20. Hull City

Questa la situazione ad Hull: il proprietario Assem Allam è gravemente malato; Steve Bruce, manager artefice della promozione, se n’è andato dopo aver litigato col figlio di Allam. Il vicepresidente, Ehab Allam, parla di un club in vendita e conferma di aver già ascoltato un paio di consorzi americani e al momento della stesura di quest’articolo la squadra è ancora senza tecnico. Roberto Martienz ha scelto il Belgio, Gianfranco Zola non convince a pieno – da allenatore d’altra parte il suo rendimento è inversamente proporzionale a quello che aveva in campo da giocatore – e delle Tigers il futuro non si può dir che nebuloso. Ah sì, uno dei migliori giocatori - Mohamed Diamé – è partito in direzione Newcastle e di mercato in entrata ovviamente nemmeno a parlarne. Nel ritiro in Austria di inizio agosto erano in 9, al momento tra Primavera e 3 portieri fanno un totale di 22. La piazza ha già fatto sentire il proprio dissenso e continuerà a farlo. Questo il quadretto complessivo. Per i bookmakers sono i grandi favoriti alla retrocessione. E per noi, anche.
Premier League
Facciamo i conti: al via la Premier 16/17, il campionato più ricco di sempre
11/08/2016 A 16:01

19. Burnley

Ginger Mou è tornato in Premier League ma esattamente come nel 2014-15 non sembra destinato a rimanerci a lungo. E’ vero, il Burnley lo scorso anno ha vinto la Championship segnando più di tutti e subendo meno di tutti; è vero, i Clarets l’hanno fatto non perdendo più una partita da natale; ma altrettanto vero è che la Premier è ben altro ambiente. Al momento la squadra di Sean Dyche si conferma come un team “da categoria”; e nella spietata vasca degli squali che è il massimo campionato inglese tutto il cuore del mondo potrebbe non bastare. Specie se dal mercato arriva così poco. A Dyche hanno sin ora regalato solo Johann Berg Gudmundsson e Nick Pope dal Charlton, oltre al prestito di Flanagan. Pochino, specie se perdi l’esperienza di Joey Barton e Michael Duff. Servirebbe qualcosa di più e servirebbe evitare un errore già fatto proprio due anni fa, quando con un mercato simile il Burnley retrocesse con due giornate d’anticipo.

Sean Dyche

Credit Foto Reuters

18. Middlesbrough

Si parla spagnolo nel nordest. Karanka in panca, Valdes tra i pali, Gaston Ramirez a inventare, Alvaro Negredo a finalizzare. Non si può certo dire che quelli del Boro siano nomi di secondo piano e non si può nemmeno dire che la proprietà non abbia investito. Oltre a chi già c’era e chi è arrivato, il Middlesbrough si è assicurato anche l’ex atalantino Marten de Roon, l’uomo con il maggior numero di tackle vinti tra i centrocampisti della scorsa Serie A. Insomma, l’impianto ci sarebbe anche ma come spesso accade in questi casi c’è da capire quanto la chimica poi vada a sposarsi con la realtà inglese e il resto della rosa. Il ‘Boro parte comunque da una base solida ed è una squadra che ha tutte le chance per salvarsi. Se la giocherà con le altre due che abbiamo piazzato più avanti. Questione d’imprevedibili dettagli.

Middlesbrough fans invade pitch after securing promotion - they're back in top flight for first time since 2009

