È stato l’eroe silenzioso del 2021 italiano. Ha fatto da apripista ai successi azzurri in campo sportivo, in una delle estati più vincenti di sempre. Con i suoi modi sempre pacati e ottimisti, Roberto Mancini è stato il condottiero di un pensiero positivo, quello che saremmo arrivati in cima al continente. E così è stato.
Ora il 2022 nasconde già delle insidie, ancor prima di cominciare. Il non aver conquisato la qualificazione diretta al Mondiale di Qatar ha gettato delle ombre sul trionfo all’Europeo, ma per il nostro ct la ricetta non cambia: ottimosmo e fiducia nei nostri mezzi. Questo ha raccontato alla Gazzetta dello Sport:



QUANTE VOLTE IL PENSIERO VA AL PLAYOFF

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"Poche. Più che altro mi dico: ma guarda cosa abbiamo buttato via... Bastava vincere la partita d’andata con la Svizzera che abbiamo stradominato. Ma penso anche che durante le qualificazioni e durante l’Europeo ci è andato tutto bene e ci sta che, prima o poi, qualcosa ti vada storto. È il calcio. In quei casi, devi fare qualcosa di più. Lo faremo a marzo".

ANDREAMO AL MONDIALE PERCHÉ...



“Ci saremo perché siamo forti. Perché siamo stati la squadra migliore degli Europei, perché abbiamo vinto meritatamente, perché abbiamo perso una volta sola negli ultimi tre anni, quando siamo rimasti in dieci, senza quasi mai rischiare di perdere le altre partite”

Sulle alternative in attacco

"In questi tre anni abbiamo avuto la garanzia di Immobile e Belotti e tanti giovani in crescita, di buone qualità. Ultimamente, sì, molti stanno facendo bene. Scamacca per esempio ha tutto per diventare un centravanti completo. Segna in tutti i modi: di testa, di piede, da vicino, da ontano, ha fisico e tecnica. All’ultimo raduno gli ho parlato a lungo e gli ho spiegato dove può arrivare con le sue potenzialità. Vale il discorso fatto per Zaniolo: dipende tutto da lui. Dalla continuità che saprà trovare. È giovane, deve giocare tanto. Da qui ai playoff ha davanti tre mesi e tre mesi, per un ragazzo, sono tanti. Può crescere ancora molto".

E LE CRITICHE NON SONO MANCATE



“La gratitudine è merce rara, nello sport ancora di più e nel calcio di più ancora. Basta una partita a trasformarti da campione in brocco. Normale. Mi spiace piuttosto che il caos dei calendari, scombussolati dal Covid, con partite ammassate, qualificazioni mondiali, Nations League, ancora qualificazioni… ci abbia impedito di goderci a pieno la vittoria dell’Europeo. Ce lo meritavamo”

NESSUN CALO DI MOTIVAZIONI

“Conosco queste dinamiche da sempre. Non succede solo agli italiani. Dopo la conquista di un grande trofeo, può esserci un po’ di disattenzione, un calo fisiologico. Questi ragazzi hanno ripreso presto e, dopo un paio di giornate di campionato, erano già a Coverciano. La Nazionale soffre puntualmente a inizio stagione. Ma, come atteggiamenti, non ho nulla da rimproverare. Tutti hanno sempre fatto il massimo per venire”.

NIENTE QATAR E POI ADDIO ALLA NAZIONALE?

"Non ci penso. Io penso che vinceremo il Mondiale".

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