"A Palermo, dopo la sconfitta con la Macedonia del Nord, il presidente Gravina era seduto accanto a Mancini. Io a San Siro ero solo, l'unico colpevole. Non l'ho mai trovato giusto". Questo il passaggio più forte e significativo dell'intervista concessa al Corriere della Sera da Gian Piero Ventura. L'ex commissario tecnico della Nazionale, che non riuscì a centrare la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 dopo il playoff perso con la Svezia nel novembre 2017, dice la sua sulla clamorosa sconfitta dell'Italia con la Macedonia del Nord che ha sancito l'addio a Qatar 2022: "Mancini fa bene a continuare, gli ho scritto un messaggio dopo il successo degli Europei, gli ho fatto i complimenti. Ho sorriso in questi giorni leggendo alcune dichiarazioni, qualche giornale: 'Nel calcio può succedere', 'Caccia ai colpevoli'. Nel 2017 ce ne era solo uno. Trovai scorretto dovermi prendere tutte le colpe. Ma ormai l'ho superato, spero che l'Italia torni presto tra le migliori squadre del mondo".

Mancini fa bene a proseguire?

"Penso di sì, ci sono tutti i presupposti per riprendere il discorso interrotto a Palermo".
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Dall'Europeo vinto al flop Mondiale, cosa è successo?

"C'erano stati dei segnali negli ultimi mesi. Si faceva troppa fatica a far gol. Durante l'Europeo la squadra era coraggiosa, bella in alcune giocate, leggera. Contro la Macedonia quelle sensazioni sono diventate fatica, affanno, timore. Hanno perso certezze".

Gian Piero Ventura consola Gigi Buffon al termine di Italia-Svezia - Playoff Mondiali Russia 2018

Credit Foto Getty Images

Italia-Macedonia del Nord come Italia-Svezia?

"Per certi versi sì, ma il contesto era completamente diverso. Prima dei playoff la mia Nazionale era già contestata. Eppure io sono uscito con Svezia e Spagna, ma non mi piace fare comparazioni".

Sul momento del calcio italiano

"Si è fermato un po' sul piano delle idee, è meno divertente. C'è stato l'exploit di Gasperini con l'Atalanta, poi qualche anno fa il Napoli di Sarri. Per il resto non mi sembra che sia un momento esaltante. Abbiamo difficoltà a segnare e si criticano le punte, ma tra le prime 6 squadre di Serie A non c'è nessun attaccante italiano. Ci siamo giocati la qualificazione al Mondiale con giocatori naturalizzati, segno che qualcosa non va, è evidente. Ma ne discutiamo solo dopo un fallimento, tra una settimana saremo di nuovo concentrati su Juventus-Inter. Servono delle riforme concrete, non basta parlarne".

"Non voglio più allenare, ma..."

"Non voglio più allenare, ma il pallone è la mia vita. Sarei felice di portare la mia esperienza in qualche società. Era giusto che dedicassi un po' di tempo alla mia famiglia e l'ho fatto. Se si dovesse creare un'opportunità sarei pronto, competitivo e determinato. Non cerco un contratto, non mi interessa, io ho bisogno di adrenalina, credo di poter essere ancora utile".

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