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17. Sunderland

Dopo 7 manager negli ultimi 5 complicatissimi anni, l’approdo di David Moyes sulla panchina del Sunderland può essere l’inizio di una rivoluzione. A Moyes sostanzialmente si chiede di provare a ricreare quanto fatto con l’Everton, dove in 11 anni di gestione ereditò un club alle prese con mille problemi finanziari e ne costruì – senza soldi – una squadra in grado di raggiungere la Champions League. E’ quel tipo di lavoro che attirò le attenzioni di Sir Alex Ferguson ed è questo tipo di lavoro che vorrebbero provare a ricreare a Sunderland. Non sarà affatto semplice. Dopo il miracolo messo in piedi la scorsa stagione da Big Sam Allardyce, Moyes trova una squadra alle prese con una rivoluzione: Steven Fletcher, Ola Toivonen, Adam Matthews, Emanuele Giaccherini, Wes Brown, Santiago Vergini, Danny Graham, Will Buckley hanno tutti lasciato Sunderland. Al loro posto è arrivato dal Chelsea il solo Papy Djilobodji. Ai Black Cats servirebbero almeno un paio di acquisti dietro e in mezzo al campo, così come qualcuno da affiancare all’eterno Jermain Defoe là davanti. Al momento però la situazione mercato è bloccata da una realtà economica non floridissima. I soldi delle televisioni metteranno a posto il Sunderland dalla prossima stagione, a patto che Moyes riesca a star su. Non sarà facile ma ha qualità e conoscenze per farlo. Vediamo inoltre se riuscirà alla fine a farsi dare quel Januzaj da lui stesso lanciato ai tempi del ManU.

David Moyes celebrates taking his new job

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16. Swansea

Fuori Ayew, Paloschi ed Eder, dentro Llorente. La rivoluzione dello Swansea di Francesco Guidolin parte dall’attacco. Per il resto stessa formazione che lo scorso anno ha raggiunto il 12esimo – e insperato, vista come si era messa la stagione – posto in classifica. I gallesi ripartono da un impianto ormai collaudato e da un tecnico che farà della solidità di squadra l’arma per provare a raggiungere i 40 punti. Guidolin però potrebbe presto aver a che fare col problema Ashley Williams. Il capitano dello Swansea sembra il giocatore destinato a prendere il posto di Stones nella difesa dell’Everton, e una sua eventuale – e stando a quanto dicono gli inglesi molto probabile – partenza non sarebbe un problema da poco. Detto questo l’impianto di gioco resta fatto da giocatori di buona qualità: Montero, Dyer, Routledge, Sigurdsson a cui si sono aggiunti Leroy Fer dal QPR e il già citato Fernando Llorente. Guidolin insomma ha tutte le chancedi salvarsi. E stando alla carta non dovrebbe avere problemi a farlo.

15. Crystal Palace

Qual è la vera dimensione del Crystal Palace? E’ la squadra che nella prima parte della scorsa stagione era in Europa League, o è la squadra che dal Boxing Day ha tirato fuori 2 vittorie in 21 partite? Alan Pardew, dati alla mano, riparte proprio dall’ultimo di questi due fattori; ovvero da una striscia che il Crystal Palace dovrà inevitabilmente cancellare. Mandanda tra i pali, Townsend dal Newcastle e Tomkins sono innesti interessanti, ma tutto ruota intono all’arrivo di Christian Benteke. Se Parish alla fine riuscisse a regalare a Pardew il bomber che manca, il Palace può fare un campionato anche migliore del 15esimo posto da noi segnato in griglia. A oggi però resta una squadra incompleta là davanti. E un giocatore in grado di buttarla dentro alle Eagles serve come la manna.

14. West Bromwich Albion

Tony Pulis in panca. WBA salvo tranquillo. Fine della preview.

Tony Pulis

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13. Bournemouth

Dati per spacciati da tanti lo scorso anno, sotto la sapiente guida del miglior tecnico con passaporto inglese le Cherries hanno chiuso con una comoda salvezza 5 punti sopra la zona retrocessione. All’anno due in Premier, Eddie Howe, ha tutte le caratteristiche per provare a confermarsi. E’ vero, il Bournemouth ha perso un nome pesantissimo come Matt Ritchie – che ha accettato i denari del Newcastle per scendere di categoria – ma al tempo stesso ha messo a segno colpi che confermano la volontà del manager di aver a che fare con ragazzini di livello e di voler giocare un attracting football: dal Leeds è arrivato l’U19 inglese Lewis Cook, dal Le Havre – club dove sono passati due come Pogba, Payet e Mahrez – è arrivato l’attaccante francese Lys Mousset ma soprattutto dal Liverpool è arrivato Jordon Ibe, prospetto dal potenziale incredibile. La qualità del calcio di Howe dovrebbe far bene a Ibe che con la continuità di spazio che può dargli il Bournemouth può provare ad esplodere. Tra tecnico e rosa ci sono tutte le carte in regola per migliorare quanto già fatto di buono lo scorso anno.

