Una giornata di emozioni per Rino Gattuso, che ha trascinato e condotto il Pisa alla promozione in serie B dopo 5 anni di purgatorio (successive al fallimento del 2009 e alla conseguente ripartenza dalla D). Il tecnico, che nella sua carriera da dietro la cattedra non ha fin qui mai avuto grosse gioie – qualche mese a Sion, qualcuno a Palermo, qualche altro a Creta senza mai finire una stagione – ha premiato la scelta del Pisa di puntare su di lui dimostrando che le sue qualità non si riducono al proverbiale carattere fumantino, caratteristica che l’ha reso celebre nella vita da calciatore.
Si diceva delle emozioni dunque, che possiamo definire contrastanti. Il Pisa arrivava a Foggia forte di un 4-2 da difendere, e così ha fatto. Alla simil-tranquillità del primo tempo, il tecnico calabrese ha vissuto l’apice della sua giornata (in negativo) quando al 60’ una bottiglietta lanciata dalla tribuna l’ha colpito in testa. Da lì tante urla, sue e degli altri contro di lui; una lite con De Zerbi (col quale quasi è arrivato alle mani) per poi chiudere anticipatamente negli spogliatoi perché espulso (insieme al collega). Poi un climax, che non abbiamo potuto apprezzare, fino alla più bella emozione positiva, la gioia di aver raggiunto il traguardo più ambito: la promozione.
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A fine gara Gattuso ha parlato però, risultando come al solito non banale: “Io se non soffro non sto bene: siccome questo mestiere non lo faccio per denaro, voglio passione, voglio lavorare e migliorare”, ha esordito in sala stampa, rispondendo subito a chi lo ha pungolato sul futuro. “Nel mio modo di pensare di scontato c’è solo la morte. Mi devo sedere al tavolo con la società e, se rimarrò, questa squadra non verrà smantellata, perché ha dei grandi valori umani. Ci saranno 4-5 innesti, ma devo sistemare un po’ di cose, perché un’annata come questa l’anno prossimo non capiterà più. La serie B è più lunga, difficile e io non voglio assumermi responsabilità che non mi competono”.
Al momento, però, la situazione risulta piuttosto intricata: Gattuso, infatti, non ha permesso al presidente, Fabio Petroni, di entrare negli spogliatoi per festeggiare il grande traguardo con la squadra, apice di un rapporto mai decollato tra i due. "Voglio restare qui - ha ribadito l'ex rossonero -, ma non voglio avere nulla a che fare con il presidente. L'ho cacciato dagli spogliatoi".
Pronta la risposta di Petroni, che gli ha virtualmente dato il benservito proprio nel giorno più bello della stagione: "Siamo grati a Gattuso - le parole del presidente -, ma un mese e mezzo fa mi ha chiesto la liberatoria per altri impegni che stava prendendo. Non vogliamo trattenere a forza chi ha altri discorsi aperti".

2013, Rino Gattuso, AP/LaPresse

Credit Foto LaPresse

Se, a conti fatti, il futuro di Gattuso si profila lontano da Pisa, il suo primo successo in panchina assume contorni speciali, da trionfo… un po’ come quelli da giocatore: “Il mio sogno è sempre stato vincere la Champions League con la maglia del Milan. Non a caso ho tatuato sul braccio la data del 28 maggio 2003. La prossima data sarà quella di oggi”, aggiunge e chiude Ringhio: “Da giocatore mi hanno dato dello scarpone, ma con la voglia e la passione mi sono tolto grandissime soddisfazioni. La mia carriera da allenatore è iniziata nello stesso modo, ma da oggi inizia una nuova avventura. Sicuramente sarà difficile, ma mi sento il fuoco dentro”.

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