Non ci è dato sapere se il presidente sportivo con più titoli al mondo lo farà stappando una preziosa bottiglia del famoso vino liquoroso che è chiamato come l’omonimo club e l’omonima città. Ma sicuramente tra i pensieri di questo imprenditore settantasettenne, al momento del brindisi, ci sarà l’ultimo affare realizzato al timone della sua amata società. La vendita del difensore Danilo Luiz da Silva, meglio noto come Danilo, al Real Madrid per 31,5 milioni di euro rappresenta infatti l’ennesimo capolavoro economico del Porto. Anzi, quello che permette di chiudere il decennio di bilanci 2005-2015 con oltre 700 milioni di euro guadagnati alla voce “cessioni”. Sì, il Porto dalla stagione post vittoria in Champions League e post-addio di Mourinho (2004/05) ad oggi ha incassato oltre 700 milioni di euro vendendo suoi calciatori. I primi a salutare furono i due difensori Ricardo Carvalho e Paulo Ferreira, ceduti proprio al Chelsea del neo allenatore Mou per 50 milioni di euro. L’ultimo è stato Danilo, un altro difensore. Ma il meccanismo, che funziona alla perfezione da tante stagioni e che non riesce ad esser totalmente imitato, merita di essere approfondito. Anche perché, pur con queste cifre pazzesche, l’ultimo bilancio era in rosso.
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DAL 2004 AD OGGI LE ENTRATE SONO IL DOPPIO DELLE USCITE – Prima di tutto mano alla calcolatrice. Dall’estate 2004 ad aprile 2015 le entrate prodotte dal calciomercato dei Dragoes sono più del doppio rispetto alle uscite: nel dettaglio 718,2 milioni di euro incassati e “solamente” 349,3 sborsati. Solo una sessione di mercato, quella 2010/11 si è chiusa con un segno meno. Le altre hanno garantito sempre lauti guadagni e, anzi, spesso hanno coperto i “buchi” di una gestione aziendale non sempre lungimirante. La media è presto fatta: ogni estate il club iberico si garantisce entrate per 60/70 milioni. Il Porto, tra l’altro, è sempre riuscito a valorizzare i suoi giocatori e a venderli a cifre spesso sconsiderate o non adeguate all’effettivo valore del calciatore in questione. I 16 milioni avuti dalla Dinamo Mosca per Maniche nel 2006 o i 24,5 ricevuti dall’Inter (dove c’era sempre Mourinho) per Quaresma nel 2008, i 22 sborsati dallo Zenit per Bruno Alves nel 2010 o le più recenti operazioni riguardanti Falcao, Hulk, James Rodriguez o Mangala (vedi GRAFICO) rappresentano tutti esempi calzanti e lampanti. Ma come è possibile tutto questo?
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I MERITI DEL POTENTISSIMO JORGE MENDES– I meriti vanno distribuiti tra tanti fattori. Sicuramente ne ha il fiuto commerciale del Signor Pinto da Costa di cui sopra, ma ne ha altrettanti quell’ormai arcinoto agente Fifa chiamato Jorge Paulo Agostinho Mendes, colui che dal 2010 vince ininterrottamente il premio “Best Agent in the World” e che nel 1996 ha fondato la società Gestifute, la più importante agenzia per calciatori/allenatori al mondo, che a gennaio 2015 aveva un giro d’affari stimato in 550 milioni di euro. Se volete saperne di più sul deus ex machina del calcio internazionale vi consiglio un articolo del The Guardian firmato dal collega David Conn e che si intitola “Jorge Mendes: the most powerful man in football?”. Qui, tralasciando la sua storia, ci interessa sapere che Mendes (che tra gli altri solo per citare qualche nome gestisce Cristiano Ronaldo, Diego Costa e Angel Di Maria) si è occupato dal 2001 al 2010 del 70% delle cessioni del Porto, percentuale che si abbassa al 65% se consideriamo il periodo 2004-2015. Come? Grazie alle (anche queste ormai stra-conosciute) TPO (Third Party Ownership), ovvero quei dispositivi legali che consentono a fondi d’investimento di “detenere” parte dei cartellini dei calciatori.
I MERITI DELLE “OSCURE” TPO - In realtà le Tpo (Quality e Doyen sono le due con cui lavora principalmente Mendes) si comportano come un vero e proprio fondo d’investimento: entrano nei capitali delle imprese da lanciare, le finanziano e poi creano profitto una volta che l’azienda produce utili, spesso uscendo dal capitale e dotandosi di una ricca buonuscita. In soldoni Mendes e i suoi soci scovano un talento, ne acquisiscono tramite queste società tutto o parte del cartellino e poi lo portano nelle principali club portoghesi (Porto, Benfica, Sporting Lisbona). Una volta venduta ai club la parte del cartellino, si assicurano percentuali ad ogni cessione e ad ogni spostamento, potendo anche aumentare la loro % del cartellino in base ad accordi con i club o decidendo lecitamente anche di vendere totalmente la loro parte. Due esempi recenti? La Gestifute di Mendes si calcola abbia incassato 4,5 milioni di euro per la cessione di James Rodriguez al Monaco e 2,5 milioni per quella di Joao Moutinho al club monegasco. Il “si calcola” verrà spiegato successivamente. Poi, però, detiene anche il 50% del cartellino di Falcao e, deteneva una discreta parte (circa il 30%) del cartellino di Mangala.