Bournemouth manager Eddie Howe applauds fans after the final whistle

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12. Watford

Non sarà per nulla semplice la missione di Walter Mazzarri. Dopo il 13° posto di Quique Sánchez Flores e una salvezza raggiunta con più di un mese d’anticipo, l’ex tecnico di Napoli e Inter è stato catapultato in una realtà completamente nuova. Il Watford ha visto tanti giocatori in scadenza accasarsi altrove e per l’ennesimo anno, con il livornese, riparte da zero. Soprattutto a livello tattico. E’ questa la chiave principale su cui ruota l’intero pronostico sulla stagione del Watford. Spulciando tra i pezzi dei colleghi inglesi che hanno seguito la fase di preparazione delle Hornets, la rivoluzione di Mazzarri – con il suo 3-5-2 – è stata accolta con grande scetticismo; specie dopo i commenti non troppo convinti di qualche calciatore che dal lavaggio di cervello voluto da Mazzarri con un mese di ritiro in un hotel dell’Hertfordshire, ci aveva capito poco. I risultati del pre-campionato poi non sono stati esaltanti; e anche questo contribuisce i bookmakers a dare il Watford come una tra le favorite per la retrocessione. Noi che conosciamo bene Mazzarri però optiamo per l’opzione opposta. In rosa ci sono giocatori che già ben conoscono cosa vuole il tecnico - Britos, Behrami e Zuniga giusto per citarne tre – ma soprattutto ci sono due attaccanti abili e capaci come Deeney e Ighalo; e dai tempi del miracolo di Reggio Calabria gli attaccanti di Mazzarri segnano a valanga.
In uno scenario tecnico relativamente povero, se riuscirà a farsi capire e seguire il livornese potrebbe essere una delle sorprese – se non la sorpresa – della stagione; in caso contrario invece bisognerebbe seguire la via dei Bookies. Noi prendiamo la prima starda, ma occhio anche all’inizio di campionato: Southampton e West Ham fuori, Chelsea, Arsenal e Manchester United in casa. Poteva dirgli meglio…

11. Southampton

Wanyama, Mane, Pellè e Ronald Koeman out. Redmond, Højbjerg e Claude Puel in. Nuova estate, nuova rivoluzione in casa Saints. Sarà un successo anche questa? Difficile a dirsi. E’ vero, praticamente nessuno poteva pensare alle due miglior stagioni di sempre in Premier dopo l’addio di Pochettino e di ¾ di squadra, eppure il biennio Koeman ha portato a questo. Può replicarsi Puel? Molto, molto difficile. Buoni ingressi ma non di certo ai livelli di chi se n’è andato; e in più c’è da capire l’adattamento del tecnico alla nuova realtà. A Nizza Puel ha fatto molto bene, giocando un calcio di qualità e portando la squadra a un passo dalla Champions, ma qui si trova catapultato in una realtà completamente differente. L’attracting football è una via che può essere molto pericolosa se non si conosce il campionato, anche se è vero che il 4-2-3-1 con cui il Southampton gioca ormai da anni non è poi così lontano dalle idee di Puel. Tanta curiosità poi intorno al rendimento di Charlie Austin. Con i suoi gol due anni fa aveva quasi salvato il QPR da solo e la partenza di Pellè gli lascerà inevitabilmente un sacco di spazio. In termini generali però – e visto anche l’iniziale impegno europeo – il Southampton è un’incognita su cui non scommetteremmo.

