Quella che dovrebbe esordire a marzo col nome di Inter Miami è una società posseduta per il 10% dall’ ex stella inglese di Manchester United e Real Madrid, David Beckham che ha in programma la costruzione di un nuovo stadio entro il 2022, il Miami Freedom Park, sulle rive della Florida.

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Tuttavia, ad oggi, l’identità della squadra sembra essere in bilico, dopo che lo US Patent Trademark Office ha premiato l’opposizione della società milanese alla registrazione del marchio Inter Miami. La disputa si contende essenzialmente attorno al nome della neonata società: nel 2014 l’Internazionale Milano aveva richiesto all’organo competente statunitense la registrazione dei diritti commerciali esclusivi legati al marchio Inter, impedendo quindi la nascita di nuove squadre con nomi identici al proprio.

Inter Miami, Getty Images

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La disputa e perché (probabilmente) Beckham sarà costretto a cambiare nome

Questo braccio di ferro è nato da un’offensiva della MLS (che possiede tutti i marchi registrati delle società militanti nella propria lega) che si è opposta alla richiesta interista depositata nel 2014; le giustificazioni da parte americana sono due: il termine “inter” secondo loro, dovrebbe essere interpretato come meramente descrittivo, e non rappresentativo di una sola squadra. Inoltre, la MLS ha contestato la possibile confusione che l’esclusività del denominativo Inter provocherebbe per molte squadre internazionali che già lo utilizzano (come l’Internacional de Porto Alegre in Brasile, l’Inter Turku in Finlandia o l’Inter Zapresic in Croazia). Proprio quest’ultima (scarsa) obiezione sembra aver spostato l’ago della bilancia in favore del club nerazzurro, con la sentenza che determina impossibile per la MLS vantare diritti esclusivi sul nome Inter.

La squadra di Beckham avrà solo un modo per vincere la battaglia: dimostrare che “Inter” non sia un termine sufficiente a indicare la squadra di Milano. Secondo la stampa americana, la possibilità del cambiamento di nome è quasi certa.

Uno scontro legale molto sentito soprattutto ai piani alti della MLS, che dopo un periodo di continui restyling delle sue franchigie, sperava di aver trovato un equilibrio identitario tra i vari team. La questione dell’esclusività del marchio invece, potrebbe avere ripercussioni su tantissimi altri club statunitensi “rei” di utilizzare titoli come United, City, Sporting, Real.

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