Pronti al saluto al Cipe

Milano si prepara a dare domani l'estremo saluto a Giacinto Facchetti, scomparso ieri a 64 anni.

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C'è il ciclista di mezza età che ha poggiato al muro di cinta la bici da corsa, c'é il benzinaio con la sua divisa grigio-arancio, c'è il tifoso che si presenta con la maglia nerazzurra numero 7, quella di Figo. E poi anche molti bambini, in cui favore il Giacinto Facchetti privato si adoperava in silenzio per iniziative benefiche. Bambini con tanto di pallone sotto il braccio, il piccolo tifoso di Del Piero insieme all'amico con la maglia di Adriano, una fotografia del calcio candido e onesto che piaceva al Cipe. Scene di come si ricorda un personaggio forse unico. Domani Facchetti, il campione della grande Inter e presidente della squadra nerazzurra, riceverà l'abbraccio della grande Milano: nelle tre ore in cui resterà aperta la camera ardente, nella cappella di San Sigismondo, accanto alla basilica di Sant'Ambrogio, dove poi saranno celebrati i funerali.
Oggi intanto, prima di tutti, la famiglia ha voluto che lo salutassero gli amici. In silenzio, a casa sua, dove non c'era nessun segno esteriore di lutto. Con riservatezza, sobrietà e semplicità, com'era nel suo carattere. Erano le 10:35 quando si sono aperti i cancelli di Villa Giovanna, una casa antica di tre piani - austera, non certo sfarzosa, a poca distanza dall'ospedale di Cassano d'Adda - e poco dopo, nella piccola camera ardente allestita all'ingresso della villa, sono cominciati ad arrivare coloro che hanno voluto rendere l'ultimo saluto al grande campione e presidente dell' Inter spentosi ieri a 64 anni per un tumore. Sono arrivati, insieme, alcuni ex compagni della Grande Inter: Corso, Suarez e Bedin, poi Guarneri, un altro ex compagno come Roberto Boninsegna, un avversario storico come l'ex centrocampista rossonero Giovanni Lodetti, uno dei più stretti collaboratori degli ultimi anni, Marco Branca, direttore tecnico nerazzurro.
A Villa Giovanna, subito nell'atrio, dove accanto al feretro è stato collocato un piccolo divano, sul quale è rimasta seduta a lungo la moglie Giovanna e i quattro figli, per lasciare un mazzo di fiori o una firma sul registro, sono entrati in tanti, per tutto il giorno, con una piccola pausa tra le 13 e le 14.40. Ieri sera i cancelli si erano aperti anche per i giocatori nerazzurri dopo l'allenamento ad Appiano: sono arrivati, con il tecnico Roberto Mancini, Toldo, Cambiasso, Materazzi ma anche ex calciatori come Riccardo Ferri o 'Pantera' Danova, che sono tornati ancora oggi. Poche le frasi pronunciate di fronte ai cronisti in attesa. "Ha sofferto troppo e questo non è giusto", ha detto con le lacrime agli occhi Luisito Suarez. "L'ho sentito due settimane fa ed era ottimista. Mi ha detto che sarebbe stata una cosa lunga ma che ne sarebbe uscito" ha ricordato Mariolino Corso.
Lodetti, che scavava nella memoria le immagini di quando erano ragazzini e giocavano insieme anche se poi si sono ritrovati sulle barricate opposte della Milano calcistica, ha concluso con un "cosa volete che vi dica? E' stato un esempio per il calcio e per la vita". I più giovani riconoscono Beccalossi e Di Biagio, ma fanno fatica a farsi spiegare chi era Nazareno Canuti che, coi cronisti, definisce Facchetti "un bergamasco pane e vino". Quasi nessuno, comunque, se la sente oggi di parlare. Boninsegna sottolinea solo la "bontà e la correttezza di Facchetti. Insomma era una persona che se serviva c'era sempre", Beccalossi spiega che oggi è il momento dei sentimenti privati. "Adesso c'è il campionato, ci saranno occasioni di ricordare Facchetti in tanti modi". E così, tantissimi, da ogni angolo del mondo, hanno sommerso l'Inter e la famiglia Facchetti di telegrammi, mentre sono migliaia i messaggi che tifosi e appassionati di calcio di ogni latitudine stanno lasciando nell'apposito spazio del sito nerazzurro.
"Fa impressione constatare - dice un dirigente dell'Inter - che la maggior parte di loro sono giovani e giovanissimi, gente che non lo ha mai visto giocare". Canottiere, calzoncini e sandali si mischiano per tutto il giorno ad impeccabili abiti blu. Un ragazzotto alla guida di un'utilitaria gonfia di musica metal capisce con un attimo di ritardo il motivo della piccola folla silenziosa che rallenta il traffico. Spegne lo stereo e volgendosi verso il cancello si fa il segno della croce. Addio Cipe.
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