Charlie Austin

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10. Leicester City

Di Leicester City, su queste pagine, ce n’eravamo già occupati in un articolo a parte qualche giorno fa. E il sunto della situazione ovviamente non cambia. E possibile aspettarsi un miracolo-bis? Ranieri, nella conferenza stampa pre-Hull City, ha riassunto il concetto così: “Di nuovo campioni? E’ più probabile che ET atterri a Piccadilly Circus”.
E ha ragione. Le Foxes hanno perso uno dei tre protagonisti principe della passata stagione – N’Golo Kante – e si sono rinforzati con prospetti. Bartosz Kapustka, 19enne centrocampista nazionale polacco proveniente la KS Cracovia; Nampalys Mendy, 24enne centrocampista francese pescato dal Nizza; Ahmed Musa, 23enne attaccante nigeriano in arrivo dal CSKA. Fine del mercato. D’altra parte Ranieri ci aveva già raccontato in un’intervista rilasciataci lo scorso dicembre che il progetto era proprio questo: cercare di non vendere nessuno e rinforzarsi, di anno in anno, con giovani di qualità. L’obiettivo? Costruire un club che si posizioni stabilmente tra le prime 7/8 d’Inghilterra. Al di là delle volontà di società e manager, le grandi incognite dietro a questo Leicester City sono due: 1. La gestione del doppio impegno fino a dicembre. 2. La tenuta fisica di una rosa tutto sommato limitata per questo scenario. Una delle chiavi del successo della scorsa stagione fu l’incredibile stato di forma di tutto il gruppo, con zero infortuni seri dell’intero 11 titolare lungo i 10 mesi di competizioni. Un evento più unico che raro nel football iper-muscolare di oggi e uno scenario che in questa stagione Ranieri sarà costretto a cambiare; se non necessariamente a causa degli infortuni, per il turnover che necessariamente dovrà applicare. Le Foxes sono pronte per tutto questo? Sarà interessante vederlo. La logica però porta a dirci che le varie Everton, Stoke e Liverpool, senza coppe, partono davanti. E che le altre big, quest’anno, visti anche gli arrivi in panchina, non si faranno più sorprendere.

9. Stoke City

Da qualche stagione la dura vita del tifoso dei Potters è sempre la stessa: sa di avere una buonissima squadra, ma è consapevole di non poter arrivare più in là di un certo tot. Per “certo tot” intendiamo l’elite del calcio inglese, ovvero quelle 6 squadre che per storia, denari eccetera eccetera paiono all’inizio di ogni stagione irraggiungibili. Eppure l’ultima Premier League ci ha raccontato del miracolo Leicester, dell’Europa League del Southampton, del 10° posto del Chelsea o dell’8° del Liverpool. Il dunque, quindi, è questo: dopo 3 noni posti consecutivi, può lo Stoke City di Hughes puntare un po’ più in alto? Complicato, anche se la qualità sembra ulteriormente salita. I Potters hanno rispedito al mittente gli assalti dell’Everton per Arnautovic ma soprattutto hanno inserito l’ottimo Joe Allen – protagonista anche all’Europeo con il Galles – in mezzo al campo. Mica male per chi fino a 3 anni fa, più che a puntare a bel gioco, preferiva i porti tranquilli di una salvezza con Tony Pulis. Il succo del discorso però anche quest’anno resta lo stesso anche perché se è vero che Hughes ha portato un cambio di filosofia evidente, altrettanto lo è che le sue difese continuano a dimostrarsi un po’ troppo ballerine per provare ad arrivare più su. In pre-campionato il manager inglese ha provato più volte un 3-5-2 inspirato all’influenza portata dalla Juventus e dall’Italia di Conte. Modulo che però non pare avere convinto, soprattuto per la mancanza di reali interpreti sugli esterni. Morale della favola? Sarà ancora 4-2-3-1 e sarà, a meno di clamorose soprese – positive o negative che siano – nono posto o giù di lì.

8. Everton

Situazione strana quella dei Toffes. Prima ancora di cominciare torniamo con il calendario allo scorso febbraio quando a Goodison Park – o in questo caso in trasferta – potevamo assistere a cori come questo…
Non una vittoria di massa alla lotteria, bensì l’acquisizione del 49,9% delle quote societarie da parte del bilionario Farhad Moshiri. Ora flash forward alla situazione odierna e alla voce acquisti in casa Everton si segnalano i soli Stekelenburg e Gueye. Non esattamente un calciomercato da multi-milionari. Anzi, la cessione di John Stones al Manchester City ha ulteriormente indebolito i Toffees; e fino all’ultimo ci sarà da respingere anche gli attacchi del Chelsea anche per Lukaku. Un disastro quindi? Non esattamente. La rivoluzione iraniana dell’Everton pare voler partire dalle fondamenta più che dai mattoncini in campo. Farhad Moshiri ha a lungo inseguito il ds del miracolo Siviglia Monchi; e mancato quello è andato a prendersi Steve Welsh del Leicester, l’uomo di Vardy, Kante e Mahrez per intenderci. E poi è arrivato – con uno stipendio raddoppiato rispetto alla sua precedente squadra – Ronald Koeman. All’olandese si chiederà di ottenere risultati fin da subito, esattamente come ha fatto in casa del Southampton quando dopo la vendita di massa dell’estate 2014 ha portato la squadra a 7° e 6° posto, miglior risultato di sempre in Premier. Difficile che riesca ad arrivare così in alto subito ma l’Everton ha comunque un discreto impianto di massima. E se alla fine trattiene Lukaku ci può anche provare.
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7. West Ham

