"Loco a Marsiglia" è l'opera prima di Fabio Fava, giornalista e telecronista con "master" in calcio francese (prefazione di Matteo Dotto con, all’interno, un’intervista al collega Maxime Dupuis di Eurosport Francia). In occasione della pubblicazione del libro - edito da "Edizioni in contropiede" - ci siamo fatti raccontare direttamente dall'autore l'irresistibile aneddoto del famoso sfogo di Bielsa negli spogliatoi dopo un Lione-Marsiglia consegnato alla storia, che compie quasi sei anni. Una sorta di antipasto in attesa di rivivere la traiettoria del "Loco" nella sua interezza grazie all'immaginifica penna di Fabio Fava.
Ci sono immagini che aiutano a raccontare, sequenze che come un film restano nella mente. Vale per il calcio, vale soprattutto quando si parla di Marcelo Bielsa. È il 15 marzo 2015, dopo un girone chiuso al primo posto in Ligue 1, la prima stagione del Loco a Marsiglia ha imboccato una china complicata quando al Vélodrome arriva il Lione, diretta contender d'alta classifica. Finirà 0-0, goal line technology e VAR sono di là da venire e così il tocco con cui il futuro milanista Lucas Ocampos supera il portiere dell'OL Anthony Lopes non viene ravvisato. Un episodio che, a conti fatti, peserà tantissimo sul morale oltre che sulla classifica dell'OM, ed è a questo punto che sale in cattedra Marcelo Bielsa, regalando ai suoi giocatori un discorso che è un manifesto programmatico e, a chi è appassionato, un indimenticabile frammento in video.
"È difficile accettare l’ingiustizia, ragazzi, però ascoltate quello che vi dico: se giocherete come avete fatto oggi, da qui alla fine del campionato, otterrete il premio che meritate. Lo so, niente può consolarvi adesso, perché avete dato tutto per questa partita, avreste meritato di vincerla e non ci siete riusciti. Accettate l’ingiustizia, alla fine tutto si equilibra. Mancano nove giornate, se giocherete così le nove partite che mancano, di sicuro avrete la ricompensa che meritate. Anche se adesso tutto questo vi sembra impossibile, non protestate. Ingoiate il veleno! Siate forti, perché giocando così le nove partite che restano, otterrete ciò che meritate. Mi congratulo con voi, ragazzi, con tutti voi!".
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Nonostante i risultati non siano arrivati (il Marsiglia mancherà l'obiettivo minimo della qualificazione in Champions League e nella bacheca non finirà alcun trofeo), a distanza di sei anni nessuno, a Marsiglia, ha dimenticato l'esperienza del Loco alla guida dell'OM. Breve ma intensa - un anno e un giorno, tra la prima e l'ultima panchina, il debutto della stagione successiva con tanto di dimissioni shock nella conferenza stampa di fine partita - quella di Bielsa è un'esperienza che non può essere derubricata ad avventura, un matrimonio quasi naturale e per certi versi obbligato, secondo soltanto a quello tra Diego Armando Maradona e la città di Napoli in quanto a piena e totale affinità tra chi sbarca e chi accoglie.
L'aver saputo riaccendere la passione di una piazza calda per antonomasia, la stessa che ha amato senza mezzi termini il talento di Francescoli e Ribery, che ha cullato Zidane, cresciuto Cantona e reso icona Drogba. La Marsiglia del tutto o niente, guidata come in un binomio da un cacciatore di sfide, la cui ambizioni dichiarata resta quella di restituire il calcio ai tifosi. Da Rosario a Bilbao, passando per il Cile, con il Porto vecchio approdo e sbarco prima di proseguire verso un presente chiamato Leeds, il filo conduttore fatto di proposta calcistica e visione di un gioco fatto di valori tracciato da Marcelo Bielsa non sbiadisce con il passare degli anni, l'amore che rimane tangibile è lì a rappresentarlo. Forse perchè davvero, come in quel famoso discorso, todo se equilibra al final.

Il manifesto di Marcelo Bielsa: l’allenatore per cui l’etica conta più di una vittoria

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