Quante volte si è sentito incensare il calcio inglese. "Grande atmosfera, intensità, calcio sempre più godibile, sportività, meno pressioni" e chi più ne ha più ne metta. Tutto vero, ma da qualche anno a questa parte, tutti questi complimenti vengono accompagnati da un "però", che suona come l'altro lato della medaglia: "Però è sempre meno britannico". Quasi a perdere la sua essenza, per la quale è amato e rinomato, al soldo di un'internazionalizzazione che non piace nemmeno a chi, di base è di vedute larghissime. La storia di Matthew Longstaff, però, sembra aver riportato tutti ai tempi dei terreni fangosi e delle ciminiere ancora ben funzionanti nel nord inglese: esordio a 19 anni in Premier League con la maglia del Newcastle, a fianco del fratello Sean e gol - per giunta spettacolare - che decide il contro il Manchester United. Uno a zero e tutti a casa. Quella di famiglia, in cui i fratelli Longstaff hanno festeggiato, magari con la pinta di birra di ordinanza per restare conformi alla favola interamente English style.

Chi è Matthew Longstaff? Corsa, grinta e capelli rossi: il prototipo del mediano inglese

Premier League
Il sogno Longstaff, l’incubo Solskjaer: il 19enne spedisce all’inferno lo United. Impresa Newcastle
06/10/2019 A 15:30
Data di nascita21-03-2000
Luogo di nascitaRotherham
SquadraNewcastle United
RuoloCentrocampista
Piede preferitoDestro
Altezza1,71 mt
Scadenza contratto- (provenienza: Academy Newcastle)
Valore di mercato (transfermarkt)- (provenienza: Academy Newcastle)
Clausola rescissoriaNo
NazionalitàInghilterra
Presenze in Premier League1
Gol1

Favola british da campi fangosi e ciminiere (che non fumano più)

Entrambi sono un prodotto originale targato Newcastle-upon-Tyne. Il fratello maggiore, Sean (classe 1997) ci è anche nato. Matthew, l'autore del gol a Dadid de Gea, è invece venuto al mondo tre anni più tardi a Rotherham, a due passi da Sheffield, dove il papà David (classe 1974) giocava negli Steelers, compagine di hockey su ghiaccio.
I figli avrebbero potuto scegliere questo sport, oppure quello della mamma Michelle, star del netball (una variante della pallacanestro). Invece, a fare la differenza, è stato lo zio. Chi è? L'ex leggenda del Celtic Glasgow Alan Thompson, centrocampista di fascia degli Hoops dal 2000 al 2007, lasso di tempo in cui è andato a segno ben 37 volte. Matthew e Sean hanno eletto a idolo proprio lui, anziché i genitori.

Alan Thompson (Celtic 2000-2007)

Credit Foto Imago

Destro al fulmicotone e De Gea battuto

Un buon investimento quindi, che ha portato al magico pomeriggio di domenica 6 ottobre, in cui "Matty" Longstaff ha fatto esplodere il St. James's Park, lo stadio che lo ha visto crescere - insieme a Sean - prima da tifoso e poi da giocatore dell'Academy bianconera. Già al 28' il fulvo centrocampista di casa aveva scaldato il suo destro terribile con una conclusione al fulmicotone stampatasi sulla traversa. Al 72' poi, su scarico di Willems, la rasoiata dalle retrovie che ha deciso il match contro il Red Devils.

"Sognavo un esordio così: la notte prima non ho dormito"

A fine gara, Matty riceve il premio di "man of the match" proprio dal fratello Sean, che quasi si mette a piangere dalla commozione, a testimonianza del fortissimo legame tra i due. Matthew ha così commentato il suo incredibile esordio in Premier League (prima di allora, una sola presenza nel calcio dei grandi in Coppa di Lega contro il Leicester City):
Appena ho saputo che avrei giocato, ho segnato un pomeriggio così. Però chi non lo fa: solo che tra il sogno e la realtà c'è un mondo di mezzo. Invece è andata veramente così e ora non me ne sto nemmeno rendendo conto. E' incredibile.

I fratelli Longstaff e le caricature del web: da Beavis & Butthead a Mario & Luigi bros

Ride mister Steve Bruce, cuore Red Devils, che con questa intuizione ha inguaiato - e non poco - un altro simbolo della Manchester di Old Trafford, Ole Gunnar Solskjær, che in 8 giornate ha ottenuto la miseria di 9 punti. I social, ovviamente, si sono scatenati. Non solo elogiando Matthew ma la sua favola a 360°, comprendendoci il fratello Sean. Chi li ha visti come Beavis & Butthead, chi come i Mario & Luigi bros., sta di fatto che la storia c'è, è british da ogni angolazione e, come tale, ha accontentato un po' tutti. Una parentesi di tutto ciò che il calcio d'Oltremanica ha rappresentato nella storia. E che ora può tornare a concentrarsi sul tam-tam Guardiola-Klopp.
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