Siamo allo stadio Da Luz di Lisbona, è il 14 agosto 2020 e Philippe Coutinho, da ex, ha appena segnato la rete dell'8-2 che umilia ed elimina il Barcellona dalla Champions League. Nessuno ha più nulla da festeggiare in Spagna, nè il Barca di un Leo Messi sempre più lontano dalla terra che l'ha reso mito, nè l'Atletico di Simeone eliminato beffardamente dal Lipsia, nè tantomeno il Real Madrid di Zidane che vincerà sì la Liga, ma nel suo habitat naturale, la Coppa dei Campioni, è uscito già agli ottavi. Il ciclo del calcio spagnolo che ha monopolizzato gli anni '10, sembra essere veramente finito.

Barcelona's Argentinian forward Lionel Messi reacts during the UEFA Champions League quarter-final football match between Barcelona and Bayern Munich at the Luz stadium in Lisbon on August 14, 2020. (Photo by Manu Fernandez

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La Liga 2020/21 è iniziata in questo modo, con le tre grandi di Spagna schiacciate dal recente passato e costrette a vagare senza meta come De Niro in Taxi Driver di Martin Scorsese. A Barcellona, in piena guerra societaria, è arrivato Koeman, con le conferenze stampa senza entusiasmo di chi sa che resterà per poco, a Madrid c'è ancora Zidane, con un Hazard che non è che l'ombra del 7 portoghese di cui dovrebbe aver preso il posto, tra i colchoneros il Cholismo è in crisi più che mai.
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Oggi, 30 Aprile 2021, a cinque giornate dalla fine del campionato, la classifica della Liga spagnola recita "Atletico Madrid 73, Barcellona e Real 71, Siviglia 70", le semifinali europee vedono i Blancos con la chance di volare in finale e il Villareal vittorioso sull'Arsenal in Europa League. Il calcio spagnolo non ha ancora finito il suo ciclo. La Liga è più viva che mai, proprio grazie alle debolezze delle sue potenze, fragili e incostanti sì, ma tutte allo stesso modo, tutte ancora con la chance di rialzarsi o di sprofondare nel baratro.

Un Cholismo 4.0 che ha paura di vincere

Luis Suárez - Atlético Madrid

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E pensare che questa Liga, per come era iniziata, poteva essere già chiusa da tempo, con i Colchoneros di Simeone reinventatisi squadra di gioco e fraseggio nel girone d'andata che avevano messo a ferro e fuoco la Spagna, con una doppia cifra di vantaggio su tutti e la sensazione di essersi davvero ritrovati. Poi gli infortuni, il Covid, un Luis Suarez che ha svestito per qualche giornata la maschera del Pistolero infallibile ed i colchoneros sono stati ripresi, con la paura che li ha portati a rintanarsi nelle loro certezze e nel loro gioco "maschio" ed i punti persi che li hanno risucchiati nella lotta per il titolo, con una sfida al Barca tra 9 giorni che ne svelerà futuro e dimensione.

Tutto cambia perché nulla cambi: la legge di Barcellona

Il Barca, sì, capace di crearsi la chance di rivolare in vetta dopo 18 vittorie nelle ultime 20 e di fallirla, in questo filo sottile tra successo e delusione su cui le grandi di Spagna quest'anno hanno deciso di ballare senza musica. Il Barca che ha cambiato presidente e allenatore ma non il suo 10, rimasto nella sua terra con una banda di canterani nata negli anni 2000 a corrergli intorno ed esultare con lui che ricorda la nidiata di oro e talento attorno ad Henry e Ronaldinho del finire degli anni '00, da cui poi presero il volo i vari Xavi, Iniesta, Piquè e Busquets.

Lionel Messi and Pedri

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Il Barca che nella stagione che doveva essere la più nera della sua storia rischia di finire con l'accoppiata "Liga+Coppa del Re". Il Barca di Leo Messi che se ne doveva andare ed è il Pichici della Liga a 33 anni compiuti, quello dei classe 2002 Pedri e Ansu Fati titolari, di Alex Moriba che di anni ne ha anche uno in meno. Il Barca che dopo anni di "presente obbligato" ha guardato al futuro per vincere oggi.

A Madrid basta un Robin

Karim Benzema, héros du Real face à Chelsea

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A Madrid poi c'è il Real, con 4 punti dopo le prime 4 giornate di Champions ed ora in semifinale della "Coppa che conta" e a -2 dai concittadini biancorossi in Campionato. Il Real che, ad un passo dal dirupo, si è guardato allo specchio come il solito De Niro in Taxi Driver e si è rialzato, poggiandosi sull'esperienza di Ramos e Varane, alzandosi sulle spalle del trio di centrocampo più forte del mondo e facendosi trascinare dal Robin del calcio europeo per un anno si è concesso di essere Batman, un Benzema formato extra-lusso che sta forgiando e proteggendo anche il talento cristallino dei brasiliani Rodrygo e Vinicius. Un Real che è ripartito di nuovo e di nuovo rischia di prendersi la corona di regina d'Europa.

Siviglia e Villareal: la Liga di chi parla col campo

Unai Emery, Villareal CF v Arsenal

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Le regine però, mai come in quest'anno, sono cadute, si sono fermate, hanno lasciato campo e punti e allora, come nelle corti Carolingie del lontano Medioevo, nuove forze si sono candidate silenziosamente al trono, con il Siviglia di El-Nesyri ed Ocampos infilatasi nella lotta per il titolo ed il Villareal di Emery che, manco a dirlo con il tecnico di Hondarribia, si sta giocando la finale di Europa League. Una Liga che è anche altro, soprattutto altro.

A scuola dai Benjamin Button, il futuro della Spagna

Benzema, Suarez e Messi ad ultimare le pagine degli albi d'oro della storia del calcio moderno davanti; Munir, Pedri, Vinicius, Llorente e Joao Felix ad iniziare a studiarli dal Camp Nou a Valdebebas, dal Pizjuan al Wanda Metropolitano, in una Liga in cui c'è da scrivere ancora sia il futuro più prossimo che quello più distante.

Leo Messi (Barcelona) y Karim Benzema (Real Madrid)

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Poi da giugno Polonia, Svezia e Slovacchia da battere nel girone di Siviglia per giocarsi un Europeo in cui le Furie Rosse sono pagate nove volte la posta in caso di vittoria, nove come le Coppe Europee vinte da Siviglia, Atletico, Barca e Real da quando la Nazionale ha trionfato per l'ultima volta, nel 2012, contate pure voi quanti anni fa.
Esattamente nove, come le volte che forse bisogna pensare prima di dire che il calcio spagnolo beh... "Il calcio spagnolo è finito!".

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