ragazzini al parco, mentre un ladro gli ruba l'automobile. Denilson è inoltre protagonista del video "sambato" della Nike con la nazionale verdeoro in aeroporto. Sembra destinato a diventare un crack in Europa e un insostituibile con la maglia del Brasile ma, invece, non andrà oltre al Betis Siviglia, incalzato da ritmi calcistici diversi da quelli sudamericani. E dire che il club biancoverde lo etichettò, all'epoca, come il calciatore più costoso al mondo, con quei 63 miliardi di lire versati nelle casse del San Paolo. Un talentuoso dribblatore che finì per rappresentare appieno il concetto di calcio fumoso. Si ritirò a 33 anni tra i greci del Kavala. Il re del Paso Doble si è quindi appassionato al poker...

Diego

A differenza degli altri colleghi, a non sorridergli fu solamente l'esperienza nel calcio italiano, segnatamente alla Juventus. Arrivato per 23 milioni dal Werder Brema coi galloni del "crack di mercato" per riportare lo scudetto in casa bianconera, il trequartista brasiliano si esibisce a ritmi eccessivamente compassati per la Serie A, finendo oltretutto nel tritacarne della stagione 2009-2010, quella di Ciro Ferrara e Alberto Zaccheroni, conclusa al settimo posto. Recupera credibilità con le successive esperienza al Wolfsburg e (parzialmente) all'Atletico Madrid.

del piero diego juventus

Credit Foto Imago

El Hadji Diouf

Crack del Mondiale 2002 con il Senegal dei miracoli, giustiziere della Francia e protrattosi sino alla Turchia di Hakan Sukur. Un exploit che convince il Liverpool ad acquistarlo dal Lens per 10 milioni di sterline. In realtà coi Reds segna appena 3 reti imn Premier e il suo exploit lo raggiunge con la maglia del Bolton, quando ancora i Wanderers erano presenza fissa in Premier, diversamente da oggi che dopo i crack finanziari (dovuti anche a quelle stagioni di spese folli) militano in League 2. La sensazione, comunque è che l'attaccante di Dakar avrebbe potuto dare qualcosa di più nel firmamento pallonaro. Forse anche a causa del suo atteggiamento un po' fuori dalle righe.

El Hadji Diouf

Credit Foto Getty Images

Federico Macheda

Prima golden boy pupillo di sir Alex Ferguson al Manchester United di Ryan Giggs e Cristiano Ronaldo, poi un cammino quasi infinito nell'oblio che brucia i migliori anni della carriera, tra scelte (a suo dire) infelici, infortuni e un cambio di casacca e l'altro. Oggi, la serenità e le reti ritrovate in Grecia, ad Atene, tra il calore della famiglia e quello - proverbiale - del pubblico ellenico. Federico Macheda, al Panathinaikos, sembra essersi ritrovato. Ma quanta fatica inaspettata...

Jackson Martinez

Nell'estate 2014 l'attaccante colombiano, all'epoca goleador incontenibile al Porto, diventa oggetto del desiderio di mezza Europa, tra cui Manchester United e Napoli. Passerà, l'anno successivo, all'Atletico Madrid per 35 milioni di euro. Ma coi Colchoneros fallisce completamente e se ne va dopo appena mezza stagione. La Cina, col Guangzhou Evergrande e il ritorno defilato in Portogallo col Portimonense. A 34 anni lascia il calcio per darsi alla musica, diventando un "rapper religioso".

Pablo Daniel Osvaldo

A propositi di musica. Chi la amava era anche Pablo Daniel Osvaldo, che lasciò provvisoriamente il calcio per mettere su una band, dando sfogo alla sua vera passione di vita, differentemente dal calcio, con cui ha sempre mantenuto un rapporto ondivago, burrascoso, come il suo carattere. Oggi, l'ex attaccante di Fiorentina, Roma, Juventus e Inter, dopo una partecipazione al talent di Rai Uno "Ballando con le stelle" e quasi tre anni di inattività, ha ripreso a giocare a calcio tra le fila del Banfield, in Argentina, finendo però svincolato a luglio dopo essere scomparso, senza più dare notizie di sé, per 15 giorni.
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