Prima del Diez, ancor prima del Pibe de Oro c'era semplicemente il Pelusa, il ragazzino dalla folta chioma cresciuto nella disagiata periferia di Buenos Aires, a Villa Fiorito. Notato dagli osservatori dell’Argentinos Juniors in tenerissima età, impiega un baleno a far parlare di sé: con Los Cebollitas – i ragazzi classe 1960 delle giovanili, così chiamati per la bassa statura – il piccolo Diego inanella una leggendaria striscia di imbattibilità di 136 partite consecutive. Non solo: quando gioca la prima squadra e gli capita di venir investito del ruolo di raccattapalle, delizia il pubblico di casa palleggiando come un funambolo durante gli intervalli, a tal punto che nel momento in cui le squadre risbucano dagli spogliatoi la gente grida a gran voce Que se vajan!.
Andatevene, vogliamo continuare a vederlo palleggiare!
Non ha ancora 16 anni quando debutta nel massimo campionato argentino e qualche mese dopo - a 16 anni e 120 giorni di età - Maradona indossa la maglia della Nazionale.
Calcio
Eurosport Cup, trionfa Diego Armando Maradona: è il miglior 10 di tutti i tempi
07/06/2020 A 12:01

La cometa di Halley

Il 27 febbraio del 1977 è il giorno in cui la cometa di Halley del calcio argentino attraversa per la prima volta il cielo di Buenos Aires. Entrato nelle grazie del commissario tecnico César Luis Menotti, il sedicenne Diego Armando Maradona debutta con la Selección Argentina in occasione dell’amichevole internazionale con l’Ungheria disputata alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors che da lì a qualche anno sarebbe diventato il suo giardino di casa.
Il ragazzo prodigio dell’Argentinos Juniors – squadra di Buenos Aires famosa per essere trampolino di lancio per campioncini in erba – cinque giorni prima dell'amichevole viene aggregato dal Flaco Menotti agli sparring partner chiamati a fronteggiare la prima squadra dell’Argentina in partitella; nessuno lo può ancora sapere, ma il ct va pazzo per quel ragazzino e trama qualcosa. Stregato dalla sua performance contro i “grandi”, lo convoca per la sfida di preparazione al Mundial contro quell’Ungheria che la Selección ritroverà l’anno successivo nel girone di Coppa del Mondo. L’Argentina vince 5-1 quella partita e Menotti concede alla stellina dei Bichos Colorados di Buenos Aires 25 minuti, buoni già per folgorare i 60 mila spettatori della Bombonera e la stampa. Le porte del Mondiale casalingo del 1978 sembrano sul punto di spalancarsi...
Il tabellino di Argentina-Ungheria: Maradona indossava la #19
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Il primo grande "no"

Menotti fa sul serio e lo convoca anche per le due amichevoli con il Paraguay e per quella con l’Irlanda, l'ultima: quando il nome di Maradona compare nella lista dei 40 pre-convocati per la Coppa del Mondo del 1978, tifosi e stampa già pregustano le prodezze dell’Eletto nel torneo più prestigioso del pianeta. Il ct, invece, fa marcia indietro al momento del dunque: i senatori del suo gruppo – capitan Passarella in primis – non vedono di buon occhio quello sfrontato ragazzino e Menotti non se la sente di sconvolgere gli equilibri dello spogliatoio. Il nome di Maradona è l’ultimo a essere tagliato, il Flaco gli preferisce in extremis il fidato René Houseman: i 22 gol con l’Argentinos Juniors (di cui uno direttamente dal dischetto di centrocampo) gli valgono la palma di capocannoniere del Campionato Metropolitano del 1978 ma non bastano a persuadere Menotti, e il sogno mondiale del Pelusa s'infrange. C’è una scena emblematica in Complici del Silenzio, film italiano del 2009 in cui viene tratteggiata quell’Argentina del 1978 in bilico tra Mundial e nefandezze della dittatura di Videla; il ciarliero facchino dell’albergo che ospita un giornalista sportivo italiano al seguito della spedizione della Nazionale di Bearzot si rivolge a lui dicendogli:
Ma lei lo conosce Maradona? Maradona è il Pibe de Oro, non si sa perché non lo fanno giocare!
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La grande rivincita del 1979

A un anno di distanza dalla cocente delusione, Diego Armando Maradona si prende una cospicua rivincita trascinando la sua Argentina Under 20 – allenata anch’essa da César Luis Menotti – alla sfavillante vittoria del Mondiale di categoria in Giappone. Segna sei gol, di cui uno direttamente da calcio di punizione nella finalissima del National Olympic Stadium di Tokyo contro la temibile Unione Sovietica, e sostanzialmente gioca un altro sport rispetto a chi lo attornia: compone una coppia formidabile con il capocannoniere Ramon Diaz (futuro protagonista nell’Inter dei record guidata da Giovanni Trapattoni) e a fine torneo riceve il Pallone d’Oro, riconoscimento riservato al miglior giocatore della rassegna Under 20. Il Pelusa è diverntato grande, ormai: si è trasformato nel Pibe de Oro ed è pronto a cambiare per sempre il corso della storia del calcio argentino e di quello mondiale.

Il Boca, l'appuntamento col destino

Veste la casacca dell'Argentinos Juniors fino al 1981 poi passa al Boca Juniors, la squadra che aveva rubato il cuore alla famiglia Maradona senza più restituirlo, quella tifata in gioventù da papà Don Diego Chitorro. La formula è quella del prestito oneroso, diremmo oggi, perchè se l'Argentinos Juniors si ritrova in ristrettezze economiche non è che il Boca navighi nell'oro. Lo voleva a ogni costo il facoltoso presidente del River Plate Aragòn Cabrera, ma a Dieguito non è passata nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea di vestire la maglia degli acerrimi nemici degli Xeneizes. Il resto è storia...
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