"Dietro al progetto della Superlega c'è Infantino, gliel'ho già detto di persona. Dietro a tutto questo c’è il presidente della FIFA". Javier Tebas, numero uno della Liga, questa accusa l’ha sbandierata a più riprese in diverse dichiarazioni a mezzo stampa ma ora ad avvolarare questa possibilità è anche un lungo articolo del New York Times, a firma Tariq Panja, nel quale si fa chiaramente capire come nascosto fra le pagine e pagine del contratto fondativo della Super League, ci fosse una condizione imprescindibile per la buona riuscita del nuovo progetto ‘separatista’, che avrebbe coinvolto tra gli altri anche Juventus, Milan e Inter, la necessità di trovare un’intesa con la FIFA, inserita nel contratto con una sigla in codice (W01, un vero e proprio alias) e mai esplicitamente nominata nei contratti che i club fondatori si sono scambiate.

Superlega: cronistoria di un progetto naufragato in 48 ore

Il ruolo di Infantino

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Insomma se pubblicamente la FIFA e il suo presidente Gianni Infantino, ha usato toni duri per screditare la Superlega e manifestare tutto il proprio sdegno per tale iniziativa, privatamente il dirigente svizzero era a conoscenza dei piani espansionistici dei 12 top club europei e della volontà di questa elite calcistica di voler creare un nuovo torneo che attraesse nuovi capitali e rendesse sempre più ricca una ristretta cerchia di squadre del vecchio continente. Stando al NY Times le discussioni con la FIFA sulla Superlega sarebbero iniziate nel 2019 e avrebbero coinvolto un consorzio di advisor chiamato A22 e uomini vicini a Infantino, tra i quali il segretario generale FIFA Mattias Grafstrom.
In alcuni di questi incontri, i club ‘scissionisti’, avrebbero proposto in cambio del placet della FIFA al nuovo torneo, la partecipazione di molti dei club coinvolti nella Super League anche al nuovo Mondiale per Club voluto fortemente da Infantino. Il supporto della FIFA era ritenuto fondamentale per poter avere uno scudo protettivo su eventuali cause o punizioni, ma anche per poter offrire maggiori rassicurazioni ai propri calciatori e tesserati, spaventati dall’eventualità di poter perdere l’eleggibilità alla rispettiva Nazionale e la possibilità di partecipare a Europei o Mondiali con la maglia del proprio paese.

Gianni Infantino e Aleksander Ceferin, numeri 1 di FIFA e UEFA

Credit Foto Getty Images

Forti di questo sostegno, Florentino Perez e gli altri presidenti sono riusciti a convincere la banca d’affari statunitense JP Morgan a finanziare il progetto. Quando però, a seguito del comunicato, il il presidente della UEFA Ceferin convocò Infantino per chiedergli se fosse coinvolto nel progetto ottenendo un secco no e UEFA e FIFA hanno di lì a poco diramato un comunicato congiunto in cui spiegavano che un nuovo torneo a numero chiuso sarebbe stato disconosciuto da entrambe le Federazioni, i club capirono di non godere di alcuna sponda e piano, piano quasi tutti i club – in primis i top club inglesi, convinti anche dalle critiche della politica e dal moto di malcontento di tutti i tifosi in Inghilterra e non solo – hanno deciso di ritirarsi ed uscire dal progetto sancendone la fine dopo meno di 48 ore.

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Ad oggi dei 12 club fondatori, solo tre squadre Real Madrid, Juventus e Barcellona non hanno fatto retromarce, rifiutandosi di firmare una lettera di scuse richiesta dalla UEFA come condizione per il loro reinserimento nel calcio europeo. Se dovessero continuare su questa linea tutte e tre rischiano di dover incontro a sanzioni significative, che potrebbero potenzialmente portare anche a una possibile squalifica dalla Champions League.

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