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La Top 11 del "Calcio Totale": i padri e i figli di Johan Cruyff
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Pubblicato 24/03/2016 alle 20:17 GMT+1
Se n'è andato un mito, un genio, l'uomo che è stato il simbolo vivente del "calcio totale", il sistema che ha plasmato il calcio di oggi.
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Johan Cruyff ci ha lasciato un'eredità che non ha prezzo, il concetto che ancora oggi chiamiamo "calcio totale" e che sta alla base dei successi recenti di Barcellona e Bayern Monaco. Proviamo a salutare il genio olandese, tristemente scomparso oggi, con una formazione che unisce idealmente i grandi interpreti del presente e del passato.
Non è stata una scelta facile e sicuramente tanti di voi vorranno proporre delle soluzioni alternative (potete farlo nei commenti), ma l’idea di base è stata quella di mettere insieme un undici di giocatori con un certo pedigree internazionale che potessero rappresentare sul campo l’evoluzione del concetto stesso di "calcio totale".
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Partiamo dal dilemma della panchina. Quella di Rinus Michels sarebbe stata la scelta più ovvia, storicamente meritatissima, ma non siamo riusciti a prescindere da Pep Guardiola: uno che viene soprannominato "il filosofo" da Ibra deve per forza essere l’allenatore della nostra squadra totale (e sapete da soli che oltre a questa battuta c’è molto ma molto di più).
In porta Manuel Neuer, restando nella modernità. Lasciate perdere le uscite per i fotografi, la vera sostanza è che grazie alla sua posizione e alla sua capacità di leggere il gioco Bayern e Germania giocano con la linea difensiva 10 metri più avanti degli altri.
Difesa a quattro, ma di reparti ha poco senso parlare… A sinistra Philipp Lahm, che a Germania 2006 partiva dalla fascia, rientrava e tirava, mentre ora – tra un ruolo e l’altro – si è trasformato in un giocatore difficile da definire per la sua umile grandezza. Nel mezzo Ruud Krol – che veniva schierato nominalmente da terzino ma di fatto giocava a centrocampo e finì la carriera a Napoli da libero-tuttocampista – e Paolo Maldini, che portò all’apice l’unione tra capacità atletiche, tecnica e visione di gioco. A destra Javier Zanetti, che in tutta naturalezza ricoprì sostanzialmente tutti i ruoli di centrocampo e difesa.
Nel mezzo si crea il calcio. Ci vogliono architetti di personalità. Occhio e leadership, piedi e coraggio. Tre nomi secchi, senza star lì a discutere: Johan Neeskens, l’altro Johan, il bello (anche solo per le idee che aveva); Wim van Hanegem, il leader silenzioso (ma non troppo) di quell’Olanda leggendaria; Xavi Hernandez, l’uomo che ha trasformato il concetto di passaggio in una filosofia.
Davanti un tridente obbligato, fosse anche solo per status-symbol, con due grandi precursori accanto al nostro eroe. Alfredo Di Stefano, il primissimo giocatore totale che si ricordi in quel Real Madrid da mille e una notte; Nandor Hidegkuti, il primo falso nueve della storia, la variabile impazzita dei magnifici magiari. E poi c’è lui, Johan Cruyff, il principe del calcio, l’uomo per cui vale la pena di scrivere queste righe. E ricordare, ricordare... Non lo dimenticheremo mai.
Vuoi proporre una formazione diversa? Fallo qui sotto nei commenti o crea la tua grafica e condividila con Best 11.
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