Real Madrid-Barcellona, match della trentesima giornata di Liga andato in scena all'Alfredo Di Stefano di Valdebebas, si è concluso col punteggio di 2-1. Gara arbitrata da Jesus Gil Manzano. Con questo risultato il Real Madrid di Zinedine Zidane aggancia momenteamente l'Atletico Madrid al primo posto, mentre il Barcellona di Ronald Koeman scivola in terza posizione. Gol di Benzema e Kroos nel primo tempo, di Mingueza nella ripresa. Nel recupero espulso Casemiro e clamorosa traversa di Ilaix Moriba, dopo i pali colpiti in precedenza da Valverde e Messi e l'autopalo di Araujo. Di seguito le 5 verità che ci ha lasciato il Clásico.

1) Sarà una corsa al titolo da vivere con il fiato sospeso

La differenza, rispetto alle scorse edizioni, è che in corsa c'è anche l'Atletico Madrid. Sempre primo, ma sempre più consapevole, tra un passo falso e l'altro, che i bonus sono finiti. Perché il Real Madrid e il Barcellona fanno sul serio. Le merengues hanno dimostrato per buoni tratti del Clásico di essere in una forma strepitosa; i catalani, nonostante la sconfitta, sono lontani parenti della squadra spenta e senza un vestito tattico preciso di inizio stagione. Sarà una lotta a tre, poco ma sicuro. E vi parteciperanno anche il Real e il Barça. Una battaglia per il titolo da vivere con il fiato sospeso.
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Il Real Madrid esulta contro il Barcellona

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2) Clásico spettacolo: tensione non sempre fa rima con noia

Considerazione oggettiva: abbiamo assistito a un bel Clásico. Bellissimo. Le tipiche partite in cui il vincitore esulta e il vinto esce dal campo a testa altissima. Ci siamo divertiti. Real Madrid cinico nel primo tempo, Barcellona furioso nel secondo, risultato aperto fino alla fine, pathos alle stelle fino all'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero. Una traversa all'ultima azione, nientemeno. E dire che la partita valeva moltissimo: la vetta solitaria per il Barça, in coabitazione per il Real. Con l'Atletico Madrid terzo incomodo. Eppure le due squadre hanno giocato a calcio, senza calcoli, pensando ad attaccare più che a difendere. Il classico (o Clásico) spot per il calcio.

Mingueza a segno in Real Madrid-Barcellona

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3) Benzema "alla Crespo": assieme a Lewandowski c'è lui

Cos'altro dire di Karim Benzema? Lo chiamano “the Dream”, perché in effetti è un sogno poterselo godere là davanti. Qualche tifoso del Real Madrid, con un po' di puzza sotto il naso, negli anni passati non gli ha mai risparmiato qualche critica e qualche fischio. Non piaceva a tutti, Benzema, vai a sapere perché. Ma ha sempre tenuto duro. E oggi è il simbolo di questo ritrovato Real Madrid post Cristiano Ronaldo, campione di Spagna in carica e con tutte le carte in regola per conquistare il doblete Liga-Champions League. I numeri? 19 gol in campionato, più altri 6 nelle coppe. E la capacità di estrarre pepite preziose come la rete di tacco, “alla Crespo”, del Clásico. Assieme a Robert Lewandowski, nella ristretta cerchia dei migliori centravanti del mondo c'è lui. Tu chiamalo, se vuoi, fuoriclasse.

4) Lucas Vazquez a parametro zero è un affarone

È durata meno di un tempo la partita di Lucas Vazquez. Poi, per sua sfortuna, un colpo a un ginocchio lo ha costretto ad alzare bandiera bianca prima dell'intervallo. Nonostante la (parziale) delusione per non essere riuscito a portare a termine il Clásico, l'esterno del Real Madrid si è confermato elemento imprescindibile per Zidane. Un giocatore talmente intelligente da aspettare quell'attimo di secondo prima di porgere la palla nel posto giusto al momento giusto a Benzema, poi magistrale nel completare l'opera di tacco. Esterno offensivo di origine trasformato per necessità in terzino, Vazquez andrà a parametro zero tra pochi mesi e fa già gola a mezza Europa. Chi lo prenderà, se davvero sarà addio, farà un affarone.

5) Pedri inesperto, Ilaix Moriba ha un futuro brillante

Due talenti puri, purissimi. Pedri e Ilaix Moriba sono il futuro del Barcellona. Ma mentre il primo, lanciato senza remore da Koeman nonostante sia appena maggiorenne, ha avvertito il peso di una partita così importante proprio com'era accaduto all'andata, il secondo ha incendiato il finale. Colpendo, al minuto 94, una traversa che sta tremando ancora adesso. Il domani è suo.

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