Ci eravamo tanto amati, poi odiati a tal punto dall'essere a un passo dalla causa legale con annesso probabile licenziamento. L'intervista di Cristiano Ronaldo a Piers Morgan è ancora sulla bocca di tutti gli appassionati di calcio, che da giorni si arrovellano se schierarsi con o contro il fenomeno portoghese, ora concentrato sul suo ultimo Mondiale ma presto chiamato a risolvere la questione con il Manchester United una volta per tutte. Ma cosa ha fatto scattare i primi malumori tra le parti? Tutto riporta a un'estate infuocata, in cui un grande campione ha messo davanti le proprie aspirazioni al bene di un club che ha deciso di non fargliela passare liscia.

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Reduce da una stagione fallimentare tra Solskjaer e la meteora Rangnick (recentemente bersagliato come un novellino qualunque) e da un sesto posto che ha costretto i Red Devils a ripartire ancora una volta dall'Europa League, CR7 ha esternato indirettamente la sua volontà di cambiare aria per cercare una squadra che potesse appagare ancora la sua fame di record e di notti europee di Champions, quelle che contano. A Old Trafford approda intanto l'intransigente Ten Hag, epicentro di un nuovo corso in cui Ronaldo non sarà per scelta mai protagonista e, forse, a malapena comparsa. Nascono perciò le prime frizioni con società e staff tecnico, sfociate in atteggiamenti di totale insofferenza quasi contronatura per un professionista esemplare come l'asso portoghese. Che intanto, archiviata con un semplice grazie l'offerta mostruosa di 350 milioni per due anni dall'Arabia Saudita, ha strizzato l'occhio a vari club (tra cui Napoli e Sporting) senza però riuscire a trovare una sponda.

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Un finale inglorioso, tra rimpianti e probabile addio al vetriolo

Sono così aumentati i rimpianti per una scelta rivelatasi fallimentare, che lo ha portato oltretutto a rifiutare la corte del Manchester City di Guardiola. La convivenza forzata è stata da subito un disastro e ha portato all'irrimediabile logorio di un rapporto già in partenza fallimentare. Il mancato impiego in un derby malamente perso, in totale controtendenza con i soli tre minuti concessi con il Tottenham che hanno spinto Ronaldo a lasciare lo stadio in anticipo dopo aver rifiutato l'ingresso in campo. Un peso, mai una risorsa. Uno status quo mai rispettato, la rabbia sfociata in una chiacchierata fiume a Talk TV e, per una volta, forse davvero sincera dalla quale emerge un misto di dolore e autocompiacimento. Uno strano cocktail dal sapore sgradevole, esattamente come una reazione del club che potrebbe portare al licenziamento. O anche come gli ultimi anni di carriera di un fenomeno mai troppo stanco di sé stesso, anche quando prova a rivendicare semplicemente un po' di più che meritato rispetto.

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