Come abbiamo ampiamente scritto in questi giorni, il naufragio dell’ipotesi Super League ha lasciato delle cicatrici molto profonde. Il progetto che domenica sera sembrava pronto a decollare, due giorni dopo era più spoglio di un albero nel pieno della stagione autunnale. Uno degli ultimi ad abbandonare la nave del denaro, continuando a suonare la sua sinfonia, è stato Andrea Agnelli: il fu vice-presidente del torneo. Il leader della Juventus ci credeva veramente tanto nella super-proposta (e ci crede tutt’ora), ma nella Caporetto di martedì sera ci ha quasi rimesso le penne. I 9 scudetti, lo stadio, gli investimenti e gli sponsor sono tutti finiti nel dimenticatoio, e la sua posizione ha iniziato veramente a traballare. Addirittura in un attimo pensavamo che fosse tutto finito - alcune fake news parlavano di dimissioni -, ma il club bianconero ha immediatamente riconfermato la posizione del 45enne figlio di Umberto.

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Una mossa per placare gli animi? Sicuramente John Elkann (il più rassicurante dei fratelli Elkann e CEO di Exor) non è rimasto pienamente soddisfatto dal comportamento del cugino - eufemismo -, tanto che la voce riportata dal Corriere della Sera sembra confermare proprio questa visione. Come spiega il quotidiano meneghino, il 27 maggio potrebbe essere una data chiave per capire il futuro dirigenziale della Juventus.
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Alla fine del prossimo mese - sempre seguendo il quotidiano - è prevista infatti l’assemblea degli azionisti di Exor, la holding di famiglia che controlla tra le altre anche la società bianconera. È probabile che in quell’occasione vi sia un pronunciamento di John Elkann, o comunque una valutazione della situazione dopo il caos generato dal naufragio della Super League. Potrebbe succedere di tutto come niente, ma queste voci non fanno altro che aumentare il thriller.

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Come potrebbe cambiare la Juventus?

Prendendo con le pinze tutto quello che stiamo per scrivere, questo verosimile cambio nella dirigenza servirebbe soprattutto a ricostruire la verginità del club bianconero. L’immagine della società è rimasta indubbiamente macchiata dal crollo verticale del progetto europeo, e un possibile ribaltone aiuterebbe a passare la scolorina sullo scarabocchio scritto con la penna indelebile. Ovvio, l’errore rimarrebbe, ma quanto meno sarebbe coperto da una manata di sodio e potassio. Proprio in quest’ottica, la famiglia Elkann potrebbe restaurare la Juventus (via Agnelli, via Nedved e via i collaboratori) provando a seguire l'esempio che arriva dal passato.
All’inizio degli anni '70, l’Avvocato Gianni Agnelli nominò Giampiero Boniperti come presidente del club. A sorpresa, ribaltando i canoni tradizionali, l’uomo con l’orologio sul polsino ebbe l'intuizione di creare un sodalizio (durato 19 anni) che, oltre a rappresentare un’autentica rivoluzione nel mondo bianconero, portò Madama a vivere un’epopea clamorosamente solida e vincente, caratterizzata dai meravigliosi anni '80.
Proprio muovendosi su questi passi, il quotidiano Repubblica identifica due possibili candidature per rilevare il posto di Andrea Agnelli: Marcello Lippi e Alessandro Del Piero. La nostra idea è che se dobbiamo farne una questione di pure skills dirigenziali, è logico che nessuno dei due può essere paragonato ad Agnelli, ma se spostiamo l'angolo di lettura sull'intelligenza e sul'amore verso il club, allora si che la valutazione torna ad essere molto più equilibrata. Più in generale, questa suggestione fotografa in maniera perfetta la volontà generale di staccarsi dalle mani del manager per passare a quelle dell’uomo-simbolo. Sarebbe un cambiamento epocale.

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Trezeguet e Marchisio sullo sfondo

Tuttavia, ad un mese dalla riunione-chiave-che-deciderà-le-sorti-del-club, la rosa dei nomi non è ristretta ai titolari (allenatore e giocatore) dell’ultima Champions bianconera, bensì ad altri due pretendenti altrettanto validi: Claudio Marchisio e David Trezeguet. Il francese sta lavorando da tempo alla sua carriera dirigenziale, guadagnandosi il ruolo commerciale di brand ambassador del club bianconero e ottenendo l’abilitazione alla professione di direttore sportivo. Il "Principino", invece, si è lanciato a piè pari nell’imprenditoria con una serie di ristoranti (un po’ come Del Piero) e un’agenzia d’immagine, mantenendo sempre viva anche l’anima da calciatore con il commento tecnico sulle piattaforme RAI (un po’ come Del Piero, che lo fa su Sky).
Insomma, chi più-chi meno, tutti e 4 i candidati hanno rappresentato la juventinità sia in campo che nella vita di tutti i giorni. La famiglia Elkann potrebbe anche preparare un pacchetto più grande, affiancando a Lippi uno dei suoi calciatori avuti durante gli 8 anni di regno piemontese, oppure limitarsi ad una figura principale. La riunione del 27 maggio squarcerà le nubi sul futuro del club e spiegherà a tutti quanti la nuova direzione societaria. Nel calcio si lavora per fare la storia, ma quello che conta è sempre e solo il presente.
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