I ritorni di Mario Balotelli costituiscono sempre un motivo di discussione, se non, addirittura, di divisione. Il 12 agosto compirà 32 anni: non è un investimento, è un giro di orizzonte che assomiglia tanto, troppo, a un giro di roulette, come spesso succede quando si raschia il fondo del barile (o del Brasile: Joao Pedro, Luiz Felipe). Colpa dei due rigori sbagliati da Jorginho contro la Svizzera. Ne avesse realizzato almeno uno, saremmo già in Qatar e, dunque, a distanza di sicurezza da certe indigenze, da certe emergenze.
La corona europea dell’11 luglio brilla ancora, e brillerà in eterno. Se però l’ultimo Mondiale «in presenza» dovesse restare l’edizione brasiliana del 2014, poveri noi. Il 24 marzo ci aspetta la Macedonia del Nord a Palermo; il 29 marzo, eventualmente, il Portogallo a Lisbona o la Turchia a Istanbul. Roberto Mancini conosce bene Balotelli e benissimo i loggioni, imbattibili nei traslochi da un eccesso a un decesso. Il fantasma di Gian Piero Ventura ha ripreso a scalciare nell’armadio che custodisce i rigori di Wembley. Il mal d’attacco ci assilla. Ci logora.
Qualificazioni Mondiali Europa
Balotelli torna in Nazionale! Mancini lo rispolvera
22/01/2022 A 13:00
Mario non gioca in Nazionale dal 7 settembre 2018: Bologna, Italia-Polonia 1-1 per la Nations League. Promosso titolare, venne sostituito, al 62’, da Andrea Belotti. Il Gallo, ecco: scomparso per infortuni. E dal momento che Ciro Immobile sembra uscito dalla penna di Robert Louis Stevenson, «doctor Jekyll» in campionato e «mister Hyde» in azzurro, il passato che non passa non mi scandalizza. Stiamo parlando di uno stage, e Gianluca Scamacca figura regolarmente tra i convocati. Senza flessioni e acciacchi vari, ci sarebbe stato anche Lorenzo Lucca, la torre di Pisa. Sia chiaro: Mario non ha portato via il posto a nessuno.

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Dipende da lui. Inutile fingere che tocchi al ct o ai compagni. La sua carriera è un inno allo spreco: Lumezzane, Inter, Manchester City, Milan, Liverpool, ancora Milan, Nizza, Marsiglia, Brescia, Monza, Adana Demirspor. E la Nazionale: non meno ondivaga, fra cadute e rimonte, della nazione. Avrebbe potuto spaccare il mondo: ha spaccato altre cose. Un talento di in-successo.
Di norma, si recluta un giocatore che possa risolvere il problema. Nel suo caso, si arruola il problema nella speranza di diventarne la soluzione. Lo insegna la (solita) storia. Comprendo il senso di smarrimento che ha accompagnato le scelte del Mancio, soprattutto «questa». Mario aveva fallito persino a Brescia e a Monza, è finito in Anatolia, rianimato dalle «cure» di Vincenzo Montella. Dicono che non sia più quello che. Ma quante volte lo hanno detto, quante volte ci siamo cascati?
Il futuro può attendere, la primavera no. Dentro o fuori in due partite. Siamo al Piave: pur di non far passare gli «stranieri», che (ri)passi pure Balotelli. In Brasile, furono gli juventini, in particolare, a fargli la guerra. Gigi Buffon bivacca a Parma, Andrea Barzagli ha smesso, tengono botta Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini. Gli «zitelloni» dello spogliatoio. Otto anni dopo Cesare Prandelli, comanda Mancini.
Riassumendo: contrario all’ultima «balotellata»? No. Anche se basta leggere sopra le righe, e non maliziosamente «fra», per capire che è una sconfitta.
ROBERTO BECCANTINI
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