Atteso con grande curiosità, il primo anno di Bilic alla guida del West Ham è stato un autentico successo. Il club sembra aver settato l’asticella verso l’alto ma è in questa stagione che gli Hammers sono attesi al varco dalle prime difficoltà. Ci sarà da gestire una Premier molto più competitiva, ci sarà da fare i conti con l’Europa – cosa che Liverpool, Everton e Stoke ad esempio non devono fare – e ci sarà da vedere il feeling con il nuovo impianto dell’Olimpico di Londra, certamente più ampio ma al tempo stesso inevitabilmente meno caldo del mitico Boleyn Ground (la pista di atletica lascia gli spalti lontanissimi per le realtà inglesi). Bilic però sembra essersi attrezzato per tutto questo. Il West Ham è una delle squadre che maggiormente si è mossa sul mercato. Dallo Swansea è arrivato Andre Ayew per 20 milioni di sterline, cifra record per il club. Poi si sono aggiunti Gokhan Tore e Sofiane Feghouli. Ma non solo. Dall’Olympiacos è arrivato un difensore molto interessante come Arthur Masuaku su cui tante avevano messo gli occhi addosso. E poi ancora il centrocampista difensivo Håvard Nordtveit dal Borussia Monchengladbach e il giovane bomber argentino Jonathan Calleri. Insomma, il West Ham pare aver preso molto sul serio il doppio impegno anche perché a parte Tomkins non è partito nessuno. Migliorare quanto fatto la scorsa stagione sembra però complicato, ma se Payet si confermerà al livello dell’ultima Premier/Europeo e i nuovi ingressi porteranno la qualità che sulla carta promettono di avere, gli Hammers potrebbero provare ad ambire anche a qualcosina in più del 7° posto di questa griglia.

West Ham

Credit Foto LaPresse

6. Liverpool

Il Liverpool è sostanzialmente un grosso punto di domanda. C’è Klopp e ci sono 9 mesi di lavoro già iniziati – rispetto agli entranti Conte, Mourinho e Guardiola ad esempio. Ma c’è anche parecchia confusione. Il mercato dei Reds ha regalato un po’ di tutto: da Mané – splendido al Southampton – al giovane e talentuoso centrocampista 20enne Marko Grujic; poi difensori low-cost pescati in Bundesliga come Ragnar Klavan e Joël Matip; infine 25 milioni di sterline per l’oggetto del mistero – almeno così è stato a Newcastle – Georginio Wijnaldum. Dal punto di vista di chi già c’era e di chi si è aggiunto il Liverpool ne sta venendo fuori con una rosa quasi fin troppo ampia per chi non ha impegni infrasettimanali, ma il lato positivo è che i Reds per la prima estate da parecchio tempo a questa parte non sono di fronte a una rivoluzione. Sarà interessante capire più che altro quale alla fine sarò l’impianto titolare. E che tipo di Liverpool troveremo dal punto di vista fisico. Nella scorsa stagione abbiamo visto una squadra con troppi infortuni e troppo altalenante: da (poche) partite giocate a ritmi degni del miglior Borussia di Klopp a blackout totali tipo quelli della finale di Basilea che sono costati trofeo e qualificazione in Champions League. La sensazione è che con questo gruppo Klopp possa tirar fuori qualcosa di interessante, ma sulla griglia di partenza ne ha davanti almeno 4. Ah, occhio all’avvio di stagione: Arsenal, Tottenham, Leicester e Chelsea nelle prime 5 giornate potrebbero dirci qualcosa in più fin da subito.

