Gattuso: "Portare l'Italia al Mondiale è il mio chiodo fisso. Non mi pento di avere accettato l'incarico di ct, lo vivo come un onore e un privilegio"

CALCIO - Alla vigilia del suo primo Natale da commissario tecnico della Nazionale Italiana, Rino Gattuso ribadisce come la concentrazione e la missione sia quella di portare l'Italia al Mondiale: "Quando mi è stato proposto di diventare ct ho detto subito di sì, senza chiedermi quali fossero i pro e i contro. Ho accettato e non me ne pento. Il chiodo fisso è andare al Mondiale".

Gattuso: "Grande responsabilità, dobbiamo fare di tutto per andare al Mondiale"

Video credit: Eurosport

Rino Gattuso, in un’intervista a Vivo Azzurro Tv, confessa che l’albero di Natale non lo metterebbe mai in soffitta ma lo lascerebbe sempre in soggiorno perché "simbolo di serenità, allegria e ricordo dell’infanzia" alla vigilia del suo primo Natale della ct della Nazionale azzurro, l’auspicio che fa al nuovo anno è quello di riuscire a completare la missione di riportare la Nazionale al Mondiale di calcio 2026. Un traguardo da centrare, un tabù da sfatare in una doppia sfida ai playoff – il 26 marzo contro l’Irlanda del Nord a Bergamo in caso di vittoria l’altra sfida contro Bosnia o Galles in trasferta da disputarsi, il 31 marzo - che saranno il vero banco di prova per il tecnico calabrese e per tutto il movimento che non può per la terza edizione consecutiva restare fuori dalla manifestazione per eccellenza del calcio mondiale.
"Il chiodo fisso è andare al Mondiale, tornare lì dove siamo stati per tantissimi anni, anche da protagonisti. Dobbiamo volerlo a tutti i costi, non cominciare a vedere i fantasmi alla prima difficoltà. Tra tre mesi ci giocheremo qualcosa di importante, tutta la nazione ci sta aspettando. Ci vuole tranquillità, dovremo arrivarci con la giusta mentalità e con l’amor proprio per il Paese che rappresentiamo e per questa maglia. Vediamo di farci trovare pronti per quello che ci aspetta. Non dobbiamo commettere lo stesso errore di quattro anni fa con la Macedonia del Nord. Il calcio moderno dice che partite facili non esistono più, che un’avversaria può sempre metterti in difficoltà. L’importante è saper reagire, non andare in down se succede qualcosa di negativo, ma dare continuità per novanta minuti".
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Gattuso: "Se non porterò la Nazionale ai Mondiali mi trasferirò molto lontano dall’Italia..."

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Gli insegnamenti di Lippi e la pressione come compagna di banco

"Quando mi è stato proposto di diventare ct ho detto subito di sì, senza chiedermi quali fossero i pro e i contro. Ho accettato e non me ne pento, sono orgoglioso di rappresentare il mio Paese. Mi sento un privilegiato, un uomo molto fortunato. Ho la possibilità di allenare la Nazionale italiana e penso che milioni di persone si vorrebbero trovare al mio posto. Ho tanta responsabilità, ma la responsabilità ce l’ho avuta anche all’età di dodici anni: quando sono andato a Perugia, stavo in una stanza e il pensiero era che non potevo tornare a casa, altrimenti avrei fallito. È da una vita che convivo con le pressioni, spero di dare il massimo e di regalare con i miei ragazzi una gioia all’Italia intera".
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Rino Gattuso insieme a Marcello Lippi durante un allenamento con la Nazionale

Credit Foto Getty Images

Alla domanda se nel corso di questa sua avventura, Gattuso si sia ispirato a qualche suo predecessore, l’ex campione del mondo non ha dubbi a citare il nome di Marcello Lippi.
"Non nego che da quando sono Ct ho fatto tanto copia e incolla di quello che ha fatto lui. L’essere coerente, l’essere vero, se vuoi creare un gruppo c’è solo una strada. Dare quella fiducia in più a un giocatore quando è un po’ in difficoltà, quando qualcuno pensa di non farcela aiutarlo a provarci fino alla fine. Dare senso di appartenenza. Lippi su questo è stato un maestro".
Riguardo alla sfida contro l’Irlanda del Nord, Gattuso precisa di non essere ancora entrato in clima partita.
"Devo vivere alla giornata. Non sono più il Gattuso di una volta, quello che aveva un obiettivo e si preparava solo per quello. Oggi sono una persona diversa, faccio un lavoro totalmente diverso. Sono il primo a dover dare tranquillità, devo sbagliare il meno possibile e fare le scelte giuste. Se mi mettessi a pensare adesso alla partita di marzo non ci arriverei lucido. La lucidità e l’energia si devono perdere oggi su quello che andiamo a vedere, su quello che propone il nostro calcio e sulle scelte che dobbiamo fare. Quando arriveremo a Coverciano, in quei dieci giorni ci dedicheremo a preparare al meglio la partita".
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Gattuso: "Mi allenavo al 100% perché ero il più scarso di tutti"

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