In Lega Pro la squadra che riassume tutti questi concetti è di certo il Tuttocuoio squadra toscana di Ponte a Egola, frazione del comune di San Miniato: la più minuscola realtà del calcio professionistico italiano con i suoi circa 8.000 abitanti che, alla prima stagione in terza serie, dopo nove giornate veleggia in testa alla classifica del girone B insieme ad Ascoli e Reggiana con 16 punti conquistati e il miglior attacco del girone (15 gol fatti).
Una vera e propria favola quella della formazione neroverde, una delle tre squadre della provincia di Pisa in Lega Pro (le altre due sono il Pontedera e il Pisa), che fino al 2008 aveva sempre stazionato fra la Promozione e la Prima Categoria ma da sette anni a questa parte è riuscita a centrare obiettivi mai raggiunti, in oltre 50 anni di storia conquistando quattro promozioni nonostante ostacoli e difficoltà che invece di frenare le ambizioni hanno finito per esaltare la squadra toscana. Dal 5 maggio 2013 il Tuttocuoio non gioca una partita nel proprio stadio, il Leporaia di Ponte a Egola. L’unico impianto sportivo presente nel borgo alle porte di San Miniato non è assolutamente a norma con gli standard imposti dalla Lega Pro e così i neroverdi lo scorso anno sono stati confinati allo stadio "Libero Masini" di Santa Croce sull’Arno mentre da agosto giocano al “Mannucci” di Pontedera, l’unica struttura in regola per la terza serie a 20 km da Ponte a Egola. Insomma da due anni il Tuttocuoio, il fattore campo non sa proprio cosa sia e ciò rende ancor più strabiliante il cammino della squadra di mister Massimiliano Alvini.
DAL TORNEO DEI BAR ALLA SERIE C – Già proprio nel lavoro magistrale dell’allenatore sta condensato il segreto della cavalcata del Tuttocuoio. Arrivato a Ponte a Egola nell’estate del 2008 in sette stagioni ha vinto tre campionati (Promozione, Eccellenza, Serie D) e lo scorso anno è riuscito a guadagnare la promozione in Lega Pro unica vincendo lo spareggio contro l’Arzanese. Se si aggiungono la Coppa Italia Regionale vinta nel 2009 e la Coppa Italia Dilettanti sollevata nel 2010, il 44enne tecnico di Fucecchio in sette anni ha portato a casa sei trofei: “Non per darmi delle arie ma sono 14 anni che alleno e posso dire di avere vinto ovunque sono stato – racconta Alvini, che fino a due anni fa ha lavorato come rappresentante di pelletteria in una società creata insieme al fratello Valter – fino a quando ne avevo 30 ho sempre giocato a calcio in Promozione ma a causa di un brutto infortunio nel 2000 ho dovuto appendere le scarpe al chiodo. E’ lì che ho preso in considerazione l’idea di iniziare ad allenare, anche se io per la verità la fissa ce l’avevo già da qualche anno: a 25 anni, infatti, dopo gli allenamenti mi divertivo a sedermi in panchina e allenare una squadra di amici amatori che disputava il torneo dei bar. E’ proprio lì che ho capito che quella poteva essere la carriera giusta per me nel calcio e dopo l’infortunio mi ci sono dedicato anima e corpo”. Il primo club ad offrire un incarico ad Alvini è il Signa, la squadra della provincia di Firenze dove militava prima di farsi male che gli offre la possibilità di allenare la Juniores: “Ho iniziato nelle giovanili poi dopo una stagione il presidente mi ha chiesto se me la sentivo di allenare la prima squadra in Promozione. Ho allenato per tre anni la prima squadra e in questo triennio ho vinto il mio primo campionato. Nel 2005 mi sono spostato al Quarrata, in provincia di Pistoia, dove sono rimasto tre anni e ho vinto il mio secondo campionato”.
