Sembra un fantasma uscito dall’armadio, Ferenc Puskas. E invece è sempre lì che lotta contro i poveri di spirito: e di memoria, soprattutto. Nacque a Budapest nel 1927 e vi morì nel 2006. Militare fino al grado di colonnello, il suo sinistro fu un attestato (di classe, di mira, di gol) e un attentato alle leggi della fisica, al corpo dei portieri. Ai giovani di Instagram e Twitter dico: studiatelo perché lo merita e perché, complice lo sport, allargherete i vostri orizzonti.

Giocava nel Kispest che poi diventò Honved che poi diventò la Grande Ungheria. Oggi si parla tanto di falso nueve, del mantra che, coniato da Pep Guardiola, ha fatto il giro del mondo: “Il mio centravanti è lo spazio”. Puskas anticipò Leo Messi di un secolo, con la differenza che Nandor Hidegkuti, centravanti civetta, arretrava mentre Samuel Eto’o e Thierry Henry, punte di ruolo, si allargavano. Penso all’evoluzione tattica del calcio come a un armadio: per spostarlo di un centimetro non bastano, spesso, i facchini più palestrati. Per questo, occhio alla propaganda.

Calcio
Raccontare Pelé ai giovani: una finta lo spiega meglio di mille gol
08/05/2020 A 10:34

Quella maledetta finale mondiale persa contro la Germania Ovest

Puskas. L’impatto tecnico avrebbe coinciso con la cesura bellica. I carri armati sovietici del 1956, l’Ungheria invasa e raccontata dai tasti di Indro Montanelli, i comunisti italiani davanti a un bivio epocale: strappo o non strappo. La Honved si trovava all’estero, per un impegno di Coppa dei Campioni, tornarono in pochi, molti si dispersero, Ferenc tra questi. Due anni prima, in Svizzera, l’Ungheria aveva perso un Mondiale vinto. In finale, a Berna, trovò la Germania Ovest già demolita per 8-3 nella fase a gironi. Sembrava una formalità. Puskas, però, non stava bene: nel prologo di Basilea, Werner Liebrich gli aveva martoriato una caviglia. Pur di esserci, saltò Brasile e Uruguay.

Il ct magiaro era Gusztav Sebes, libero docente alla scuola danubiana. Puskas, proprio lui, il capitano, spaccò l’equilibrio, Zoltan Czibor siglò il 2-0. I tedeschi, che una strana epatite “di gregge” avrebbe poi consegnato a forti sospetti di doping, non muoiono mai. Non morirono neppure quel pomeriggio: acuto di Max Morlock, doppietta di Helmut Rahn. Germania uber alles. Per la cronaca, e per la storia, l’Ungheria colpì una traversa e un palo, e a Puskas venne annullato un gol che in fuorigioco non era. Rimasero la rabbia, il rimorso e la malinconia per una sconfitta i cui effetti - sociali, morali e ambientali - sono stati narrati da Luigi Bolognini nel libro “La squadra spezzata”.

Cosa sarebbe successo se il destino avesse rispettato il pronostico? Il quesito rimanda a un altro testo, “L’ultimo rigore di Faruk” di Gigi Riva. Faruk è Hadzibegic, e il rigore (sbagliato) risale a Jugoslavia-Argentina, spasmodico “quarto” del Mondiale 1990. Si giocò a Firenze, e alla lotteria dei penalty passò la Nazionale di Diego Maradona. Di lì a poco la Jugoslavia sarebbe implosa dentro la guerra dei Balcani, la “sua” guerra. Si domanda l’autore: e se Hadzibegic l’avesse realizzato?

L’Ungheria di Puskas, capace di aggiudicarsi l’Olimpiade di Helsinki e di umiliare i maestri inglesi sia a Wembley (6-3) sia a Budapest (7-1), resiste tuttora al vulnus di Berna, all’oblio che, di solito, accompagna e circonda i vinti. Il tritolo di Ferenc, i sentieri di Hidegkuti, che spesso adescavano i Billy Wright di turno, la testina di Sandor Kocsis, la regia di Jozsef Bozsik: musica, maestri.

Djalmina Santos, Ferenc Puskas, World Cup 1954, Brazil - Hungary

Credit Foto Imago

La fase 2 a Madrid: che coppia con Di Stefano!

Non siamo che a metà dell’opera. Manca la fase 2, direbbero gli esperti un tanto al virus. Puskas pagò la diaspora con una squalifica “politica” della Fifa, si ricongiunse con la famiglia, svernò a Sanremo e Bordighera, le milanesi se ne invaghirono, ma non poteva giocare. Era grasso. Troppo. Più o meno come Luis Monti quando si presentò alla Juventus. Lo mollarono al suo destino, alla sua ciccia.

E così fu Real Madrid, Santiago Bernabeu, dal comunismo al franchismo. Ma anche Alfredo Di Stefano. La saeta rubia. Alto 1,70 scarso, Ferenc aveva una pancia da oste. La smaltì. Lucidò la carabina. Fece strage di scudetti (5, tanti quanti ne aveva raccolti alla Honved) e di Coppe dei Campioni (3): nell’epilogo di Glasgow, il 18 maggio 1960, inflisse un poker all’Eintracht Francoforte, record dei record. A Sandro Mazzola, che con l’Inter lo avrebbe battuto al Prater, disse: “Bravo, sei degno di tuo padre Valentino”. E gli regalò la sua maglia.

Non aveva bisogno di correre: correva la palla, per lui e con lui. Gli spagnoli lo ribattezzarono “canoncito bum bum” in omaggio a quel sinistro che avremmo innalzato a materia di studio, di fenomenologia, di metafora. Non è mai stato completo e snodabile come Pelé, e magari di testa proprio il massimo non era, ma vi raccomando le vette che toccò e i numeri, che numeri: 374 gol in 358 gare con la Honved, 242 in 262 con il Real, 84 in 85 con la Nazionale. E dall’archivio tintinnano, al tramonto, perfino spiccioli di furie rosse: 4 gettoni, 0 reti.

  • Gli attaccanti con almeno 1000 gol in carriera: Puskas nel gruppo con Gerd Muller e Pelé
Anni carrieraGol
Josef Bican (Rep. Ceca)1928-19551468
Gerd Muller (Germania)1963-19811461
Pelé (Brasile)1957-19771281
Arthur Friedenreich (Brasile)1910-19351239
Ferenc Puskas (Ungheria)1943-19661176
Franz Binder (Austria)1930-19491006
Romario (Brasile)1985-20091001
Tulio (Brasile)1987-20191001

Da allenatore, seduzione alla quale non seppe resistere, portò il Panathinaikos alla finale della Coppa dei Campioni del 1971, la prima delle tre vinte dall’Ajax. Perse con onore, a Londra. Il regno resta il campo: e il trono, l’area. Di Stefano lo chiamava “professore” e, non a caso, la Fifa gli ha intitolato il premio che assegna ogni anno per il gol più bello.

L’ultima volta che lo vidi fu al Népstadion di Budapest, in un’amichevole fra Ungheria e Italia. Era diventato largo e pesante come una balena. Ferenc Puskas, l’uomo che vinse tutto meno “una” partita.

=====

Per commentare o fare domande potete inviare una mail a roberto.beccantini@fastwebnet.it o visitare il blog di Roberto Beccantini www.beckisback.it

Champions League
Furia Percassi: "L'arbitro Stieler ha strafavorito il Real"
UN' ORA FA
Serie A
Probabili 24ª giornata: out Morata e Dzeko, gioca Darmian
2 ORE FA