"La mia esperienza alla Juventus? Quella era una squadra che strutturalmente era fatta per difendere. Io spingevo, ma la cosa finiva per entrare in conflitto con l'idea della squadra e per questo non giocavo quanto mi sarebbe piaciuto. Bisogna scegliere il giocatore adeguato alle esigenze della squadra". Dal ritiro del Brasile in Qatar, a poche ore dall'esordio della Seleçao ai Mondiali contro la Serbia, Dani Alves racconta alla Gazzetta dello Sport un retroscena della sua esperienza in maglia bianconera nella stagione 2016-17: "Se tu metti un giocatore estremamente difensivo nel Barcellona non ha senso, e allo stesso modo un laterale offensivo in un team che predilige la difesa non è nel posto giusto", il pensiero di Dani Alves.
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"Il calcio è di chi gioca meglio"

"Il calcio è diventato molto fisico, i giocatori oggi sono delle bestie atleticamente. Però il calcio resta uno sport per chi ha i piedi buoni, per chi sa far circolare la palla, colpirla bene, fare un assist. Correre è un altro sport. La gente si sta fissando molto su questa cosa del fisico e mi è venuto un dubbio: il calcio è di chi corre di più o di chi gioca meglio?".

Sul Brasile

"La squadra si è adattata al calcio moderno senza perdere la sua essenza. Il Brasile oggi non ha eguali per quantità di giocatori brillanti, però siamo anche molto equilibrati. Sono in Nazionale da 16 anni e questo è il miglior momento per noi a livello di giocatori. Il Brasile è sempre favorito, per tradizione e storia. Cose che contano in questi tornei. Abbiamo sofferto negli ultimi anni ma ora abbiamo costruito un gruppo con la buccia molto spessa: per qualità umane delle persone questo è il miglior spogliatoio del Brasile da tanto tempo".

Su Mbappé e Neymar

"Un grande giocatore deve sempre sapere e capire chi ha accanto, i compagni potenziano le tue qualità. Mbappé è un fenomeno però non ha ancora capito che chi gioca con lui in attacco è più fenomeno di lui. Neymar e Messi sono unici: vedono e fanno cose che nessuno vede o riesce a fare. Devi essere intelligente per approfittare del loro potenziale, sono i due geni del calcio. Io penso di saper toccare bene la palla, ma quando giocavo con Leo la palla la davo a lui, e se gioco con Ney, la palla la do a lui. Se Mbappé dà la palla a quei due fa 150 gol".

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