Klopp

Credit Foto SID

5. Arsenal

Per quest’anno, non cambiare… Sarà che siamo in pieno clima vacanziero ma se c’è una canzone in grado di raccontare l’Arsenal è proprio la mitica “Stessa spiaggia, stesso mare” di Piero Focaccia, diventata poi un tormentone da stadio che su vari testi possiamo trovare in ¾ delle curve in Italia. E poco importa se qui siamo a Londra, nella casa dei Gunners. Anche quest’estate non sembra cambiata una virgola rispetto al passato. L’Arsenal ha in cassa 160 milioni di sterline eppure Wenger continua a non comprare. O meglio, continua a non comprare le due/tre superstar che una società come l’Arsenal potrebbe permettersi. Al momento della stesura di questo articolo infatti non è ancora arrivato il bomber che ormai da 10 anni i tifosi attendono (Henry se ne andò estate 2007, fate voi…) e non è arrivato nemmeno il centrale di difesa in grado di mettere a posto la coppia Mertesacker-Koscielny, specie con il primo dei due che al momento è un’incognita anche nelle tempistiche di rientro. A meno che non si voglia puntare tutto sul ragazzino proveniente dal Bolton Rob Holding. Nel 2013 Ivan Gazidis, il chief executive dell’Arsenal, aveva detto che dopo anni di sacrifici post-costruzione Emirates il club si sarebbe potuto permettere grandi colpi. Eppure i soldi sono ancora lì, fermi. Il solo Xakha non è certo la stella in grado di portare l’Arsenal al titolo, semmai un ottimo innesto. In un campionato dove sono però arrivati gente come Conte e Guardiola, dove il Tottenham sembra superiore, dove lo United ha Ibra, Pogba e Mourinho, all’orizzonte ci sono tante nuvole per l’Arsenal. Persino il posto tra le prime 4 che Wenger ha sempre centrato in carriera, non sembra poi così scontato. Insomma, così com’è la squadra al massimo lotterà per un posto in Champions, perché per il titolo serve di più. E come l’anno scorsoooo…

Le nouveau maillot d’Arsenal est inspiré par les années 90

Credit Foto Eurosport

4. Tottenham

Stessa squadra, un anno di esperienza in più. E poi Wanyama e Vincent Janssen – 27 gol in 34 presenze all’AZ – a dare una mano all’attacco. Il super-Tottenham di Mauricio Pochettino – terzo sulla carta, secondo sul campo nella scorsa stagione – riparte da tante certezze e da due buonissimi colpi di mercato. La rosa è giovane ma rodata; e i peccati di gioventù che sono costati il titolo nella scorsa stagione quest’anno dovrebbero essere stati assorbiti alla voce ‘esperienza acquisita’. Il grosso problema però è che l’anno buono, probabilmente, era proprio quello passato. L’arrivo dei super big d’Europa Guardiola e Conte e il ritorno di José Mourinho pongono gli Spurs come quarta forza sulla griglia di partenza; e questo nonostante la presenza dei soliti Kane, Eriksen, Alli e della miglior difesa d’Inghilterra. In attesa che vengano terminati i lavori al nuovo White Hart Lane – che farà della casa degli Spurs la più capiente dell’intera Londra calcistica – il Tottenham affronta una stagione dove il reale obiettivo è confermarsi tra le prime 4 che hanno diritto alla Champions League. La gara è sull’Arsenal e se eviteranno di andare in vacanza con tre settimane d’anticipo – come successo nel finale dell’ultima Premier – l’obiettivo è ampiamente alla portata.

