Il 3 ottobre scorso Gonzalo Higuain, attualmente numero 10 dell’Inter Miami, ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato. Il centravanti argentino, che nel 2022 ha messo a segno 16 reti in 27 presenze di MLS, ha scelto di interrompere la sua carriera in un momento ancora di discreto splendore. Negli USA il Pipa ha vissuto una seconda giovinezza, dopo anni ad altissimi livelli in Europa tra Real Madrid, Napoli, Juventus, Milan e Chelsea. In Spagna e con i bianconeri ha vinto tanto, a Napoli è andato molto vicino ad uno Scudetto ed ha lasciato il segno con il campionato da 36 gol. Con l’Argentina invece il rimpianto dei Mondiali 2014, persi in finale contro la Germania. Il giocatore in prima persona ha provato a ripercorrere tutte le emozioni vissute con gli scarpini ai piedi, lo ha fatto con un’intervista esclusiva a Goal.com. Il primo pensiero lo ha speso per la passione per il calcio, di cui ha parlato così: “Quando ero bambino ed ero fuori con un pallone, ho iniziato a giocarci per amore del gioco. Non l’ho fatto perché volevo essere famoso o qualcosa del genere. Ho giocato per la passione che avevo per questo sport e ho sempre sognato di voler diventare un giocatore professionista ma, in quel momento, non sapevo davvero da cosa nascesse”.

SULLE DIVERSE ESPERIENZE

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Higuain contro il bullismo: "A volte uccide, non lo tollero più"
29/09/2022 ALLE 07:45
"La squadra dove ho giocato più a lungo è stata il Real Madrid, poi ho giocato quattro anni alla Juve, tre anni al Napoli, poi sei mesi al Milan e sei mesi al Chelsea. Se devo giudicare in base al tempo che ho passato in un club, posso dire Real Madrid, Napoli, Juventus per l’affetto reciproco che mi lega a queste piazze. Ho vissuto bei momenti in tutti i club in cui ho giocato e anche con la Nazionale. Probabilmente non ho lo stesso legame che mio fratello ha verso Columbus perché non volevo passare così tanto tempo in un club. Volevo spostarmi, provare cose diverse, sfidare me stesso giocando per club differenti e mostrare cosa potevo fare ovunque ed essere in grado di vincere ovunque

SU MESSI E CRISTIANO

"In molti potrebbero parlare di pressione nel giocare al loro fianco, ma non sono d’accordo. Si prendono la responsabilità quando le cose non vanno bene e per me è un privilegio poter giocare con due dei più grandi giocatori di tutti i tempi e ricorderò sempre il fatto di aver giocato con loro nel loro periodo di massimo splendore. Ora non sono solo grandi ex compagni di squadra, ma anche grandi amici

SU NAPOLI

"Sono momenti impossibili da dimenticare. E’ una delle sensazioni più belle che puoi provare da giocatore, ossia sentire uno stadio pieno di persone che urlano il tuo nome dopo un gol: mi viene la pelle d’oca a pensarci oggi. Ma può succedere anche il contrario. Non tutto è bello nel calcio. Un giorno 60 mila persone stanno urlando il tuo nome. Quindici giorni dopo potrebbero insultarti. Le cose cambiano velocemente nel calcio. Molto velocemente. Quindi nel tempo ho cercato di imparare che gli elogi non mi portano troppo in alto e le critiche non mi portano troppo in basso

SULLE FINALI CON L’ARGENTINA

"Penso che sia destino. Noi abbiamo avuto la fortuna di poter giocare tre finali e, purtroppo, le abbiamo perse. Quando la Nazionale ha vinto questa finale di Copa America ero molto felice. Tutto lo staff, la squadra, Messi, Di Maria, Otamendi, Aguero, sono i miei amici. Sono stato molto felice per loro. Sono molto felice che siano riusciti a ottenerlo, ma penso che sia solo destino. Porto con me la consapevolezza di essere stato in grado di giocare tre finali

SULLA VITA FUTURA

"In questo momento non ci sto pensando, ma questo campionato e questo paese mi hanno fatto imparare e capire come posso godermi tutto ciò che prima non ero in grado di fare. Amo mia figlia e mia moglie. La mia vita ruota attorno a loro. Sono quelli che sono con me nel bene e nel male. Per quanto riguarda le altre attività, mi piacerebbe magari esplorare la cucina o magari suonare la chitarra o imparare l'inglese, ma non ho alcuna intenzione di restare nel calcio, almeno a breve termine. È un mondo che ogni giorno diventa sempre più tossico e non mi vedo nel calcio una volta che smetto di giocare. Voglio essere molto lontano dallo sport. Sì, lo guarderò, ma so cosa ho vissuto. Penso che sia solo un mondo a cui non appartengo tanto quanto pensavo di appartenere inizialmente. Voglio aprire la mia mente dopo il calcio e godermi la mia famiglia e la mia vita”.
L'intervista integrale è disponibile su goal.com.

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