Pirlo? Uno Zico davanti alla difesa
Parole e musica in tempi non sospetti di Carlos Alberto Parreira, ct del Brasile campione del Mondo nel 1994, mica il primo che passa. Il paragone calza, bisogna ammetterlo, perché Arthur Antunes Coimbra in arte Zico è “Andrea Pirlo prima di Andrea Pirlo” solo qualche zolla più avanti sul rettangolo di gioco, a ridosso degli attaccanti. Basterebbe gustarsi le immagini della finale della Coppa Intercontinentale del 1981 per verificarlo di persona: il 10 e capitano del Flamengo pare la copia carbone del nostro fenomenale centrocampista. Se 38 anni or sono è andato in scena il primo episodio della classica Flamengo-Liverpool il Khalifa International Stadium Doha sabato alle 18:30 proietterà il remake; nel frattempo, dallo stesso Gabigol ai focosi sostenitori del Fla, sono in molti a rievocare quel precedente del 1981, quando una squadra di Rio de Janeiro fece un sol boccone del Liverpool Campione d’Europa.
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La Coppa Intercontinentale: benvenuti all’Inferno

“Coppa Intercontinentale”, l’espressione stessa rimanda ad altri tempi, luoghi, dimensioni: a campi polverosi con sparute spruzzate di verde, trombette assordanti, stadi esotici e magliette prive di sponsor. Esiste tuttavia anche un dark side of the moon: già, quello attinente al calcio violento, per non dire criminale. Basti pensare che quel Liverpool Campione d’Europa 1981 a spese del Real Madrid di mister Vujadin Boskov e del guardiano di centrocampo Vicente del Bosque si era già rifiutato per ben due volte di prendere parte alla sfida con i Campioni del Sudamerica. Il motivo? Date un colpetto di telefono ai protagonisti dell’edizione 1969, ovvero ai calciatori del Milan di Nereo Rocco che nella trasferta di Buenos Aires contro l’Estudiantes vennero letteralmente presi a calci e pugni. Nel 1981 però il campo è neutro e gli avversari sono un’allegra ciurma di giocolieri carioca sopravvissuti non si sa bene in quale modo alla brutale finale di Libertardores contro i banditi del Cobreloa, i campioni del Cile: il Liverpool dunque accetta l’invito e pregusta il trionfo in ciabatte. Non saranno gli ultimi a ridere.

Date una Toyota a quell’uomo

Si arriva dunque alla finalissima del 13 dicembre 1981, allo stadio nazionale Olimpico di Tokyo: da una parte il Liverpool di Grobbelaar, Dalglish, Souness, dall’altro lato del campo il Flamengo di Zico, Junior e Andrade. Non c’è partita quel giorno: l’abbacinante classe di Zico acceca i presuntuosi Reds incantando la platea mondiale e al 41esimo i giochi sono già fatti, 3-0 Flamengo e Liverpool in bambola. I due assist di Zico (che propizierà persino la rete di Adilio con una punizione mal respinta da Grobbelaar) ad apparecchiare la doppietta di Nunes sono di una bellezza disarmante: è pleonastico persino descriverli, vanno tassativamente rivisti a rotazione continua. A fine gara il 10 rubro-negro solleva al cielo giapponese la Coppa e come da prassi riceve la Toyota che spetta al migliore in campo della finale… E negli spogliatoi non può che scattare in automatico la festa al passo di Pagode, con buona pace dei calciatori del Liverpool che ridevano di quello stuolo di ballerini e musicisti prestati al pallone.
In Brasile hanno dato una missione precisa al Flamengo: vincete la coppa e tornate da eroi. Noi dovremo subito pensare al Leicester. Quando parlerò alla squadra non gli dirò che, riportando il trofeo a Liverpool, sarebbero viste come leggende. Eventualmente saranno ricordati come leggende a fine carriera ma quando ancora sei calciatore queste cose rischiano di tenere occupata la mente. (Jurgen Klopp)
38 anni più tardi per il Fla si staglia all’orizzonte un’impresa ancor più ardua: già, i fuoriclasse sono prevalentemente dall’altra parte e al posto del capopopolo Zico c’è l’ondivago e a tutt’oggi indecifrabile Gabigol; emulare i ragazzi dell’81 avrebbe i crismi del miracolo sportivo. Il minimo comun denominatore è invece rappresentato da un dato di fatto: il Flamengo rimane l’unica squadra di Rio de Janeiro a potersi fregiare del titolo di Campione del Mondo; un aspetto, questo, che i tifosi non mancano di ricordare un giorno sì e l’altro pure ai rivali di Fluminense, Botafogo e Vasco da Gama.

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