Christian Eriksen celebrates with Harry Kane and Erik Lamela after scoring the second goal for Tottenham

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3. Manchester City

Be here now, cantavano gli Oasis. Essere qui, adesso. Dopo 4 anni di rincorse, finalmente Pep Guardiola è arrivato. Il tecnico catalano ha raggiunto i compaesani Ferran Soriano e Txiki Begiristain, andando così a chiudere quel quadro di progetto che gli sceicchi del City avevano iniziato a disegnare nel lontano 2012. La domanda che tutti si pongono è però questa: cosa aspettarsi dal primo anno del Pep sulla panchina del Citizens? Guardiola trova un impianto di gioco che con Pellegrini per certi versi poteva avvicinarsi parecchio a quella che è la sua filosofia, ma al tempo stesso deve avere a che fare con una spina dorsale della squadra che il meglio sembra averlo già offerto: Kompany, Yaya Toure, Silva, lo stesso Aguero… Più che qualsiasi analisi tattica, la risposta a cosa sarà il Manchester City ce l’ha data il mercato: Zinchenko, Sane, Gabriel Jesus, Stones. Guardiola ha fatto acquisti per il futuro che verrà. Certo, ci sarebbero anche Gundogan e Nolito, ma il progetto, più che sull’immediato – anche per il tipo di automatismi che vuole il catalano – è comunque disegnato per il futuro a medio termine. Poi ovviamente potremmo anche assistere a quella integrazione tra vecchi e giovani che a volte diventa miscela perfetta fin da subito, ma in un campionato dove due ‘cagnacci’ come Conte e Mourinho giocheranno senza Champions League, sarà difficile vedere Guardiola subito davanti a tutti.

2. Chelsea

We’ve got Antonio Conte. Penso a come raccontare da dove parte il Chelsea e mi viene in mente un’immagine di 4 anni fa. Celtic-Juventus, andata degli ottavi di Champions League. Poche ora alla partita, pomeriggio di Glasgow. Un tifoso juventino scozzese (ma di chiare origini italiane) invade le telecamere e risponde così a chi chiede un pronostico sulla partita: “Abbiamo Antonio Conte”. Fine. Come se tutto il resto non contasse. Conte era al primo anno di Champions con la Juventus ma già aveva fatto intravedere di che pasta era fatto. Aveva eliminato nel girone proprio il Chelsea campione d’Europa in carica; e l’aveva fatto con una Juve ben più modesta dello squadrone di oggi (sconfitta poi ai quarti di finale dal Bayern del Triplete di Heynckes). Perché tutta questa parabola? Perché il Chelsea adesso have got Antonio Conte. E non serve aggiungere altro. Nessuno meglio del salentino cava fuori il sangue dalle rape e seppur il Chelsea sia ad oggi una squadra incompleta, Conte troverà un modo per renderla credibile e darà filo da torcere a tutti. In mediana ha l’oro di Kante, davanti probabilmente arriverà Lukaku; dietro restano rivedibili e sostanzialmente anziani sugli esterni, ma per un anno la cosa può andare. Con la compattezza tipica delle sue squadre e all’interno di uno scenario tattico dove Ranieri ha messo in fila tutti col Leicester, Antonio Conte fa la differenza.

Antonio Conte

Credit Foto EFE

1. Manchester United

Fattore uno: José Mourinho. Fattore due: Zlatan Ibrahimovic. Troppi vincenti tutti insieme per poter fallire di nuovo. E’ il Manchester United la squadra da battere. Nessuno meglio del portoghese sa vincere subito e nessuno meglio dello svedese lo fa con costanza da quindici anni a questa parte. A questi aggiungete un Paul Pogba a mettere a posto la problematica mediana dei Red Devils e avrete la squadra che con ogni probabilità vincerà il titolo. Lo United ha risolto la grana bomber e la grana fosforo in mezzo al campo; e si va a presentare con un allenatore che preferisce la concretezza dei risultati alla filosofia dei santoni. Se vorrete trovare bel calcio probabilmente sarà l’altra metà di Manchester il vostro lido; ma per solidità e risultati nel breve termine la nostra scelta ricade sui rossi. Con van Gaal, inoltre, era passata l’idea che questa rosa fosse di basso valore. Ma la realtà non è questa: De Gea, Blind, Rojo, Carrick, Herrera, Rooney, Martial eccetera. Questa è gente da titolo. Resta qualche incognita dietro, ma chi non ne ha in Inghilterra quest’anno? E poi, chi ben incomincia...

Manchester United's Zlatan Ibrahimovic, Jesse Lingard and David De Gea celebrate with the trophy after winning the FA Community Shield

Credit Foto Reuters

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