LE PLUSVALENZE PIÙ CLAMOROSE: DA JAMES A PEPE – Tutto questo gioco, ovviamente, permette al Porto di “guadagnare” in continuazione. Arrivano talenti a poco prezzo e nemmeno pagati per intero, vengono fatti giocare con continuità e una volta appetibili, con l’aiuto e la spinta di Mendes e delle Tpo vengono venduti al miglior offerente o a chi in quel momento è interessato all’affare. Le cinque maggiori plusvalenze realizzare dal Porto nelle ultime stagioni sono clamorose: James Rodriguez, pagato 7,3 è stato rivenduto a 45. Plusvalenza netta di 37,7 milioni di euro. Falcao ne ha fruttati 34, Mangala 33,5, Carvalho 30 e Pepe 28. Scorrendo i dati ci sono almeno 15 giocatori che nell’ultimo decennio hanno garantito al Porto plusvalenze superiori ai 20 milioni. La media e la frequenza con cui vengono concretizzate sono assurde: nessun altro club al Mondo è riuscito a realizzarne così tante, così fruttifere e in un così breve arco temporale.
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NESSUN CLUB IN EUROPA RIESCE A REALIZZARE TANTI PROFITTI – Non ci sono paragoni attendibili in Europa. Come il Porto lavora solo il Porto. Come il Porto incassa solo il Porto. Negli ultimi 11 anni tutti i principali club europei hanno rifornito di milioni e milioni le casse del club portoghese: il Chelsea 73, il Monaco 70, lo Zenit 62, il City 55, l’Inter 50, l’Atletico Madrid 48, la Dinamo Mosca 44, il Lione 40 e sopra i 30 ci sono anche Manchester United e Real Madrid. I quasi 370 milioni di euro guadagnati dal Porto con il calciomercato dal 2004 ad oggi non hanno eguali. Per rendere meglio la proporzione basta dire che solo l’Udinese, con 171 milioni di euro di surplus tra acquisti e cessioni, si avvicina (meno di metà rispetto al Porto comunque). Nessun altra società europea ha una tal continuità: guardando prima divisione portoghese, Serie A, Liga, Ligue 1, Premier e Bundesliga, nessun club supera i 60 milioni di euro di profitto decennale con operazioni di mercato. La maggior parte sono in passivo.
IL CASO BRAHIMI E IL PROBLEMA DEI FONDI – Nonostante tutto, però, ci sono ancora dei lati oscuri nel modo di operare del Porto e dei suoi investitori (i fondi di cui prima). Come riportato dal collega Pippo Russo, ha destato curiosità, a settembre, il modo in cui il Porto ha acquistato una delle stelle della stagione, Yacine Brahimi dal Granada. Il “Dragone” ha preso Brahimi per 6,5 milioni per poi cederne immediatamente una quota dell’80% dei diritti economici a Doyen Sports Investments per 5 milioni. Con perdita secca di 200 mila euro nei due soli giorni trascorsi fra acquisto dal Granada e cessione in quota a Doyen dato che, avendo come base i 6,5 milioni pagati per assicurarsi il calciatore, l’ottanta per cento avrebbe dovuto valere 5,2 milioni. Ebbene, poi si è venuto a sapere che qualora il Porto volesse ricomprare la quota di Brahimi in possesso di Doyen dovrebbe sborsare 8 milioni di euro. È ciò che ha riportato il periodico algerino Le buteur. Una follia, che però potrebbe essere parzialmente giustificata dalle cifre a cui Brahimi, probabilmente, verrà venduto a questa estate. Sembrano poterci guadagnare entrambi, sia il Porto che il fondo.
2014: IL BILANCIO PASSIVO INDUCE RIFLESSIONI – A dicembre 2014, però, ha fatto scalpore leggere che il bilancio consolidato 2013/14 di “Futebol Clube do Porto – Futebol, S.A.D.” si è chiuso con una perdita al netto delle imposte pari a euro 40,7 milioni. Per sanare il bilancio e non incorrere in sanzioni per il mancato rispetto del fairplay finanziario sono stati chiesti prestiti alle banche che verranno già coperti dai proventi ricevuti dalla cessione di Danilo. Ma vi chiederete, come può una società che produce da 11 anni guadagni e plusvalenze così elevati, avere un bilancio passivo? Le ragioni riguardano ovviamente le spese societarie e i costi gestionali, ma in parte rientrano anche nel lato oscuro di questo enorme giro di denaro dovuto alle Tpo e a Mendes. Quanti milioni effettivamente incassa il Porto dalle sue cessioni? Quanti effettivamente ne paga subito alle Tpo? E i giocatori giovani e sconosciuti che arrivano e dopo qualche anno diventano fenomeni e vengono venduti a prezzi folli come sono stati pagati? Chi ci guadagna in realtà? Quando ci sono queste continue compravendite di parti di cartellini (come spiegavamo nelle Tpo) non c’è il rischio di gonfiare il valore a bilancio del cartellino intero d’un giocatore sopravvalutandone una quota? Domande legittime, che dovrebbero porsi anche gli organi di sorveglianza e preposti al controllo finanziario dei club. Non di certo noi. Resta il fatto che il Porto e il ricchissimo Mendes comandano gran parte del calciomercato mondiale, monopolizzandone spesso l’interesse. I 700 milioni calcolati fin qui sono destinati ad aumentare ancora con un Alex Sandro o un Ruben Neves (18enne già nella Gestifute) qualsiasi. Pinto da Costa brinderà ben conscio soprattutto di questo.
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di Enrico TURCATO (twitter: @EnricoTurcato)
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