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Nel 2008 il nuovo presidente del Tuttocuoio, Andrea Dolfi lo vuole al suo fianco e qui i due iniziano a scrivere la storia della società: “A Tuttocuoio ho trovato l’ambiente ideale per fare calcio come piace a me. La società è molto umile ma seria ed onora sempre le spettanze: si gestiscono le poche risorse con oculatezza senza fare mai il passo più lungo della gamba e stando attenti ai conti. Il consiglio della società è formato da tre soci, due sono il patron Andrea e il fratello Giandomenico che commerciano la pelle pregiato di rettili e coccodrillo e collaborano con le più importanti griffe di moda del mondo. Due anni fa la famiglia Dolfi, sentitasi un po’ trascurata e con la crisi che avanzava, sembrava intenzionata a passare la mano, ma grazie anche a un contributo simbolico dei tifosi ha deciso di andare avanti. E’ stata una fortuna visto che abbiamo vinto il campionato di D e siamo saliti in Seconda Divisione. Lo scorso anno abbiamo fatto un capolavoro guadagnando la promozione ai playoff in un girone tremendo con corazzate come Foggia, Teramo, Cosenza, Casertana e Messina e regalandoci un sogno. Questa stagione è partita al di sopra di ogni più rosea aspettativa però so perfettamente che è un momento che non potrà durare. Squadre come Ascoli, Pisa, Grosseto, Spal, Teramo, L’Aquila monopolizzeranno presto le prime posizioni e si giocheranno la promozione, noi invece dovremo lottare fino all’ultima giornata per la salvezza, possibilmente evitando i playout.. Esaltarsi per il primato sarebbe un errore imperdonabile”.
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L’AMICIZIA CON SARRI – Sarà anche vero ciò che dice Alvini ma vincendo sabato a Reggio Emilia, il Tuttocuoio potrebbe avere la chance di salire addirittura al primo posto solitario. Impressionante se pensiamo che la squadra ha un’età media di 21 anni e dalla passata stagione sono rimasti solo 5 elementi fra cui il capitano Corrado Colombo, 36 anni ex attaccante di Atalanta, Sampdoria e Livorno, che tre anni fa è arrivato a Tuttocuoio in D e ora spera di chiudere la sua carriera a giugno strappando la salvezza in Lega Pro: “Il mio credo calcistico? Spirito di sacrificio, motivazioni, umiltà, coesione di gruppo, spogliatoio unito e organizzazione tattica. Su questo ultimo punto, insieme al mio staff, cerco di curare ogni minimo dettaglio. Ho sempre allenato squadre outsider che per giocarsela e provare a battere giocatori più quotati dovevano sapere cosa fare in campo e come agire. Io durante la settimana cerco di aggiornarmi, informarmi, lavorare su tutte le situazioni di palla inattiva e attiva per mettere nelle condizioni migliori i miei giocatori ai quali chiedo di fare la partita e provarci sempre: se dobbiamo perdere, voglio farlo perché ci abbiamo provato”.
Se gli chiedi quali sono gli allenatori di riferimento, Alvini non esita: “Mi garbano tutti non ce n’è uno che prediliga perché da qualunque partita si può imparare, però se ne devo scegliere uno scelgo Maurizio Sarri, uno che è venuto dalla gavetta ha vinto tutti i campionati ed è arrivato in Serie A senza sponsor e tantomeno una carriera da calciatore importante alle spalle. L’Empoli sta stupendo e impressionando per la mentalità e la sicurezza con la quale gioca e non ha paura di dominare il possesso e non cambia modo di giocare anche al cospetto delle big. Maurizio è il mio riferimento oltre che un buon amico”. Già perché l’amicizia fra Sarri e Alvini è ultradecennale: “Ci siamo conosciuti nei primi anni del 2000 quando io ero alle prime armi e lui allenava a San Giovanni Valdarno. Ci siamo trovati e da lì, ancora oggi, capita che ci si veda o ci si senta di tanto in tanto al telefono per parlare di calcio. Entrambi siamo due amanti di questo sport: non gli chiedo dei consigli e lui non mi ha chiesto dei pareri sulle sue squadre però è piacevole confrontarsi con uno così preparato e puntiglioso. Mi arricchisce molto”. Se l’obiettivo a breve termine è la salvezza col Tuttocuoio, nel medio lungo termine Alvini non ha dubbi: “Mi auguro in tre-quattro anni di arrivare in Serie B magari vincendo un altro campionato e da lì crescere ancora. Io non mi accontento: sono pronto ad allenare ovunque e a mettermi alla prova. Se devo sognare mi piace farlo in grande…”.
Di Stefano DOLCI (twitter )
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