In una lunga intervista rilasciata a ‘Olè’, Leo Messi si racconta a 360° in occasione dei 25 anni del quotidiano argentino. La Pulce ripercorre alcune tappa della sua vita: dall’infanzia alla vita fuori campo, dal trasferimento al Barcellona gli aneddoti sulla barba, dalla vittoria della Coppa del Re alla sua collezione di maglie.
Ho fatto di tutto per giocare a calcio, sia nei club che nel mio quartiere
L'inizio dell'amore per il calcio e il rapporto con la nonna: "Già dai 4 o 5 anni camminavo con la palla, ricordo le prime partite con i miei fratelli e i cugini più grandi. Ricordo che una volta giocava il gruppo degli '86, quindi di un anno più grande di me, e mancava una persona, mia nonna chiese di inserirmi. L'allenatore le rispose che era pazza, che ero troppo piccolo e mi avrebbero fatto male. Invece ho giocato, evidentemente ho fatto delle belle cose e alla fine mia nonna disse di comprarmi le scarpe, perché dalla settimana successiva mi avrebbe portato agli allenamenti. E da lì è iniziato tutto. Non ricordo molto di quando ero piccolo, magari ogni tanto vedo qualche video, soprattutto di quando ero al Newell's Old Boys. Ma ricordo anche le feste a Rosario, con degli amici che non mi facevano giocare perché ero sempre il più piccolo. Ma era più per cura, per paura di farmi male. Ho fatto di tutto per giocare a calcio, sia nei club che nel mio quartiere".
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Il trasferimento a 13 anni al Barcellona: “Quella decisione fu difficile, ma anche molto veloce. Non ho esitato, ma forse non capivo bene cosa significasse lasciare il mio paese, la mia gente, i miei amici e iniziare un'altra vita da qualche altra parte. All'inizio è stato difficile, quando sono arrivato non potevo giocare a causa di un problema di ruoli, poi quando ho iniziato mi sono infortunato. Per un anno e mezzo non ho potuto giocare, mi sono solo allenato e non è lo stesso. Poi sono stato fortunato perché sono migliorato molto velocemente. Ma prima era tutto più difficile, ora sei lontano ma sei anche vicino con le nuove tecnologie. Mentre all'inizio potevo fare una telefonata ogni 3 giorni. Piangevo sempre, non volevo restare a Barcellona ma allo stesso tempo sì, sapevo che poi avrei voluto tornarci. Ma non era facile per me stare lontano da Rosario. A causa della lontananza e delle difficoltà nel mettersi in contatto ho perso tanti amici. Oggi qualsiasi ragazzo ha un telefono, prima si comunicava per posta o con una chiamata ogni tanto e dopo poco tempo ho perso tanti contatti. Ho ancora qualche amico del mio quartiere, con qualcun altro sono riuscito a riallacciare i rapporti dopo anni. Per me è sempre bello incontrare queste persone".
Mi dispiace non aver chiesto le maglie ad alcuni giocatori che ho affrontato da giovane, come Ronaldo 'il fenomeno' e Roberto Carlos. Mi sarebbe piaciuto avere la loro maglia".
Leo Messi fuori dal campo: "Non faccio molto, passo parecchio tempo con i miei figli e sono fortunato per questo, perché quando ero piccolo mio padre lavorava fino a tardi e lo vedevo poco. Usciamo poco ma mi piace la nostra routine, perché posso fare tante attività con i miei figli. Thiago e Mateo sanno chi è il loro padre, al primo non piace essere riconosciuto perché è molto timido mentre il secondo è l'esatto contrario. Ma i genitori dei loro amici sono molto rispettosi. Spesso cammini per strada e ti chiedono una foto, ma tu non hai voglia. Capita anche di reagire male ma non per essere scortesi, perché magari qualcuno ti chiede di sorridere nelle foto, cosa che non vuoi fare".
L'aneddoto sulla barba e i capelli: "Mi radevo da tanto tempo perché ero obbligato a causa di uno sponsor, che mi chiedeva di farlo il più possibile. Poi ho deciso di non farlo più, credo fosse in Copa America nel 2016. C'erano tanti compagni di squadra con la barba e allora ho deciso di tenerla anche io. Ma lo stesso è accaduto con i capelli, li tenevo sempre lunghi e a un certo punto ho deciso di tagliarli.
La prossima Copa America: Siamo entusiasti di poterla giocare. Sarà diversa senza il pubblico, ma resta una Coppa speciale"
L'ultima Coppa del Re conquistata con il Barcellona: "Ogni volta che gareggio lo faccio per vincere e per raggiungere i miei obiettivi, per ottenere titolo. L'ultima Coppa del Re è stata speciale anche per il momento in cui vivevamo, il club veniva da un paio di anni senza grandi risultati. Abbiamo una squadra giovane, con tanti calciatori nuovi, e per noi questo trofeo ha rappresentato una svolta. E, oltre a questo, a me piace sempre vincere titoli e più ne sono, meglio è
La collezione di maglie non può mancare: "Ho iniziato tardi a dare importanza a questa cosa, prima non prestavo attenzione. Era più mio fratello Matias che conservava le cose. Ma mi dispiace non aver chiesto le maglie ad alcuni giocatori che ho affrontato da giovane, come Ronaldo 'il fenomeno' e Roberto Carlos. Mi sarebbe piaciuto avere la loro maglia".

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