Ci sono cose in cui il calcio passa in secondo piano, anche quando esso rappresenta la passione. Perché esistono questioni dove la dignità e il diritto alla vita superano ogni cosa. In Iran incalza la protesta, anche dei calciatori, per sostenere le donne iraniane. Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando Mahsa Amini, una ragazza di 22 anni, è stata uccisa per aver indossato il velo in modo errato. Secondo un ultimo rapporto pubblicato dalle autorità, 41 persone sarebbero morte in nove giorni, mentre Iran Human Rights parla di un bilancio di 54 morti. Sardar Azmoun, attaccante del Bayer Leverkusen, ha scelto di prendere posizione e uscire dal silenzio.
Non ne posso più!”. E poi l’emoji del dito medio ripetuto tre volte. Sardar Azmoun è sceso in campo in difesa delle donne del suo Paese, l’Iran, vessate dalla polizia religiosa, maltrattate, disprezzate, umiliate, e ora anche uccise. Azmoun, che in carriera è diventato il più giovane iraniano a far gol in Champions e a 27 anni ha alle spalle un’ottima carriera sviluppata soprattutto in Russia, è figlio di un ex nazionale di pallavolo. Di origini turkmene, si è sempre impegnato nella difesa del proprio popolo.
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Sardar però ha fatto particolarmente rumore proprio per questa sua scelta di uscire dalla ‘comfort zone’ e di mettere a rischio anche i propri interessi. Azmoun è stato il primo calciatore iraniano in attività a schierarsi al fianco delle donne del suo Paese. L’ha fatto su Instagram, dove ha quasi 5 milioni di follower. Domenica ha postato una storia con un messaggio diretto e potente: “Le regole imposte qui in nazionale c’impediscono di parlare finché siamo qui in ritiro, ma non ce la faccio più a restare in silenzio. La punizione è l’espulsione dalla nazionale? Beh, cacciatemi. Se sarà servito a salvare anche una sola ciocca di capelli delle donne iraniane ne sarà valsa la pena. Quanto sta succedendo non sarà mai cancellato dalle vostre coscienze, io non ho paura d’essere cacciato. Vergogna per voi che avete ucciso con tanta facilità gente del nostro popolo, e viva le donne iraniane. Se questi sono dei musulmani, che Dio faccia di me un infedele”.
Il post è diventato immediatamente virale e ha fatto il giro del mondo. L’account di Azmoun da domenica è stato prima chiuso, poi riaperto e svuotato. A oggi non c’è più nulla di quanto però ancora reperibile come materiale salvato su vai account Twitter.

Azmoun, futuro in nazionale e Mondiali a rischio

Dopo il post di Azmoun è scoppiato il caos tra i giocatori della Nazionale iraniana di calcio, Federazione iraniana di calcio e governo. La Nazionale iraniana, infatti, si è qualificata ai prossimi Mondiali in Qatar, ma la divisione interna tra i giocatori, federazione e governo starebbe mettendo a rischio la stessa partecipazione al torneo della squadra. La Nazionale iraniana è infatti spaccata in due. Da un lato ci sarebbero oltre che Azmoun, anche Alireza Beiranvand, Saman Qudous e Vahid Amiri, che rischiano di dover dire addio alla nazionale. Il secondo gruppo di calciatori, invece, più numeroso, avrebbe richiesto di allontanare i tre compagni di squadra, proprio per evitare di non compromettere la partecipazione al Mondiale. In attesa di eventuali provvedimenti da parte della Federazione, ieri Azmoun è sceso in campo con la nazionale iraniana in un’amichevole con il Senegal, finita 1-1, segnando anche il gol del pareggio. Al termine del match, non è stata rilasciata nessuna dichiarazione da parte né dei giocatori, né dello staff, né dalla Federcalcio iraniana. Vedremo se la scelta coraggiosa di non rimanere in silenzio gli sarà davvero fatale.

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