Sono oltre 6500 gli operai che hanno perso la vita in Qatar impegnati nella costruzione di stadi, strade, aeroporti, hotel e altre infrastrutture che renderanno possibile lo svolgimento del Mondiale di calcio del 2022. Una cifra mostruosa, venuta a galla grazia a un’inchiesta del quotidiano britannico “Guardian” che ha messo ancora una volta in discussione le condizioni pessime dei cantieri e gli scarsi diritti di cui dispongono i lavoratori nel Golfo.
Il Comitato organizzatore, in realtà, riporta “solo” 37 decessi tra i lavoratori direttamente legati alla macchina organizzativa di Coppa del Mondo, a partire dal 2010 - data dell’assegnazione della sede da parte dalla FIFA. I dati, purtroppo, come rivela il “Guardian” sono altri. L’80% delle vittime sono lavoratori stranieri: 2.711 quelli dall'India, 1.018 dal Bangladesh, 1.641 da Nepal e 557 dallo Sri Lanka, per un totale di 5.927. A questi sono da aggiungere i 824 cittadini pakistani che hanno perso la vita, come riportano i dati dell’ambasciata in Qatar.
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Una media di 12 decessi a settimana, stima la fondazione Humanity United che ha collaborato con il media britannico all’inchiesta. La folle tabella di marcia verso l’Inizio della più importante manifestazione calcistica ha previsto anche la costruzione di una città artificiale, Lusail, che ospiterà 250mila abitanti e sarà la sede della manifestazione. Il governo del Qatar respinge le accuse, ma quel 69% decessi – secondo i dati del “Guardian” - avvenuti per "morte naturale", ovvero insufficienza cardiaca o crisi respiratoria acuta, non chiarisce l’effettiva causa di questa mattanza.

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