È l'uomo del momento in Serie A, l'attaccante capace di segnare in ben 11 partite consecutive ed eguagliare il record di Gabriel Omar Batistuta solo qualche settimana fa. Ma anche di andare oltre, migliorare, migliorarsi, scrivere nuovi record. L’ultimo in un caldo sabato pomeriggio pre-primaverile di Reggio Emilia: 21 gol e 7 assist, mai in carriera Fabio Quagliarella aveva segnato e assistito così tanto in Serie A.
Un traguardo che a 36 anni gli ha riaperto le porte della Nazionale. Già perché in una squadra imbottita di nuove leve e di Under25, la selezione di Roberto Mancini alla voce ‘bomber’ si affida al ‘vecchio’ Quagliarella. E altrimenti non potrebbe fare. Non quando un italiano guida la classifica dei cannonieri davanti a Cristiano Ronaldo.

Quagliarella esulta dopo il gol in Sassuolo-Sampdoria

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Il 'caso' Quagliarella

Già perché i numeri di Fabio Quagliarella si confermano una sorta di caso. Da un lato c’è chi ne sottolinea la straordinaria capacità di sapersi adattare e migliorare, come mai successo prima, per un finale di carriera frutto evidentemente del valore intrinseco del giocatore. Dall’altro i ‘detrattori’ della Serie A, o più semplicemente coloro i quali sostengano che tutto ciò non possa essere considerato come ‘normale’.
Già perché l’ultima volta che Fabio Quagliarella partiva titolare nella Nazionale italiana in una gara ufficiale/non amichevole era addirittura 10 anni fa: un Italia-Cipro terminata 3-2 di qualificazione al Mondiale 2010. In campo c'erano nomi come Fabio Cannavaro o Rino Gattuso. Sulla panchina dell’Italia c’era Marcello Lippi e gli Azzurri erano ancora campioni del mondo in carica.

Quagliarella con la maglia dell'Italia - 2010

Credit Foto Getty Images

Nel frattempo la scena internazionale ha cambiato schemi, prodotto la filosofia del calcio post rivoluzione di Guardiola e visto tre grandi rivali europei dell’Italia come Spagna, Germania e Francia alternarsi sul tetto del mondo. E la nazionale azzurra invece è come se fosse ferma ancora lì, all'onda lunga di un sogno indimenticabile ma dipendente, in qualche modo, dalla vena di un 36enne.

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‘Normale’, ritornando alla definizione di poche righe sopra, non è evidentemente un movimento che in un così ampio arco temporale non sia stato in grado di lanciare qualcuno che prendesse le redini di un reparto dove al contrario, storicamente, l’Italia si era sempre espressa in abbondanza. Questa non può essere considerata chiaramente una ‘colpa’ di Fabio Quagliarella – casomai un merito per essere ancora lì a lottare – ma alla fine ciò che ne deriva dalle scelte di Mancini è quanto di più naturale ci possa essere. Considerando i nomi papabili nel lotto e quanto ognuno per ragioni diverse alla fine non abbia mai convinto in maglia azzurra – da Immobile a Balotelli passando per Insigne (comunque infortunato) e Belotti – l’unica possibilità è quella di affidarsi ai numeri e alle giocate di Fabio Quagliarella.
GIOCATORESQUADRACOEFF.GOLTOT
MessiBarcellona22958
MbappéPSG22550
QuagliarellaSampdoria22142
RonaldoJuventus21938
PiatekGenoa/Milan21938
AgueroMan.City21836
LewandowskiBayern M.21836
*La classifica della Scarpa d'Oro aggiornata al 18/03/2019
Già perché l’attaccante della Sampdoria a 36 anni è clamorosamente lì, intruso tra sua Divinità Leo Messi, Kylian Mbappé e addirittura davanti a sua Maestà Cristiano Ronaldo. E se l’attacco azzurro non avrà certo grandi prospettive per il domani, non resta che guardare all’oggi. Al presente. Alla sua creatività. Al repertorio tecnico. Alla capacità di sapersi adattare e sorprendere. Alla generosità del suo gioco e alla ricerca del gesto irripetibile. A Fabio Quagliarella, insomma. Sperando che la magia in maglia sampdoriana possa essere trasposta anche in quella Azzurra oltre i confini nazionali.
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